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Autore: _Atlas_    09/10/2022    1 recensioni
1997.
Axel, Jake e Jenna vivono i loro vent’anni nella periferia di Mismar, ubriacandosi di concerti, risate e notti al sapore di Lucky Strike. Ma la loro felicità è destinata a sgretolarsi il giorno in cui Jake viene trovato morto nel suo appartamento, spingendo gli altri nell’abisso di un’età adulta che non avrebbero mai voluto vivere.
Diciotto anni dopo, Axel è un affermato scrittore di graphic novel che fa ancora i conti col passato e con una storia di cui non riesce a scrivere la fine.
Ma come Dark Sirio ha bisogno del suo epilogo, così anche il passato richiede di essere risolto.
Genere: Generale, Hurt/Comfort, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
Capitoli:
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Capitolo XVII
 
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Parte prima

 
 
 
 
 
 
 
Aprile 1997, Mismar
 
«Buona.»
Axel buttò giù l’ultimo boccone di pizza e aspettò che anche Jenna terminasse la propria. L’aria primaverile non era ancora calda, ma non aveva impedito loro di cenare all’aperto sul piccolo terrazzo che affacciava sulla città.
Axel avrebbe voluto passare da solo con lei quella serata, ma Jake era stato chiaro in merito al concerto che si sarebbe tenuto poco più tardi al Lenox Blues: la loro presenza era importantissima per lui, non averli tra il pubblico avrebbe potuto mandare a monte l’intera serata, a sua detta.
«Speriamo che il locale sia pieno, altrimenti chi lo sente» borbottò Axel infilandosi una maglietta pulita, ostentando di fronte a Jenna una sicurezza di facciata. Lei per fortuna sembrò non notarlo, intenta a sfogliare l’ultimo blocco di fotografie fresche di stampa.
«Qui la linea dell’orizzonte è stortissima» commentò con amarezza.
«È comunque una bella foto» rispose lui avvicinandosi per darle un’occhiata.
«Mmm…questa è una bella foto» esclamò Jenna quando le capitò tra le mani un suo primo piano, evidentemente poco desideroso di essere fotografato.
«Hai dei gusti discutibili» sostenne lui con una punta di ironia.
«Tu no, invece?» replicò Jenna mostrando di nuovo la foto incriminata con l’orizzonte storto.
«Ha dei bei colori.»
«”Ha dei bei colori” – lo scimmiottò bonariamente – guarda che non devi mica compiacermi. Se la mostrassi a un fotografo professionista la strapperebbe in mille pezzi e li lancerebbe in aria come coriandoli.»
Axel scosse la testa e sbuffò rumorosamente. «Tu parli troppo.»
«E tu troppo poco» concluse lei con un cipiglio fermo ma divertito.
Axel sorrise sovrappensiero, accogliendo con inaspettato coraggio la novità di quelle emozioni. Il suo rapporto con Jenna era qualcosa di primordiale e assolutamente non definito che lo costringeva a compiere ogni gesto in punta di piedi, ossessionato dall’idea che un qualsiasi passo falso o appena un po’ distratto potesse rovinare per sempre il loro legame. Tuttavia la sua insicurezza, seppur invalidante, aveva perso potere quando aveva capito che Jenna provava davvero qualcosa per lui e che anche lei, in un modo tutto suo, temeva di perderlo; dietro alla sua schiettezza e sagacia Axel aveva capito che esistevano ombre di cui non parlava mai, che sotterrava con il suo chiacchiericcio spigliato e che a volte, inspiegabilmente, la facevano invece chiudere in un silenzio assente o aggrappare al suo braccio ogni volta che guardavano un film insieme.
Si era chiesto più volte se in quei momenti era anche il pensiero di Jake a farla chiudere nei suoi silenzi. Non aveva mai capito fino alla fine che tipo di rapporto la legasse a lui, ma mettendo insieme i pezzi era riuscito a convincersi che tra di loro non ci fosse nient’altro se non un’amicizia solida e profonda.
Nonostante ciò, avevano comunque deciso di non dire a Jake della loro frequentazione, il che aveva in effetti fatto tirare ad Axel un profondo sospiro di sollievo.
 
 
«Jake è strano, ultimamente.»
«In che senso?»
Axel si costrinse ad ignorare una ventata di profumo alla pesca che gli solleticò le narici. Camminava a passo svelto vicino a Jenna sforzandosi di sembrare disinvolto e allo stesso tempo cercando di imprimere nella memoria il profumo che aveva addosso.
«Te l’ho detto, mi sembra nervoso» le ripeté.
«Forse ha solo problemi con la band, non sarebbe la prima volta.»
«Oppure ha qualcosa in sospeso con Cody Harrys. Credo gli debba dei soldi» ipotizzò Axel, ricordando il breve incontro tra i due al termine di una lezione.
Da lontano l’insegna de Lenox Blues spiccava luminosa e intorno a loro l’atmosfera era già frizzante.
Jenna soppesò le sue parole, rispondendogli poi con voce sottile: «Te l’ha detto lui?»
«Li ho sentiti parlare. Non ne sono sicuro.»
Ad Axel non sfuggì l’ombra di preoccupazione che le oscurò il volto, trattenne a stento una fitta di gelosia e provò a indagare sulla cosa.
«Tu sai qualcosa? Conosci Cody?» domandò.
«Sì, di vista. Ma non so niente» gli rispose lei un po’ troppo velocemente.
La sentì irrigidirsi appena, così decise di chiudere lì la questione e concentrarsi sul resto. Non voleva in alcun modo rompere quella bolla di felicità che aveva inglobato le loro vite, nonostante la sensazione che qualcosa non andasse per il verso giusto non smetteva di tormentarlo.
Intorno al Lenox Blues si era già formata una calca di giovani in attesa di entrare nel locale e assistere al concerto. Sembrava che qualcuno fosse già sotto l’effetto di qualche drink o birra di troppo, ma Axel era ormai abituato al caos e all’euforia di quelle serate e grazie all’amicizia con Darryl era anche a conoscenza di un paio di passaggi segreti che portavano direttamente nello scantinato del locale, senza necessariamente attraversare la calca in fremito che puzzava di alcol e sigarette consumate.
«Vieni» disse trascinando Jenna lungo un corridoio esterno, stretto ma del tutto libero al passaggio.
«Se ci scopre Darryl…?»
«Non ci scopre» la rassicurò Axel con fermezza, raggiungendo finalmente una porta che aprì senza troppi sforzi e ritrovandosi poco dopo in una piccola stanza adibita a magazzino che portava poi alla sala principale. Ignorò risoluto quella ventata di sicurezza che per un momento gli aveva gonfiato il petto d’orgoglio, conscio che non sarebbe durata a lungo e che presto o tardi Jenna lo avrebbe sgamato.
Nel frattempo, però, non riuscì a sottrarsi alla sua stretta improvvisa, delicata ma decisa, ritrovandosi in pochi secondi con le spalle al muro e con le labbra sulle sue. Come le altre volte, la sua vicinanza annullava tutto ciò che di concreto aveva intorno, lasciandosi trasportare in un contatto che lo intimoriva ma che ricercava come ossigeno. Lasciò vagare le mani lungo la sua schiena resistendo all’impulso di oltrepassare un limite che si era autoimposto, sussultando appena quando fu lei a prendergli la mano per guidarla sotto la maglietta che indossava.
Axel si perse in quel contatto continuando a baciarla, fino a quando la voce troppo vicina di Darryl non gli arrivò alle orecchie costringendoli a fermarsi.
«Chi ha forzato la porta…?» chiese l’uomo, non immaginando di poter trovare davanti a sé la risposta a quella domanda. Per uno spiccato talento che Axel gli invidiava, Darryl riuscì a mantenere davanti a loro una compostezza quasi fastidiosa. «Oh…ecco chi è stato» disse tranquillo «Questa sì che è bella.»
Osservandolo, Axel intercettò comunque un luccichio di stupore nei suoi occhi, accompagnato da un sorriso che tentava di nascondere.
«Beccati» mormorò Jenna, evidentemente in imbarazzo.
Axel, da canto suo, non sapeva se doversi giustificare o pregare Darryl affinché tenesse per sé quella rivelazione.
«Già, beccati» ripeté l’uomo continuando a ridere sotto ai baffi. «Ma non c’era un posto più consono del mio magazzino?»
Axel si guardò intorno, realizzando di essere circondato da sacchi di farina, passate di pomodoro e barattoli imballati di caffè in polvere. Non era gran ché, doveva riconoscerlo, ma dopotutto la colpa non era sua. Rivolse un’occhiata a Jenna, ancora paonazza in volto, trattenendo a sua volta un sorriso.
«Ora ce ne andiamo. Il concerto sta per iniziare» borbottò lei, incamminandosi verso la sala principale del locale.
Axel la seguì con lo sguardo senza però andarle dietro, sentendosi in qualche modo costretto ad affrontare Darryl, che invece sembrava non troppo intenzionato a commentare la sua scoperta. Piuttosto, sembrava impegnato in una fitta ricerca di qualche barattolo o conserva di verdure sott’olio, del tutto incurante della sua presenza.
«Non dici niente?» gli chiese infine, vagamente seccato da quella indifferenza. Si aspettava qualche battuta, o magari un rimprovero per aver sfruttato l’ingresso nascosto del locale, di certo non quel silenzio che alle sue orecchie risuonava quasi sinistro.
«Devo dire qualcosa?» gli chiese a sua volta l’uomo, fermando la sua ricerca per guardarlo incuriosito.
«No, è che…»
«Cosa vuoi sentirti dire, Axel?»
«Niente!» rispose nervoso. Odiava la scioltezza con cui riusciva a metterlo in difficoltà. «Pensavo fossi sorpreso, tutto qui.»
A quel punto Darryl gli si parò davanti, incrociando le braccia sul petto e prendendosi un paio di secondi per guardarlo, facendolo se possibile innervosire ancora di più.
«Sono sorpreso…e contento per voi,» sottolineò infine con voce morbida «ma ti prego, la prossima volta cerca di portarla in un posto più accogliente e comodo dei miei scaffali.»
Axel sbuffò, ignorando volutamente il consiglio e tormentandosi nervosamente le mani. C’era un’altra questione che gli premeva affrontare.
«Jake non sa niente» mormorò. «E per ora non vogliamo che lo sappia.»
Darryl lo scrutò con attenzione, sperando forse di trovare il motivo di quella scelta sul suo volto teso e appena intimorito.
«Era di questo che volevi parlare?» gli chiese.
Axel si morse la lingua, ma alla fine annuì.
«Non glielo avrei detto, se è questo che ti preoccupa.»
«Grazie.»
«Anche se non mi è chiaro il motivo di questa scelta. Siete amici, no?»
«È ancora presto» tagliò corto.
Darryl sospirò, annuendo con poca convinzione. Poi tornò ai suoi barattoli.
«Pensi che dovrei dirglielo?» gli domandò poi Axel, non riuscendo a trattenersi.
«Penso che siano scelte tue e di Jenna» gli rispose «Al tuo posto, però, mi chiederei quale sia la vera ragione perché lui non debba saperlo.»
Quelle parole gli provocarono una fitta allo stomaco, facendolo ammutolire.
Si obbligò a non porsi quella domanda, conscio che dopotutto ne conosceva già la risposta.
«Axel, ti muovi?!»
La voce di Jenna lo riportò al presente, realizzando che il concerto stava ormai per iniziare e che la folla era già in fremito per l’arrivo dei Loser’s Club.
Il locale non era pieno come immaginava, Jake doveva averlo notato, e mentre abbracciava la sua Fender Stratocaster il suo sguardo vagava tra il pubblico in cerca di occhi rassicuranti. Quando li trovò, il suo viso si distese in un’espressione più tranquilla. Axel si sforzò di sorridergli da lontano, mentre il senso di colpa si era già adagiato sul suo petto rendendogli il fiato appena più corto.
Nello scantinato del Lenox Blues, intanto, risuonavano le note di 18 and Life


 “Ricky was a young boy
   He had a heart of stone”

 

 

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NdA
Buonsalve e buona domenica!
Torno su questi schermi con un nuovo capitolo volutamente diviso a metà; spero di pubblicare presto la seconda parte, nel frattempo beccatevi questo frullato agrodolce di insicurezze e amori giovanili, con una spruzzata di rabbia che piomberà a breve sulla testa del nostro povero Axel. No, non sarà bello.
Ma ora basta spoiler e parliamo invece di cose più serie: vi allego di seguito il link alla colonna sonora di Dark Sirio, cosa che avevo già fatto mesi fa e che rifaccio adesso perché ci sono state diverse modifiche qua e là: https://open.spotify.com/playlist/1yDTS6aQS0232JcoV8MZAh?si=2d13aa41bd1f493a

Anzi, se avete suggerimenti ditemi pure, ché io son contenta :P
 
 
Grazie come sempre a chi passa da qui,
a presto con la seconda parte del capitolo
 
 
_Atlas_

   
 
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