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Autore: AlbAM    28/08/2022    9 recensioni
Alba e Azaele finalmente si sono ritrovati e la loro storia sembra filare a gonfie vele. Ma la vita non è mai semplice e i problemi sono sempre dietro l'angolo, soprattutto se il protagonista è un diavolo innamorato e talmente sbadato da rischiare di provocare una nuova "Grande Guerra" tra Inferno e Paradiso. Ma che diavolo avrà combinato stavolta Azaele?
La scombinata banda di Demoni e Angeli di Un diavolo a Roma è tornata più in forma e incasinata che mai!
Genere: Azione, Commedia, Dark | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 11

La spia


Michele si sedette sul letto con un'espressione canzonatoria sul volto.

Sael lo guardò imbarazzato, si sentiva molto stupido e in colpa per il modo in cui si era comportato ed era evidente che Michele non aveva intenzione di aiutarlo. Doveva trovare il coraggio di scusarsi con il ragazzo che amava.

«Mi dispiace! Sono stato un idiota».

«Temo che dovrai fare meglio di così per convincermi a darti una seconda possibilità!» Rispose Michele freddamente.

Sael rabbrividì, l'ultima volta che Michele era stato così freddo con lui era stato nel corridoio della ditta dove lavorava Alba. Quella volta tanto per cambiare si era comportato da idiota e Michele lo aveva minacciato con la sua spada angelica.

«Credevo di fare bene, te lo giuro. Ero terrorizzato, continuavo a sognare di essere costretto a punirti in modo orrendo per esserti innamorato di me. Come se non bastasse Ysrafael mi ha detto che in Paradiso stavano cominciando a dubitare di te».

Michele sgranò gli occhi esterrefatto, Ariel non aveva fatto cenno a questo particolare, probabilmente per lealtà verso Ysrafael che era pur sempre il suo maestro e Supervisore.

«Mi ha detto che anche se non voglio, mi porto dentro il buio dell'Inferno e che prima o poi avrei finito per trasmetterlo anche a te!»

Michele sospirò «E tu gli hai creduto…»

«Io sono un demone infernale, è un dato di fatto. So di portarmi addosso il buio dell'Inferno, lo sento ed è una cosa che per quanto mi sforzi non posso cambiare. Tu non puoi capirlo, non sei un demone. Non hai idea di cosa significhi guardarsi allo specchio e vedere l'aureola spaccata e quelle ali da pipistrello e non hai nemmeno idea di cosa significhi avere la consapevolezza di aver contribuito a creare il male e averlo portato tra gli uomini. Non è stato Caino il primo assassino della storia, siamo stati noi quando abbiamo dichiarato guerra a voi. E tutto per gelosia nei confronti degli umani. Siamo stati allo stesso tempo immaturi e arroganti e abbiamo finito per commettere un errore imperdonabile. Ci siamo meritati tutto ciò che il Padre ha creato per punirci!» Sael fece una piccola pausa, sospirò e infine guardando Michele dritto negli occhi domandò. «Perché non avrei dovuto credere a Ysrafael? O meglio, perché Ysrafael dovrebbe sbagliarsi quando dice che rischio di rovinare la tua purezza di Angelo?»

Michele non riuscì a rispondere, il discorso di Sael lo aveva colpito e commosso. Sapeva che Azaele, Sael, Safet e forse anche Razel, portavano un peso nel loro cuore, ma non si era mai realmente reso conto di quanto potessero soffrire per i loro errori. Forse perché Azaele nonostante tutto era un ragazzo dal carattere allegro e positivo e Safet un demone compassato e protettivo nei confronti di tutti loro. Quanto a Razel, bè lui era… Razel!

Passò un braccio intorno alle spalle di Sael e gli domandò. «Perché sei tornato?»

«È stato grazie al padre di Azaele. Mi ha detto delle cose che mi hanno rincuorato e soprattutto fatto capire che la cosa più importante è aver preso consapevolezza dei miei errori passati. Da quando mi ha parlato ho capito che un po' di buio dentro di me ha fatto spazio alla tua luce e non il contrario. Almeno spero!»

«È un pensiero molto bello, sai?» Disse Michele accarezzandogli dolcemente i capelli.

«Sei tu che porti la bellezza nella mia vita!» Sussurrò un po' timidamente Sael.

Michele non resistette più, attirò Sael a sé e lo baciò a lungo. Non c'era bisogno di altre parole ormai.

Poco più tardi mentre facevano l'amore, Sael pensò che era felice di essere tornato e che forse si, forse Gabriel aveva ragione. Forse il Padre lo aveva davvero perdonato e aveva davvero permesso a Michele di amarlo per ridargli indietro un piccolo pezzo di Paradiso.


#


«Adel» chiamò Eowynziel raggiungendo l'amica seduta sul cornicione sotto l'orologio di Palazzo Montecitorio.

Adel si alzò un po' in ansia. Non era affatto sicura che Azaele e i suoi amici fossero disposti ad accoglierla al posto di Arianna, soprattutto dopo l'imbarazzante e poco gentile fuga di pochi giorni prima.

«Allora? Sono arrabbiati perché me ne sono andata senza neanche salutare?» Domandò non appena Eowynziel chiuse le ali.

«No, assolutamente! Anzi Alba è contenta, spera che diventiate amiche!»

«Sul serio?»

«Si, assolutamente. Sai, anche io penso che sarebbe bello! E poi adesso che Akenet vuole rapire il suo bambino un'alleata in più non fa male, giusto?»

«Lo sa già?» Sfuggì ad Adel che subito si pentì di quello che aveva detto. Ma Eowynziel non ci fece caso.

«Certo! Le voci corrono. Infatti stasera ci troviamo a casa di Safet, penso che voglia organizzare qualcosa per proteggere Alba e il suo bambino. Perché non vieni anche tu?»

Adel pensò che Eowynziel non si rendesse minimamente conto di quanto fosse pericoloso parlare così apertamente con lei solo perché millenni prima, quando lavorano entrambe nel Terzo girone, erano state molto amiche e si erano fatte forza a vicenda. Ma in fondo non c'era da meravigliarsi, Eowynziel era sempre stata un po' svampita e all'Inferno ci era finita soltanto per colpa di quel fesso del precedente fidanzato che prima l'aveva convinta a combattere per Lucifero e poi quando erano stati sconfitti e puniti per l'eternità, l'aveva mollata senza tanti complimenti.

Almeno Adel poteva dire di esserci finita esclusivamente per colpa della sua immaturità. Come molti altri, infatti, aveva vissuto la creazione degli Umani come un tradimento e un abbandono da parte del Padre.

«Allora? Vieni o no?»

La domanda dell'amica la riportò al presente.

Decise che non era il caso di accettare, presentarsi a casa di Safet senza essre stata invitata da Azaele o dallo stesso Safet, poteva essere decisamente sospetto e il Supervisore era troppo intelligente per non farsi venire dei dubbi su di lei.

Sempre che non sapesse già che lei era la segreteria di Akenet. Quello era il rischio più grosso. D'altra parte era stata assegnata ad Akenet da poco e non era detto che Safet ne fosse già a conoscenza, in fin dei conti non è che le informazioni girassero così bene all'Inferno, tutt'altro.

Per un momento valutò l'ipotesi di farsi scoprire. In fondo il Supervisore non era crudele e probabilmente si sarebbe limitato a mandarla via o al massimo a tenerla prigioniera senza farle del male e lei si sarebbe tolta da quella situazione sgradevole.

Alla fine però prevalse la lealtà verso il suo Responsabile che in fondo aveva dimostrato di contare su di lei.

«No, meglio di no. Non li conosco bene, mi sembrerebbe di essere di troppo, soprattutto se dovete parlare di argomenti così delicati! Magari più avanti parteciperò anche io. Tanto ci saranno sicuramente altri incontri come questo, non credi?»

«Oh, si. Sicuramente. Magari al prossimo ti inviterà Alba stessa!» Rispose Eowynziel entusiasta.

«Quando pensi che potrò parlare con Alba per organizzare il trasferimento?» domandò infine Adel

«Stasera chiedo e ti faccio sapere!»

«Perfetto!» concluse Adel sorridendo a Eowynziel.


#


Adel rientrò all'inferno pensando ad Akenet. Sperava che il suo Responsabile sarebbe stato, se non contento (non lo aveva mai visto contento), almeno un po' soddisfatto.

Stava sorvolando il Girone degli adulatori quando sentì qualcuno gridare «Attenzioneeeee!» Abbassò lo sguardo e si rese conto che alcuni colleghi erano in difficoltà con un nuovo carico di letame liquido, appena arrivato. Il tubo dell'autocisterna infernale sembrava tappato da qualcosa e si stava gonfiando in maniera abnorme.

«Tutti via da quiiii!» Ordinò il demone autista che pensò bene di scappare via anziché provare a spegnere la pompa dell'autocisterna ed evitare un disastro. Il tubo cominciò a contorcersi come un tentacolo impazzito provocando un fuggi fuggi generale così scomposto che una demone venne schiacciata contro le rocce.

Adel la notò e scese ad aiutarla. La collega afferrò la mano che Adel le stava porgendo e provò ad alzarsi in volo sbattendo le ali, ma un piede le era rimasto incastrato tra due massi.

«Oh, merda!» Esclamò Adel mentre alle loro spalle la pompa dell'autocisterna emetteva un lungo e terrificante lamento.

Un attimo dopo il tubo si contorse con un ultimo furioso ruggito e infine esplose in mille pezzi ricoprendo di letame liquido tutto ciò che aveva la sfortuna di trovarsi entro un raggio di cento metri.

Comprese Adel e la sua collega.


#


Akenet osservò la cascata di acqua fresca totalmente insoddisfatto. La temperatura era incomprensibilmente una decina di gradi al di sopra di quella prevista e stava trasformando il ghiaccio in una pozza d'acqua sempre più larga nella quale i Traditori della patria stavano sguazzando allegramente, manco fossero dentro la piscina di un Hotel a cinque stelle.

«Vedi di rimediare immediatamente a questa incresciosa situazione, Kafresh, prima che mi innervosisca seriamente!» Sibilò Akenet con gli occhi ridotti a due fessure rosse.

«Sissignore! Non si preoccupi, questa volta credo di aver capito davvero come risolvere problema!» Rispose il demone idraulico tremando di paura, Akenet lo aveva già bruciato e risanato per tre volte consecutive e molto probabilmente se lo avesse bruciato per la quarta volta sarebbe stata quella senza ritorno.

«Lo spero per te» rispose l'Arcidiavolo con aria minacciosa confermando i timori del demone.

Un boato improvviso attirò la loro attenzione. «Ma che succede oggi?» Si lamentò Kafresh.

«Qualche altro imbecille deve essere impegnato a svolgere scrupolosamente il suo lavoro!» Rispose Akenet sarcastico.

Il demone preferì non aggiungere altro e attraversare la cascatella pregando tutti i santi, nonostante la sua natura diabolica, di aver capito davvero l'origine del problema.

Neanche cinque minuti dopo l'attenzione di Akenet fu attirata da un terribile olezzo e da un «Ehem!»

«Cos'è questa puzza di merda, Palletta?» Domandò, riconoscendo la voce di Adel.

«Sa... Sarebbe merda. Signore!» Rispose Adel con una nota sarcastica che non sfuggì ad Akenet e che tutto sommato lo sorprese positivamente.

«È scoppiata una pompa di liquame giù al Girone degli adulatori» spiegò la piccola demone.

L'Arcidiavolo non riuscì a nascondere un ghigno divertito di fronte allo spettacolo della sua segretaria completamente ricoperta di liquame ad esclusione del viso, pulito alla meno peggio, e delle ali lungo le quali scorreva ancora qualche goccia marrone. La veste fradicia aderiva completamente al corpo della demone mettendone in risalto le forme morbide e pienotte. Akenet si sorprese a pensare che nonostante la puzza terrificante e l'aspetto, in quel momento tutt'altro che seducente, Palletta aveva un suo "perché". Leggermente imbarazzato per aver avuto un simile pensiero sulla sua segretaria timida e imbranata, spostò l'attenzione sulla puzza e commentò. «Fai vomitare, buttati in acqua e lavati prima di relazionare. Non intendo sopportare questa puzza un istante di più!»

«Ma in acqua ci sono i dannati. Signore!» provò a replicare Adel un po' impaurita.

L'espressione tesa che assunse il viso di Akenet la convinse all'istante. Si lanciò nella pozza d'acqua e cominciò a lavarsi. Ma non era affatto tranquilla, aveva notato le espressioni strane dei dannati che nuotavano intorno a lei.

Improvvisamente qualcuno la afferrò e la tirò sott'acqua. Nel giro di un secondo si sentì addosso di tutto. Mani che la toccavano e la frugavano, morsi, calci, baci lascivi. Adel, che dopotutto era un demone, si difese usando gli artigli. I dannati si ritrassero spaventati e lei dandosi una spinta risalì a galla. Arrivata in superficie però si accorse che una spessa lastra di ghiaccio le impediva di uscire dall'acqua. Cercò disperatamente di scalfire lo strato di ghiaccio, ma fu inutile. I dannati vedendola in difficoltà tornarono all'attacco trascinandola sempre più giù. Adel questa volta fu presa dal panico. Non solo non riusciva a levarsi di dosso quella feccia disgustosa, ma anche se ci fosse riuscita la superficie dell'acqua era ormai completamente ricoperta da uno strato di ghiaccio troppo spesso per riuscire a sfondarlo.

Stava per lasciarsi prendere dallo sconforto quando sentì un tonfo alle sue spalle e i dannati dileguarsi.

Era Akenet. L'Arcidiavolo la riportò in superficie e la posò sul ghiaccio.

La osservò riprendere fiato e commentò. «Non sei autorizzata a sollazzarti con i dannati, Palletta!»

Adel, ancora scossa dalla brutta esperienza, non riuscì a controllarsi. «Ma come si permette di insultarmi? Per colpa del suo ordine per poco mi ammazzano e osa pure fare del sarcasmo idiota?»

Akenet rimase basito e Kafresh, che aveva appena messo la punta del naso fuori dalla cascatella per annunciare che il problema della temperatura era definitivamente risolto, pensò bene di arretrare senza farsi notare.

L'Arcidiavolo, superato il momento di stupore, emise un ruggito di rabbia e mutò nella sua forma diabolica.

Alto, nero come una notte senza stelle, gli occhi rossi come la lava dell'Etna e le enormi ali da pipistrello aperte, fece un passo avanti sovrastando Adel, che non si era mai sentita così piccola e indifesa in vita sua. L'Arcidiavolo la afferrò per la collottola e si alzò in volo.

Kafresh uscì dalla cascatella e non poté fare a meno di pensare che tutto sommato era meglio che fosse capitato ad Adel piuttosto che a lui.

Akenet sorvolò il Nono girone, raggiunse la Ripa discoscesa e lassù, lontano da occhi indiscreti, lasciò andare Adel. Mentre la osservava tremare come una foglia in attesa di essere arsa viva, la sua rabbia si trasformò in una sensazione piuttosto fastidiosa a cui non riusciva a dare un nome.

Riflettendoci con attenzione realizzò che si stava semplicemente sentendo un emerito coglione per aver messo in pericolo la sua segretaria senza alcun motivo valido e, cosa ancora più seccante, per essersi pienamente meritato la risposta infuriata della demonietta.

Riprese il suo aspetto umano, esitò un attimo, schioccò le dita nervosamente incendiando un meraviglioso abete millenario dietro di sé, lo riportò alla vita con un altro schiocco e infine trovò il coraggio di guardare negli occhi Adel e pronunciare l'ultima frase che la demone si sarebbe mai aspettata di sentir uscire dalle labbra del suo superiore.

«Ti chiedo scusa, Adel».

Un secondo dopo Adel si ritrovò un artiglio di Akenet intorno al collo. «Pensi di raccontare a qualcuno quello che ti ho appena detto?» Ringhiò l'Arcidiavolo.

«No, no. Signore. Non sarebbe professionale!»

«Bene!» Rispose lui lasciandola andare. «Ora puoi iniziare la tua relazione!»

«Prima, avrei bisogno di chiederle se Safet è al corrente che sono la sua segretaria, Signore». Domandò Adel ancora un po' ansimante per la paura.

«Safet… Oh, intendi il supervisore di Azaele, il padre di Sael?»

«Esattamente, Signore. Temo che potrebbe rappresentare un problema per lo svolgimento del mio incarico».

L'Arcidiavolo rimase stupito per non averci pensato lui stesso. Aveva scelto Adel perché la riteneva poco sospettabile come spia, ma effettivamente Safet, uno dei pochi sottoposti che Akenet riteneva tutt'altro che idiota, non ci avrebbe messo molto ad informarsi su di lei e scoprire chi era.

«Hai ragione!» ammise sorprendendo Adel per la seconda volta.

«Però lei potrebbe assegnarmi ai ritiri esterni e sostituirmi con un'altra segretaria!» Propose Adel.

«Si certo, ma ormai è tardi, sarebbe comunque sospetto!» rifletté l'Arcidiavolo grattandosi il mento.

«E se lei informasse il Responsabile delle Risorse Infernali che Safet deve sapere solo che le sono stata assegnata per una breve periodo e che al momento è in attesa di trovare una collaboratrice di maggiore gradimento? Questo sarebbe abbastanza realistico e mi permetterebbe di essere più sincera con Azaele e gli altri e quindi più credibile! Sono sicura che l'RRI non oserebbe rifiutarsi!». Adel si rese conto che si stava dimostrando più diabolica di quanto credeva e si vergognò di sé stessa, ma d'altra parte non riusciva a non svolgere il suo incarico con serietà.

Sul viso di Akenet apparve un sorrisetto soddisfatto, la demonietta timida e imbranata si stava dimostrando decisamente più sveglia del previsto.

«È una buona idea. Quanto a Kafresh, sono sicuro che non oserà raccontare quello che ha visto poco fa. Magari gli spiegherò con chiarezza che è meglio per lui dimenticarsi del nostro piccolo diverbio. Puoi andare!»

«Volevo dirle anche…» Akenet cominciò a innervosirsi, detestava che una relazione andasse troppo per le lunghe.

«Cosa?»

«A breve mi trasferirò a casa di Alba e Azaele». Disse Adel velocemente.

Akenet ne rimase impressionato, neanche Esael, che fino a quel momento aveva considerato la sua segretaria più efficiente, sarebbe stata capace di raggiungere un simile obiettivo in così breve tempo.

«Allora torna immediatamente in superficie!» concluse senza mostrare la sua soddisfazione.

Adel era un po' delusa, non che si aspettasse di ricevere dei complimenti espliciti, ma almeno un minimo di dimostrazione di stima, e che diamine! Sospirò e aprì le ali per volare via.

Akenet notò la delusione della segretaria e si ricordò che durante un corso di aggiornamento sulla "Gestione del personale infernale" avevano spiegato che per mantenere elevata l'efficienza dei propri subordinati, si poteva scegliere tra incutere terrore con minacce e torture fisiche (scelta consigliata) o mostrare soddisfazione per il loro operato. Visto che la seconda opzione gli pareva decisamente più adatta alla situazione, fece un enorme sforzo di concentrazione e riuscì a produrre un complimento abbastanza decente. «In ogni modo sei una collaboratrice di mio gradimento, Palletta, e al momento non ho intenzione di sostituirti!»

Il viso di Adel si illuminò e Akenet per una volta tanto sentì di potersi fidare completamente di un sottoposto.

Probabilmente non sarebbe stato dello stesso parere se avesse saputo che Adel non si era sentita di informarlo che Safet aveva già cominciato a organizzarsi per proteggere il figlio di Azaele.


#


Safet e Aurora si stavano godendo un po' di relax guardando Sandman abbracciati sul divano. Come tutti i demoni, anche Safet era piuttosto affascinato dalle serie umane che trattavano argomenti "soprannaturali", quanto ad Aurora, era sempre stata appassionata di fumetti e l'opera completa di Neil Gaiman era stata uno dei regali più belli che si era concessa subito dopo aver divorziato da un marito che tra i suoi difetti annoverava anche quello di considerare i fumetti «Roba per bambini e adulti immaturi!» (tra cui ovviamente lei).

«A che ora arrivano Sakmeel e Eowynziel?» Domandò Aurora controllando l'orologio.

«Dovremo riuscire a finire la puntata». Rispose Safet baciandole delicatamente i capelli. Aurora fu scossa da un piccolo brivido. Safet tendeva a non essere particolarmente espansivo, ma quando voleva sapeva essere molto affettuoso.

«Bene!» Rispose Aurora stringendosi un po' di più al compagno. Purtroppo Safet era stato troppo ottimista, di lì a poco i due fidanzati infernali bussarono sui vetri della cucina. Safet sospirò e spense la TV.

Aurora andò ad accoglierli. «Buonasera ragazzi, avete già cenato?»

«Veramente no!» Rispose Eowynziel «Cos'hai fatto di buono?»

«Ragazzi non vi ho invitato per mangiare!» La sgridò Safet.

La demone arrossì leggermente e Sakmeel sospirò imbarazzato.

«Ma dai Safet, in fondo ormai è quasi ora di cena, possiamo parlare e mangiare qualcosa, no?»

Eowynziel sorrise e Safet capitolò, non amava perdersi in discussioni inutili con Aurora, specie quando bastava poco per accontentarla. In fondo era tipico degli umani mostrarsi ospitali offrendo da mangiare o da bere.

«E va bene, tutto sommato ho fame anche io». Rispose pazientemente ottenendo in cambio il sorriso allegro di Aurora. Safet amava quel sorriso e fu felice di averla accontentata.

Eowynziel si offrì di aiutare ad apparecchiare ma quando mise a tavola sei piatti, Aurora e Safet la guardarono perplessi.

«Siamo solo quattro!» Le fece notare Safet.

«No, no. Stanno arrivando anche Razel e Elena!» rispose Sakmeel.

«Cosa? Ma come vi è venuto in mente di invitarli senza il mio permesso?» Domandò Safet irritato, non tanto per Razel ed Elena in sé stessi, aveva intenzione di contattare anche loro al più presto, ma perché si era raccomandato di non spargere in giro la voce del loro incontro. Il suo piano era di procedere a piccoli passi per evitare di destare l'attenzione di eventuali spie di Akenet o peggio ancora di Krastet e Zoel che per quanto non fossero esattamente delle cime, alla decisione di inviare degli scagnozzi a spiarli forse ci sarebbero potuti arrivare.

«Oh, abbiamo fatto male?» Domandò Eowynziel stupita.

Un attimo dopo qualcuno bussò di nuovo alla finestra, Safet si girò pensando di vedere Razel ed Elena, ma sulla soglia c'erano Azaele e Alba, Michele e Sael tenuti per mano e Merlino che lo salutò con una mano e un sorriso imbarazzato.

«Salve, non disturbiamo vero? Abbiamo pensato di fare un salto anche noi!» Esordì allegramente Azaele.

Safet li guardò esterrefatto e malgrado il suo cervello avesse registrato velocemente e con piacere che suo figlio e Michele si erano rappacificati, non poté fare a meno di trovare la situazione piuttosto irritante.

«Ma non avevi detto che eravamo invitati anche noi?» Sibilò un imbarazzatissimo Michele all'orecchio di Azaele che fece finta di non sentire.

I nuovi arrivati non erano ancora entrati quando alla porta bussarono Razel e Elena.

Safet sbuffò. «Bé, almeno le sorprese sono terminate!» Non aveva neanche finito di dirlo che alla finestra si presentò Gabriel.

«Ma, porca miseria! E tu come cavolo hai saputo di questo incontro che in teoria doveva essere segreto?» Si lamentò Safet.

«Oh, bé... Me lo ha detto lui!» Rispose l'Arcangelo un po' a disagio indicando Ariel che era appena atterrato sulla terrazza.

«E a te, chi lo ha detto?» Domandò Safet, furente.

Ariel esitò imbarazzato e Aurora arrossì leggermente. «Ehem, non arrabbiarti Safet, sono stata io, ci siamo incontrati alla stazione».

Safet rivolse uno sguardo costernato alla sua compagna e passandosi una mano sul viso sussurrò. «No, io non ce la posso fare, davvero non ce la posso fare!»




   
 
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