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Autore: Orso Scrive    26/10/2022    1 recensioni
Il tenente Manfredi e il sottotenente Bresciani, del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale, devono occuparsi di una nuova grana: un vandalo dall’improbabile nome di Sukker ha preso di mira i graffiti rupestri della Valle Camonica, in provincia di Brescia, imbrattandoli con bombolette spray.
Riusciranno i nostri eroi a fermare Sukker, prima che i suoi danni divengano irreparabili? Ma, soprattutto, scopriranno il mistero che si cela dietro ai graffiti rupestri, un mistero che sembra parlare di antichissime visite di esseri provenienti da altri pianeti e da altri universi? Alberto e Aurora scorgeranno questa antica verità, o il mistero resterà celato ai loro occhi?
Genere: Fantasy, Mistero, Science-fiction | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Prologo

 

 

La penombra colorata di mille luci rendeva vaga la forma della creatura. Più un’idea che una sagoma precisa, come un sogno dalle fattezze concrete, o una sagoma concreta in forma di sogno.

Difficile stabilirlo.

I suoi occhi, ricolmi della saggezza di uno spirito antico, accesi dalla scintilla di una consapevolezza superiore ma che ancora era capace di stupirsi dinanzi alla meraviglia sconfinata del Tutto, fissavano attraverso la grande parete trasparente.

Il buio intergalattico attorno. Lo sfavillio incessante degli astri luminosi. Il balenare di raggi cosmici. Ciascuna di quelle luci era una meta precisa, un luogo conosciuto o ancora da scoprire. L’infinito e, oltre l’infinito, altro infinito: un concetto che soltanto la mente della creatura era in grado di concepire.

Il satellite grigio e bianco ruotava placido attorno al suo pianeta, verde e blu. Un luogo meraviglioso, una gemma incastonata nel nero risplendente dell’eternità, illuminata dai raggi caldi e benevoli della sua stella.

Lo sguardo senza tempo della creatura – Vrillon, rappresentante del Comando Galattico di Ashtar: questi erano il nome e il titolo con cui era solito presentarsi a chi, non avendo ancora acquisito la completa contezza di essere parte di qualcosa di superiore, di un insieme maggiore, aveva la necessità di conferirgli un’identità, una forma, una verità accettabile – si posò sul pianeta blu e verde.

Lo ammirò in silenzio, in attesa.

Laggiù esisteva il tempo. Quel tempo che per Vrillon non aveva significato, era il regolatore delle esistenze degli abitanti del pianeta. Ciò dava alla sua mente indefinitamente ampia una cognizione in più: ciò che stava guardando, sarebbe cambiato. Un mutamento lungo e lento per chi era laggiù, del tutto istantaneo per lui, passato come futuro, sospeso nel suo eterno presente.

Vide quello che sarebbe stato.

Distruzioni, devastazioni. Annientamenti di ogni sorta. La purezza avrebbe abbandonato quelle menti. Avrebbero cercato in un progresso sfrenato ciò che i loro cuori avrebbero rifiutato di trarre dall’armonia del creato. Avrebbero condannato la loro culla alla miseria, avrebbero trattato la loro madre non come un ventre amorevole da onorare, bensì come una miniera da cui trarre un inutile potere, un profitto condannato da se stesso a non servire a nulla. Si sarebbero odiati e avrebbero scatenato un’insana follia che li avrebbe contrapposti gli uni agli altri, senza che si rendessero conto che questo li avrebbe soltanto condannati all’annientamento. Oppure, rendendosene conto ma senza curarsi di ciò che sarebbe stato di tutti loro e dell’unico luogo in cui potevano esistere.

Ma la purezza era in loro, ancora. Ancora non erano stati corrotti dalla bramosia e dalla concupiscenza di vane ricchezze inservibili. Vivevano ancora in comunione con la natura di cui erano parte integrante. Non era tardi.

Vrillon avrebbe condotto loro il suo messaggio di pace. Lo avrebbe fatto nel suo presente, quell’eterno presente che erano le diverse epoche di coloro che abitavano laggiù.

Se lo avessero accolto, sarebbe stato un monito e un augurio benevole per le future generazioni che avrebbero ammirato il pianeta blu e verde, la gemma incastonata nel cosmo oscuro.

 
   
 
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