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Autore: Anown    06/08/2022    0 recensioni
Duncan, il giovane principe di Atene si stava dirigendo a Creta con i fanciulli scelti come sacrifici per una missione.
La storia è una sorta di parodia del mito di Arianna.
Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Courtney, Dawn, Duncan, Gwen, Scott | Coppie: Duncan/Courtney, Duncan/Gwen
Note: AU, Cross-over, OOC | Avvertimenti: Tematiche delicate, Triangolo | Contesto: Contesto generale
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Avendo esaurito il suo ruolo da esca/ostaggio, Harold se ne stava abbandonato sul ponte dell'imbarcazione ricontrollando con il tatto i caratteri che aveva inciso su una tavoletta cerata.
Avvertendo la presenza di Leshawna affacciata a fissare il mare con aria ansiosa, le si avvicinò.
-Qualcosa che non va?- le chiese a bassa voce non essendo sicuro del numero di persone nei paraggi e del fatto che potesse o meno metterla a disagio.
La Musa vedendoselo comparire all'improvviso sussultò poco elegantemente. A giudicare dal sorriso del ragazzetto probabilmente se ne era accorto, forse si era avvicinato in quel modo a posta.
“La noia rende dispettosi, eh?” pensò la donna.
-Non ho ancora capito se era un trucco per guadagnarti da vivere, o se qualche sorta di chiaroveggenza la hai sul serio.- commentò scostandogli i capelli dal viso.
Istintivamente il ragazzo chiuse gli occhi temendo che gli venissero toccati. -Non so se dispongo di qualcosa di simile, ma in realtà ho percepito il tuo cambio di umore perchè emetti dei respiri ad un ritmo particolare ed una specie di ringhio quando sei profondamente infastidita.- spiegò allontanandole la mano.
-Cosa?!-
-Ah, tranquilla! Non si sente così forte! Ma quindi? È successo qualcosa? Eri tranquilla fino a poco fa...-
-Indipendentemente da quali siano i tuoi mezzi, non mi piace per niente sentirmi osservata, sai?- lo avvertì.
-Scus...- inizialmente usò un tono imbarazzato poi si interruppe. -A me non piace...- “Avere qualcuno che mi entra nella testa e può avvertire tutto ciò che sento!” lo pensò ma non continuò la frase.
Vedendolo a disagio, come per riparare ad un torto, Leshawna decise di aprirsi. -Ho sentito delle presenze sgradite nella direzione in cui stiamo andando... Niente di cui preoccuparsi, ovviamente! E forse non ci daranno fastidio... Anche se fosse, posso gestirli, ovvio! Sono solo lievemente infastidita...-
-Uhm...- Harold non era troppo convinto di quel “lievemente” ma se lo fece andare bene. -Tua sorella non...-
-Temo che la signorina Musa della Storia possa aver omesso dei dettagli giusto per divertimento!- “Mia dolce Heather... vedremo chi riderà per ultima! E dire che dovresti essere arrabbiata anche tu con quelle zoccole! O forse no... perchè sei una psicopatica! Crepa, crepa, crepa!” -Prima recuperiamo la principessa, meglio è!- aggiunse la Musa scocciata.
-Credi che accetterà le scuse di Dunc... AAAHn!- la nave improvvisamente venne mossa da un'onda che si mise a spingerla alla velocità di una freccia.
Leshawna afferrò e tenne stretto Harold che aveva rischiato di cadere fuori bordo. -Fermati subito! Razza di idiota!- ordinò la Musa e la nave tornò a seguire una velocità normale.
Dall'acqua emerse un messaggero sotto forma di pesce volante. Aprì la bocca e ne uscì una voce maschile. -Sei stata tu a dire “prima recuperiamo la principessa, meglio è”-
-Peccato che questa sia una nave umana, con a bordo, ma guarda tu la sorpresa, ESSERI UMANI! Che me ne frega di avere un brusco atterraggio su Nasso in mezzo a del legname scomposto e dei cadaveri!? Inoltre da quando Poseidone elargisce così a caso il suo sgraditissimo aiuto?!- la donna teneva l'animaletto fra le mani... -Quasi quasi mi faccio una frittura...- ghignò la Musa, mentre il pesce si agitava come volesse ricordarle disperatamente che l'ambasciatore non porta pena.
Leshawna si distrasse sentendo il verso del ragazzetto rosso accasciato a terra e l'animale riuscì a sfuggirle di mano e tornare in acqua. -Dannazione!- disse fra sé e sé. Poi si rassegnò alla fuga della frittura mancata e si concentrò sul ragazzo. -Stai bene?-
-Devo rovesciare!- si lamentò Harold sporgendosi bruscamente dalla nave senza riuscire a vomitare davvero.
-Se una delle divinità maggiori ha provata ad “aiutarci” in modo così palese, temo stia accadendo qualcosa su quell'isoletta...- riflettè Leshawna mentre accarezzava la schiena al ragazzo con la nausea. Vide diversi membri dell'equipaggio salire sul ponte per controllare la situazione, alcuni non erano più in forma di Harold.
Duncan stava bene, studiò Leshawna per un attimo come se sospettasse che c'entrasse qualcosa. Qualunque fosse la conclusione tratta, lui tornò giù.
-Chi se ne frega?!- esclamò Harold spingendole via le mani -Tu sei preoccupata? Pensa a noi che siamo praticamente formiche in confronto a te! Ed io... Io sono più formica degli altri! È già tanto che non ci abbiate già sterminati tutti per sbaglio o per noia!-
-Beh, mi sembri piuttosto sfrontato per essere uno che parla con la sua probabile assassina...-
-Se devi ammazzarmi tanto vale che ti dica le cose in faccia!- disse il ragazzino con tono offeso. Dopo qualche secondo si calmò e si sentì in imbarazzo. -Mi dis...-
Leshawna gli pizzicò e tirò le orecchie per sfogarsi senza fare troppi danni e Harold l'assecondò passivamente, limitandosi a ricordarle “Le orecchie mi servono...”
-Tranquillo, ragazzino...- disse Leshawna mollandolo. -Non ci conviene ammazzarvi tutti, poi chi si occuperebbe dei templi?-
-E perchè vi servono? Cosa siete voi esattamente? Dipendete da noi e dalla nostra fede? Assorbite l'energia vitale dei fedeli e senza di essa cessereste di esistere?- domandò Harold cupamente.
Dopo qualche secondo di silenzio confuso, Leshawna rise sguaiatamente poi scompigliò i capelli del ragazzino. -Mio adorabile, piccolo, presuntuoso, umano... Mi spiace, ma no... non dipendiamo da voi in questo senso. Però... diciamo che ci annoieremmo un po' senza di voi! Avere delle esistenze limitate e il rischio continuo di tirare le cuoia, vi rende molto vivaci, mutevoli, imprevedibili... Ma in realtà non è solo questo...- la Musa sospirò e guardò il cielo con fare pensieroso “Che fastidioso clichè...” sbuffò e continuò il discorso:
-Voi rappresentate degli stimoli sempre nuovi... Rimanendo soli senza altre creature come voi con cui interagire e da osservare, noi entità eterne rischieremmo di rimanere fermi e sempre uguali a noi stessi o magari cambieremmo ma a ritmi geologici e non ci siamo più abituati... Molto probabilmente perderemmo il senso del tempo, forse anche le nostre personalità...- Leshawna si fermò come se avesse detto qualcosa di troppo o di insensato.
-Personalità...- ripetè flebilmente Harold. -Ti riferisci alle cose che rappresentate o di cui dovreste essere i protettori o creatori? Le vostre personalità si adattano a quelle? Ma nascete prima voi o queste cose? Avete bisogno di nutrirvi dei concetti a cui venite associati per assumere un' identità stabile?-  domandò pacato. -Senza offesa, eh... ma a volte sembrate prendervi i meriti di cose palesemente inventate dagli umani...-
Nonostante il ragazzo non potesse fare granchè con gli occhi che si ritrovava, Leshawna si sentiva sotto la pressione di un' attentissima osservazione.
-Ti piace proprio l'idea delle divinità come creature che parassitano le energie mentali, eh?-  gli chiese quasi divertita. -Alcune divinità si sono prese le aree di influenza sulle forze della natura.- precisò. -Sono venute prima le divinità a rendere possibili i fenomeni o si sono semplicemente associate ad essi assorbendone alcune caratteristiche? Oppure ancora, le divinità sono fenomeni naturali che hanno preso vita? Uhm... Ed io che ne so?!- esclamò con un tono volutamente più stridulo per prendere in giro il suo ascoltatore.
Harold produsse un “eeeeh?” simile ad un sibilo. Sembrava deluso da quella risposta. Poi il ragazzetto precisò: -Alcune divinità hanno palesemente fregato l'area di influenza di altre più vecchie...-
-Vero! Povero, povero Elio... prima il Titano del Sole andava per conto suo, ora Apollo se lo mette nel carro e lo porta in giro... oppure lascia che il carro vada per conto suo ma si prende il merito...- disse Leshawna con tono beffardo, ma dentro di sé era più infastidita. “Quell'usurpatore... Il capo delle Muse, sono io! Sa dove gliela infilo quella cetra se continua così?”
-Però in fondo, sai che ti dico? Fare a gara per le varie aree di influenza è divertente!- continuò la Musa. Harold sembrò perdere un po' di interesse sentendosi raggirato così Leshawna cercò di riottenere la sua attenzione. -E' per questo che voi umani siete al sicuro... come dicevo, alcune divinità hanno le forze della natura, ma molte altre hanno arti, istituzioni e professioni umane. Che senso avrebbe lottare fra divinità per mantenere e aggiudicarci certe aree di influenza senza umani a farle esistere?-
-Sì, ma in primo luogo che senso ha questa gara? È semplicemente per farvi adorare? Per passarvi il tempo? O avete bisogno di questi domini?- chiese Harold cercando di raccapezzarsi.
-Uhm... Boh...-
-...Mi prendi per il culo?-
-Si e no... ma in parte hai ragione. Non so se si tratta di un effetto dell'interesse che abbiamo nei vostri confronti o se siamo in qualche modo collegati, ma apparentemente siamo influenzati da voi come lo sono le nostre aree di influenza.
Prendiamo ad esempio la mia sulla poesia epica... così come i gruppi sociali umani erano molto diversi da come lo sono ora, c'è stato un tempo in cui lo erano le storie. Erano molto più elementari, selvagge, cruente, troppo poco raffinate per essere categorizzate come poesia epica probabilmente. E anche i miei gusti e i miei comportamenti erano più... diciamo rozzi. Pure le differenze fra le mie caratteristiche e domini e quelli delle mie sorelle non erano così definiti. Anche il nostro numero non era lo stesso... credo che qualcuna delle mie sorelle si sia sdoppiata, magari successe anche a me... onestamente non lo ricordo più.
Ma ora, ragazzino, immagina che succederebbe se voi umani vi estinguesse. Io e le mie sorelle ci ritroveremmo a incarnare le capacità artistiche in un mondo popolato da divinità che o sarebbero disoccupate e depresse o incarnerebbero unicamente le forze della natura diventando un branco di selvaggi, cupi e di poche parole incapaci di apprezzare il nostro talento... capisci che incubo?!-
-Quindi diventeresti addirittura più barbara di come sei ora?-
-Esat... Ehi!-
Il ragazzetto fece spallucce con un sorrisetto innocente. In realtà poteva empatizzare facilmente con l'idea di impegnarsi in qualcosa senza essere apprezzato da nessuno. -Beh... hai dei modi un po' bruschi anche ora...- disse a voce bassa.
-Ah... comprendo...- la Musa sospirò con aria estremamente malinconica. -In fondo non hai paura di offendere una divinità minore che invece di qualche spettacolare influenza sulla natura, è associata semplicemente... alla poesia epica!- disse Leshawna in tono melodrammatico.
-Non è affatto vero! Tu e le tue sorelle avete un potere spaventoso! Gli esseri che sottovalutano i danni mentali possono essere solo degli sciocchi! Siete state incredibili quando avete privato Tamiri di memoria, percezione visiva e dono della parola e... aspetta... Ti sei autocommiserata appositamente perchè ti facessi dei complimenti, non è così?-
-Esatto! Mio dolce, piccolo, inquietante umano...-
-Uhm...- l'aggettivo inquietante non era stato apprezzato, ma anche gli altri aggetti lo mettevano in confusione.
-Come vuoi che ti chiami se ti esalti al pensiero di un tizio privato di vista, memoria e parola? Hai un po' di sadismo represso, piccino?- disse divertita.
-Uhm... Voleva costringervi a giacere con lui ed è lui che ha detto, per fare il furbetto, che se invece aveste vinto voi la gara avreste potuto fare ciò che volevate del suo corpo. E' crudele sì, ma è una questione di rapporti causa/effetto.- rispose con calma. -Ma sì... ho un po' un debole per le creature mostruose...- ammise con un sorrisetto imbarazzato.
-Cercherò di non ucciderti per quello che hai detto ma... a proposito...- disse un po' inquieta. -Credevi davvero che le divinità assorbissero l'energia vitale? Quale creatura sana di mente darebbe il permesso a quella che crede essere una vampira psichica di entrare nella sua testa mentre dorme?- “Visto che ci sono stata, forse dovrei smettere di farmi tante domande sulla sanità della sua mente...”
-Tanto non è che abbia buone aspettative di vita.- rispose con naturalezza il ragazzo. -Inoltre mi puoi essere molto utile visto che voglio diventare uno scrittore. Forse mi porterai fortuna.-
-Cielo... dovresti stare più attento alla tua incolumità.- la Musa sospirò guardandolo di traverso. Sapeva quanto Harold si impegnasse, l'aveva visto molte volte sulle sue tavolette a studiare con i polpastrelli. Solo ciò l'aveva reso distinguibile da una brutta e danneggiata bambola lasciata per strada le prime volte che la Musa l'aveva osservato. Per il resto la creatura umana rimaneva passiva, se percepiva un atteggiamento troppo aggressivo non reagiva per non suscitare più rabbia in persone da cui non poteva in ogni caso difendersi. Saggio per certi versi, ma frustrante, molto frustrante.
-Potresti dettare ciò che vuoi scrivere ad un'altra persona...- gli suggerì.
-E come faccio a sapere che questa persona non si prenderà il merito? O che non mi modificherà il testo?-
-Potresti diventare un sacerdote. Come adulatore sai dare molte soddisfazioni, potresti farmi contenta per mestiere! Apprezzerei!-
-Uh... Cerchi di sviarmi come se non avessi speranze, credevo ti fossi interessata a me perchè apprezzavi la mia determinazione...- disse Harold un po' offeso.
-Dici? Ah! Non ricordo...- il suo interesse per quella strana bambola era appunto stato causato dalla sua stranezza, ma era stato lui a rompere il ghiaccio la prima volta. Un giorno mentre era seduta ad osservarlo, il ragazzino le si era avvicinato mostrandole la tavoletta cerata. “Volevi leggerla?” le aveva chiesto cautamente. “Sei sempre orientata nella mia direzione, ho pensato che fossi curiosa...”
-Ehi. Però perchè io per controllare le tue tavolette andavo bene?- gli chiese.
-Ti percepivo sempre lì nei paraggi ma non mi hai mai chiesto di predirti il futuro, memorizzare qualcosa per te, fare dei conti o intrattenerti con qualche giochetto di abilità, non sembravi avere un vero scopo, ma non hai mai neanche cercato di derubarmi o torturarmi per noia... anche se non eri interessata a pagarmi per qualcosa, ho pensato che non avessi cattive intenzioni. Forse mi tenevi una specie di compagnia.-
-Ma che adorabile creaturina!- commentò la Musa carezzandogli la testa.
-Poi però ho scoperto che in realtà sei una donna rumorosa e invadente...- aggiunse Harold, non troppo contento di essere stato scambiato per un animaletto domestico. “Ma nonostante tutto, sono felice che tu sia qui.” disse a voce tanto bassa da avere il dubbio di averlo solo pensato.
-Meh, continuo a ricordarti che poteva andarti molto peggio.- commentò Leshawna sentendosi stranamente paziente “Gli esseri umani sono creaturine molto fragili, potrei ucciderti in niente. Anzi, non hai bisogno che io faccia qualcosa, puoi romperti da solo.” pensò scostandogli di nuovo i capelli. Il ragazzino turbato fece un passo all'indietro.
-Sì, dovresti decisamente proteggerti meglio.- disse facendogli comparire un copricapo legnoso che potesse mettergli in ombra gli occhi e uno scialle per proteggergli spalle e braccia.
Il ragazzetto cominciò a toccarsi con fare confuso.
-Tenere la frangia lunga non proteggerà efficacemente i tuoi occhi e forse non puoi saperlo ma la tua pelle è particolarmente vulnerabile al sole. Assorbi colore decentemente, ma tutte quelle macchioline che hai sulle spalle e sulla faccia non sono un buon segno.-
-Ah? Sono ricoperto di chiazze che gli altri umani non hanno? Devo avere un aspetto molto strano...- disse il ragazzetto con fastidio. -Sei sicura di volermi ugualmente come servo?- chiese spaesato stringendosi lo scialle.
-Eh? ...Servo? Eh?-
-Se sei così decisa allora non posso tirarmi indietro.- disse con determinazione. -Ok, accetto, ma continuerò a cercare di diventare uno scrittore.-
-Eh...- l'unica cosa che gli veniva in mente era che avesse interpretato il dono degli indumenti come dichiarazione di proprietà. -Beh, in quanto essere umano sei a prescindere al mio servizio.- disse la Musa cercando di darsi un tono.
-Nella tua testa di despota sì, ma non era ufficiale. Ah... quindi devo prendermi cura della tua immagine? Che impresa... che fastidio...-
-Il mio aspetto è perfetto! E poi che vorresti fare con quegli occhietti rotti?- il ragazzo le toccò i capelli. -EHI!!!-
-Intendevo che non ci vedo e non so come tu sia fatta, scema. Però qui è come pensavo... hai diversi nodi... se non vuoi accorciare i capelli dovresti sciogliere almeno queste matasse, se no tirano e fanno male.-
-Grazie della notizia! Posso benissimo sistemarmi da sola... Quando mi andrà! E se proprio avessi voluto qualcuno per questi compiti mi sarei presa un harem di ragazzine carine come Artemide, mica sono scema...-
Harold sbuffò per un attimo. Ma continuò a sbrogliare un nodo che aveva trovato. -Scusa tanto se non sono carino, ma qualche compito lo devo svolgere! Prenditi le responsabilità di avermi assunto...-
“E' un malinteso che ti sei creato da te! Ma sono un po' contenta di vederti più vivace rispetto a quando stavo per strada...” Alla fine visto che era abbastanza preciso con i movimenti da non disturbarla lo lasciò fare. La situazione bizzarra le sbloccò un ricordo lontano di quando i proto umani socializzavano spulciandosi.
“...Non sono sicura che mi piaccia questo ricordo!”
-Ehi, Leshawna... ci sono delle cose che non vuoi dirmi, o davvero non ricordi con precisione dettagli riguardanti il numero e l'identità tua e delle tue sorelle nel tempo? O chi viene prima fra voi e le cose che rappresentate?- chiese come se si trattasse di una questione delicata.
“Inquietante, a volte sembra quasi leggermi nella mente...” -Credimi pulcino, i miei ricordi riguardanti ere addietro sono abbastanza annebbiati. Hanno diversi buchi e informazioni contrastanti.-
-Sembra un po' triste...-
-Ma anche no!- la Musa rise. -Per un essere eterno, essere capace di ricordare e conoscere tutto sarebbe una bella fregatura! In pochi secoli perderemmo ogni stimolo e senso di novità. Ah... forse è per questo che la Musa della Storia è così antipatica e dispettosa? Ricorda e può conoscere troppo? Magari sono troppo dura con lei...- vide il ragazzetto sorridere leggermente, sembrava a suo agio.
-Deve essere bello avere molti fratelli...-
-Beh... La risposta cambia a seconda da come mi alzo dal letto...-

Dawn non sapeva quando fosse successo, ma ne era sicura... ad un certo punto i grandi spiriti dovevano essere stati inquinati dagli spiriti umani.
Non poteva accettare che quelle personalità piene di difetti potessero appartenere a degli esseri superiori. Anche se era terribile pure pensare a degli esseri superiori che si lasciavano influenzare dalle personalità umane...
“Se gli Dei fossero rimasti perfetti, non ci troveremmo in questo pasticcio! Zeus non avrebbe generato un figlio che ora vuole andare alla conquista dell'Olimpo perchè glielo ha suggerito la fidanzatina frustrata! Devo assolutamente fare qualcosa! Ma cosa?!”
Non sapeva se uccidere un semidio diventato Dio fosse possibile, ma sicuramente lei non disponeva delle forze necessarie per farlo. Allo stesso tempo era troppo agitata per usare con efficacia la diplomazia.
Forse se il suo animo fosse stato più calmo, un altro ostacolo al deicidio sarebbe stata l'affezione che provava per il Dio della follia, ma in quel momento vedeva tutto rosso, potendo lo avrebbe fatto a pezzi.
“Bene! In questo momento sì che sono una Menade perfetta!” pensò calciando il terreno.
Cercò di calmarsi e creare un canale di comunicazione con la Dea della terra, ma in quel momento il suo animo era troppo impuro così il pensiero che formulò fù “Madre Gea, perchè non inghiotti i tuoi figli e li fai rinascere nuovamente come gli spiriti puri che erano un tempo? Degli spiriti che non si mischiano e non litigano con gli esseri umani... Gli spiriti puri e naturali si limiterebbero a ignorare il Dio della follia e i suoi sciocchi capricci, tanto gli sono superiori...”
Venne quella che alle orecchie di molti sarebbe sembrata una semplice folata di vento ma Dawn ci lesse “Potrei inghiottire sia voi che loro... o potrei lasciarvi distruggere per poi distruggerli... Perchè dovrei percepirvi meno errori di loro? Lo pensi anche tu... il male sta nell'anima umana...”
Dawn sudò freddo e non si sentì più le gambe, cadde a terra. Poi si agitò e levitò perchè si sentiva troppo in imbarazzo per stare così vicino alla terra. “Perdonami Madre Terra! Come ho potuto essere così meschina da chiedere una cosa simile ad una madre?! Tutto questo solo perchè sono incapace di tenere sotto controllo il semidio su cui dovevo vegliare!” non avrebbe più avuto il coraggio di mettersi in contatto con Gea per un bel po', forse per sempre, ma prima o poi avrebbe dovuto smettere di levitare.

Sulla spiaggia di Nasso, l'inquieta principessa cretese, ascoltava il forse futuro sposo che parlava del suo piano.
-Quindi... intendi avvelenare tutte le acque potabili dell'isola per annullare temporaneamente le volontà dei suoi abitanti, renderli il tuo esercito e condurli a scalare l'Olimpo, giusto?- “Somiglia inquietantemente ai racconti che inventava Gwen per spaventarmi... Racconti di esseri umani che perdevano la coscienza e si trasformavano in mostri!” pensò presa dalla nausea.
-Sì... E' tutto a posto? Sembra che tu stia per svenire...-
-Sì... è a posto... a posto...- balbettò Courtney. -Ma questo tuo piano comporterebbe molti sacrifici...-
-In tutte le guerre muore qualcuno.- obbiettò Scott infastidito.
-Sì, ovviamente lo so! Non prendermi per stupida!- rispose infuriata.
-Eh... sicura di stare bene?-
“Se sono disposta a sacrificare tante vite umane per un progetto folle, cosa mi rende diversa da mio padre? È davvero per un bene superiore? Abbiamo davvero la possibilità di farcela?” proiettò il disprezzo che provava per sé stessa su Scott. Anche incontrare il suo sguardo la schifava profondamente.
Scott era sempre più convinto di non poter capire le persone sobrie, ma quella che provava tentando di connettersi a Courtney era una sensazione di disorientamento mai sperimentata prima. “Non è un disorientamento positivo però...” pensò turbato.
-E se andasse tutto male?- mormorò Courtney.
Scott fu sollevato di capire finalmente una delle cose che stava dicendo. Tirò fuori una pietra di ametista, scavò una buca con il piede e ci pose la pietra come se fosse un seme.
La sabbia cominciò ad agitarsi furiosamente spaventando Courtney, ma Scott cercò di rassicurarla.
Una volta che tutto smise di tremare, tornando a guardare dove Scott aveva depositato la pietra, Courtney vide una botola viola. Scott le fece segno di sollevarla, Courtney era un po' guardinga ma lo fece e vide una scala a chiocciola che si estendeva per numerosi metri sotto terra. Nonostante la profondità, l'ambiente sotterraneo sembrava illuminato a giorno.
-Immaginala come una gigantesca colonna cava e al contrario. Invece di andare su, va giù...- disse Scott allegro. -Porta ad una stanza sotterrana, tutto è fatto interamente di ametista. Se hai paura di non essere al sicuro, che io possa perdere e gli dei possano cercare vendetta verso di te e gli altri esseri umani, riparati laggiù. Nessun essere senziente con cattive intenzioni potrà entrare e l'ametista ti proteggerà anche dalla follia.-
-Grazie...- Courtney sospirò, non era una prospettiva allettante ma era meglio di niente.
-Per non sentirti sola potresti portare con te delle persone che ti piacciono...- disse Scott cercando di rallegrarla. -C'è qualcuno che ti manca e che vorresti qui?-
-Gwen...- Courtney rispose in automatico.
-Vedrò cosa posso fare.- disse Scott accarezzandole una spalla.
Era molto preoccupato per il modo in cui quella vivace ragazza sembrava aver perso il suo spirito. Ma più cercava di capire, più la ragazza si chiudeva e diventava fraintendibile. “Quando avremo l'Olimpo si sentirà sicuramente sollevata.” si disse rassicurandosi. “E' una principessa senza regno, probabilmente sente il bisogno di governare, deve essere un istinto ereditario... Io non ho idea di cosa farci sull'Olimpo, ma lei sarà una Dea regnante molto superiore alla matrigna Era...” pensò fiducioso.
 La divinità della follia, si convinse che proprio lui sarebbe stato capace di portare l'ordine nell'esistenza umana. Sarebbe stato adorabilmente ironico.


Angolo dell'autrice:

La bozza di questo capitolo l'avevo scritta in una sera in cui non stavo bene, il giorno dopo mi risvegliai con trentanove di febbre. È per questo che è un delirio? In realtà si tratta di informazioni che mi serviva già introdurre quindi non è stata tutta colpa del mio stato febbricitante... avevo abbastanza timore di andare a rivedere cosa avevo combinato e dal punto di vista grammaticale è stato meno caotico di quanto credevo, ma è stato comunque un capitolo che mi ha dato diversi problemi...
In ogni caso, spero che il risultato possa essere gradevole. Mi scuso davvero per la lentezza con cui sto gestendo questa ed altre storie, ma temo che le cose continueranno così almeno per un po'... Mi spiace!
Ma grazie mille per aver letto questo capitolo!
Se avete qualcosa da dirmi, non fatevi problemi.
Alla prossima!
  
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