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Autore: syila    11/11/2022    2 recensioni
Il Palazzo d'Estate non aveva un centro.
Come il delta di un fiume, una volta oltrepassato il grande portone laccato, si disperdeva in mille rivoli tra padiglioni, terrazze, ponti e giardini che s'inerpicavano sulle pendici della Montagna di Giada fino a perdersi oltre il velo leggero delle nebbie.
La luce crepuscolare in cui era sempre avvolto quel lembo del Reame degli Spiriti lo rendeva ancor più irreale; i suoi edifici galleggiavano nel vuoto, circondati dall'aureola delle lanterne, mentre i drappi delle casate che li avevano abitati nei secoli sventolavano al capriccio della brezza, come grandi vele di seta sfilacciata.
A Leng Ye Xue quel luogo aveva sempre ispirato un senso di decadenza e malinconia, era un'eredità del passato di cui non aveva mai avuto troppa cura; a differenza dei suoi predecessori, non aveva mai fatto nulla per ingrandirlo o abbellirlo.
Era anche abbastanza certo che ci fossero alcune stanze in cui non aveva mai messo piede.
Dei vivaci schiamazzi lo distolsero dalla contemplazione della luce lunare che inargentava i tetti d'ardesia; probabilmente il suo ospite aveva scoperto lo stagno delle anatre.
Genere: Fantasy, Mistero, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
Capitoli:
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Capitolo XXIV
Comportati con tutti come se ricevessi un ospite.

“Si può sapere perché mi stai seguendo?”
Due sere dopo gli abitanti affacciati sulla via principale del Borgo assistettero ad una scena piuttosto insolita, anche per i parametri di un mondo magico come Serannian: l'apprendista Lafayette in frac, coi capelli impomatati sotto un cappello a cilindro di ragguardevoli dimensioni, tallonato dall'esotico convivente paludato in un elaborato hanfu ricamato in argento.
Il primo avanzava a passo di marcia con un atteggiamento bellicoso, lanciando occhiate assassine a chiunque osasse incrociarne lo sguardo o aprire bocca.
Il secondo gli teneva dietro con le mani infilate nelle ampie maniche del candido abito, che si gonfiavano al vento come ali di farfalla.
“Te l'ho già detto!” rispose secco Ye Feng, ostentando parimenti un'aria accigliata.
“Allora ripetimelo!”
“Ti accompagno fino alla pagoda!”
“Conosco la strada!”
Il ragazzo alto, magro, vestito di nero e col cappello sbilenco sembrava uno spaventapasseri sceso dal palo per fare una passeggiata nei prati.
“Inoltre voglio accertarmi che intenzioni ha la Voce Fantasma, non mi è piaciuto il suo atteggiamento aggressivo e arrogante!”
Alaric a quelle parole si girò a fronteggiarlo.
“Non parlare di lei in questi termini! La Maestra Nemesi è degna di grande considerazione e ha tutto il mio rispetto!”
“E anche la tua paura, ne eri terrorizzato!”
“Certo, come una persona di buon senso ha paura dei terremoti, delle eruzioni vulcaniche e delle tempeste, ma ciò non toglie che io sia in debito verso di lei!”
Il cipiglio del Signore degli Shen tracimò nell'insofferenza.
Aveva appena scoperto dell'esistenza di questa maga e già la detestava.
Detestava che il giovane usasse nei suoi confronti termini così accorati, che ci fosse qualcuno in grado turbarlo tanto, nel bene o nel male.
“Se è così importante, perché non ne hai mai parlato prima?”
“Volevo evitare di trovarmi davanti la tua faccia immusonita!”
“Solo i bambini mettono il muso...” obiettò l'altro mentre lo oltrepassava in fretta, proprio per nascondere l'espressione indispettita.
La pagoda era già in vista e in quel momento Ye Feng detestava anche i suoi proprietari.
Uno aveva omesso di spiegargli le relazioni che legavano i maghi ad un complesso sistema di favori, patronati e clientele; l'altro, quel lavativo lussurioso del suo mentore, si era sempre disinteressato della questione e riguardo alla misteriosa maga aveva risposto con un generico “Se vuoi fartela amica offrile del cibo”.



“Hai compiuto il tuo dovere adesso puoi tornare all'eremo a meditare!” lo apostrofò l'apprendista raggiungendolo.
L'orientale si era incagliato davanti ai gradini della terrazza senza avanzare o retrocedere, anzi stava guardando verso l'alto e sorrideva, salutando con la mano.
Ad Alaric fu chiaro il motivo appena alzò lo sguardo: alla balconata del primo piano c'era una marmocchia festante e dietro di lei un grosso affare peloso di colore bianco.
Non una marmocchia e un sacco di pulci qualsiasi.
“Cazzo... la figlia della Prima Signora con la scorta.” mormorò piano, ma forse non abbastanza da evitare di essere intercettato dal finissimo udito del muta forma, che mosse la testa e le orecchie nella sua direzione.
Tanto bastò a terrorizzare il francese, facendolo diventare tutt'uno con la grande lanterna di pietra posta alla base della scalinata. “Shishu* Yubi, shishu Gege sono arrivati!” trillò Sophia e subito dopo anche il maestro Sheng si affacciò.
“Dei del Cielo come vi siete combinati?”
“Potrei chiederti la stessa cosa...” rispose Ye Feng perplesso
Il maglioncino color senape e i pantaloni a coste avevano trasformato il mago in un'altra persona; fuori dai suoi abiti tradizionali lo aveva riconosciuto unicamente grazie ai lunghi capelli candidi, legati in una pratica treccia.
“Avete letto l'invito? Perché siete agghindati come per un ricevimento a Buckingam Palace?”
Anche Ye Xue aveva la stessa tenuta informale: dolcevita, giacca di velluto e jeans; lui però adorava gli abiti moderni e non suscitava nell'allievo analogo sconcerto.
“Era scritto in cinese e lui non si è degnato di tradurmelo!” strepitò l'apprendista puntando il dito sull'amante.
L'interessato sollevò il mento in un gesto di sussiego, poi ricompose le pieghe sgualcite del suo abito.
“Alaric ha deciso che la cena riguarda lui come mago e devo restarne fuori, perché sono solo il suo maestro di buone maniere, quindi l'ho accompagnato e non verrò con voi.”
“Ma lo sentite? Come si fa a non imprecare quando apre bocca?” rilanciò l'apprendista, paonazzo di rabbia.

Abbiamo un problema...
Il messaggio telepatico del mentalista s'insinuò tra i pensieri di Ye Xue.
Più di uno baobei, propongo di dividerceli: tu pensa all'apprendista io tramortisco il mio allievo e lo recapito direttamente a palazzo, una volta davanti al fatto compiuto sarà costretto a fare buon viso a cattiva sorte...
Mentre i padroni di casa studiavano una strategia per salvare la serata e mettere pace tra i due litiganti la loro piccola ospite, seguita dal lupo, era scesa ed aveva raggiunto i presenti sulla terrazza.
“Hakon hai visto? È davvero un principe, stasera ha anche la corona!”
Sophia si era avvicinata a Ye Feng e stava indicando il prezioso ornamento che fermava l'acconciatura sul suo capo.
“Xiao Sophia è l'unica principessa qui...” obiettò il Signore degli Shen rivolgendole il saluto marziale a cui la piccola rispose nella variante femminile.
“La mamma non crederà ai suoi occhi quando le porterò un vero principe del Mondo degli Spiriti!”
“Veramente...”
Ye Xue s'intromise vedendo il suo riottoso pupillo tentennare davanti all'entusiasmo della piccola, forse c'era modo di risolvere la situazione senza ricorrere a soluzioni drastiche.
“E io? Shishu Gege non è un principe? Ye Feng è il mio allievo, se ne porti due la mamma sarà ancora più contenta!”
“Uhm...”
La bambina lo soppesò con aria critica, poi spostò lo sguardo su Yun Bai e lui scoppiò a ridere.
“Gege tu non hai l'hanfu e nemmeno la corona, rassegnati a fare lo zio marziale...”
“Pazienza...” rispose il Signore degli Shen, che subito dopo si accoccolò alla sua altezza e aggiunse “Perché tu ed Hakon non andate avanti e mostrate al principe dov'è la vostra casa? Noi vi raggiungiamo appena avremo finito di sistemare l'apprendista Lafayette.”
“Si!” esclamò Sophia.
Ye Feng si vide porgere una manina tesa, un'offerta insolita per lui, che accettò dopo un attimo di esitazione.
Il muta forma gli si affiancò e il gruppo s'incamminò sul sentiero che presto lo nascose alla vista.
Il vento portò ancora per un tratto l'allegro chiacchiericcio di Sophia, poi anche quello alla fine si confuse nello stormire delle foglie.
“Andiamo ragazzo cerchiamo qualcosa di adatto nel mio armadio, questa roba, era già fuori moda cent'anni fa!” esclamò Ye Xue, battendo la mano sulla spalla del giovane francese, che sussultò e sembrò finalmente riprendersi dal suo stato catatonico.
“Ho la sensazione di essermi perso qualcosa...”
“Di certo hai perso Ye Feng, se non ti cambi in fretta xiao Hu te lo ruberà!”



“Ti piacciono molto i coniglietti, vero?”
L'immortale cercava di adeguare la sua falcata al trotterellare della bambina e percepiva accanto a sé l'ombra bianca e il fruscio guardingo del lupo.
Anche Sophia era vestita di bianco e il cappuccio del golfino aveva due lunghe orecchie da coniglio cucite sulla sommità, mentre un pon-pon di lana attaccato sul retro simulava la coda.
Lo aveva notato la sera del loro primo incontro: i suoi abiti erano adorabili pur senza diventare leziosi o ingombranti, come era logico aspettarsi da una rampolla così altolocata, segno che passava molto tempo a muoversi, correre e giocare.
“Oh si! Quando sarò più grande andrò sulla Luna a cercare quello che vive lassù!”
Alla sua destra sentì un basso uggiolio contrariato, facile intuire che il muta forma non approvasse l'iniziativa.
“La Luna è lontana, principessa.”
“Milioni, di milioni, di milioni di chilometri.” snocciolò compunta l'interpellata, che subito dopo precisò “Me lo ha spiegato lo zio Tersilius, lui sa tutto!”
Il Signore degli Shen dubitava che una bambina così piccola avesse una cognizione esatta delle distanze e un senso dell'orientamento già sviluppato, ma poi la vide indicare un chiarore diffuso che saliva dietro le chiome più alte degli alberi.
“La mia casa è molto più vicina!”



“Quella è la tua casa?”
Uscendo dall'oscurità del bosco l'edificio illuminato gli parve quasi abbagliante.
Dal nucleo centrale, che si ispirava alle proporzioni cristalline delle ville palladiane, il palazzo spiegava le sue ali seguendo il dolce digradare della collina, sfrangiandosi tra colonnati, passeggiate, terrazze, aiuole, fontane e appendici capricciose dallo stile più bizzarro e insolito che ricordava le architetture elfiche.
Era difficile cogliere una veduta d'insieme dell'intero complesso, perché l'occhio era attratto continuamente dai dettagli, mentre padiglioni e scorci pittoreschi apparivano all'improvviso lungo le direttrici prospettiche, studiate per ispirare un senso di meraviglia e stupore.
Il risultato era un luogo da sogno, che si reggeva in temerario e disinvolto equilibrio sulle teorie architettoniche del passato, citandole tutte senza sposarne nessuna.
“Si e quella è la mia mamma!”
Sophia abbandonò all'improvviso la sua mano e corse avanti sul vialetto, verso tre figure ferme davanti all'ingresso principale e il lupo la seguì, caracollando senza fretta.
Il vuoto che si era creato al fianco dell'Immortale venne colmato da un imbronciato Alaric Lafayette.
“Il plotone d'esecuzione è già schierato... Speriamo che la cucina sia decente visto che si tratta del mio ultimo pasto!”
“Pensa positivo... hai detto che è una cena di lavoro, magari vogliono congratularsi per i tuoi miglioramenti.”
Il Signore degli Shen gli rivolse un sorriso conciliante e il francese lo fissò allibito, chiedendosi se marmocchia o il peloso gli avessero fatto qualche incantesimo o minacciato di chissà quali ritorsioni.
“Quindi hai cambiato idea? Rimani?”
“Ti accompagno fino all'ingresso.”
Alaric ritenne superflua una replica verbale, che si sarebbe tradotta in una nuova serie di offese, si limitò ad alzare gli occhi al cielo pregando un ignoto Ente divino di sopravvivere alla serata.
Aveva realizzato che stava per verificarsi un epico scontro di civiltà: da un lato la rigida etichetta orientale e dall'altro la solare accoglienza mediterranea.
Nessuno aveva pensato di avvertire Ye Feng riguardo al carattere esuberante della Prima Signora e lui non era esattamente un campione di convivialità.
L'Occidente intanto aveva fatto già la sua mossa e cinguettando un “Maestro Leng benvenuto! Che gioia conoscerti!” raggiunse l'interessato e lo chiuse in un caloroso abbraccio.



Eplosione di Bao-Feng in tre... due...
“Questo maestro è grato dell'accoglienza, ma prega la Prima Signora di non appropriarsi in tal modo dei suoi spazi personali!”
Boom! E così quelli che verranno buttati fuori a calci da Serannian diventeranno due...
Concluse l'apprendista, a cui si era paralizzato il sorriso sulle labbra.
Ye Feng aveva reagito chiudendosi a riccio e rifiutando qualsiasi contatto visivo con la padrona di casa; lo aveva fatto per una frazione di secondo e il suo Qi era finito in fondo alle scarpe.
Eppure l'irresistibile malia che emanava continuava ad agire reclamando, anzi esigendo la sua attenzione con un imperio che non ammetteva deroghe.
Non era opera di un incantesimo, perché lo avrebbe capito; quello della Prima Signora era un carisma naturale, che trapelava dal caldo sguardo di oro liquido e dal sorriso, pieno e morbido, come una rosa in boccio ormai in procinto di schiudersi.
Tutta la sua persona era una sorta di seducente magnete, nonostante le sue forme fossero celate da un morbidissimo abito di maglia, di un pallido color ceruleo, che esaltava per contrasto la sontuosa chioma corvina e l'incarnato opalino.
Perfino la sua voce possedeva un tono ammaliante, tinnulo e musicale, che accarezzava l'udito e invogliava ad ascoltare ancora.
Finalmente comprendeva perché il mentalista aveva usato parole tanto appassionate per descriverla e quanto fosse pericolosa e destabilizzante la sua vicinanza.
“Oh, cielo! Mi hanno parlato così tanto di te che mi sembra di conoscerti da una vita!”
L'Immortale serrò le dita attorno al bordo della sopravveste, cercando una replica che non suonasse sgarbata alle orecchie dell'affascinante quanto impetuosa dama, però Ye Xue s'intromise e per una volta fu grato al suo pessimo tempismo.
“Puoi abbracciare me due volte e se non ti basta puoi abbracciare anche il mio Yubi!”
“Come potrei rifiutare una simile offerta?”
La Prima Signora venne requisita dalla coppia di buontemponi, che iniziarono a contendersi le sue attenzioni a colpi di moine e complimenti.

“Bah! Succede sempre così... Ore e ore di smancerie e intanto la cena in tavola si raffredda!”
Il cinico sarcasmo del commento distolse l'interesse dell'Immortale dalla commedia goldoniana in corso portandolo sulla ragazza, che si era materializzata accanto a loro.
Quindi era lei la Voce Fantasma, la maestra dal Qi bellicoso e turbolento che aveva spaventato Gege; una coetanea di Alaric infilata in un miniabito rosa confetto lavorato a maglia, peraltro assai graziosa se non fosse stato per l'espressione accigliata e i modi ruvidi coi quali esprimeva ad alta voce il suo malcontento.
“Ekto dacci un taglio coi salamelecchi, qui c'è gente che ha fame!”
La Prima Signora, lunghi dal mostrarsi offesa o intimorita, le rispose muovendo la mancina in un vago gesto d'incoraggiamento.
“Sei grande ormai, fai tu gli onori di casa e accompagnali dentro, noi vi raggiungeremo subito.”
Ye Feng provò a ribattere, ma venne di nuovo surclassato dalle rumorose rimostranze della giovane maga.
“Come vuoi, poi non venire a lamentarti!” esclamò e si rivolse di nuovo ai malcapitati affidati alle sue cure “Io sono Nemesi, accetto anche la versione col maestra davanti, diminutivi e vezzeggiativi solo su approvazione della sottoscritta; lei è la Tata, Sophia e Hakon li conoscete già, vogliamo entrare?”
Il francese rantolò una risposta intellegibile e obbedì a quello che somigliava più ad un ordine che ad un invito.
Il Signore degli Shen decise di seguirlo, perché a giudicare dalle risate e dagli sproloqui galanti alle sue spalle gli altri due erano già passati al Nemico e qualcuno doveva rimanere lucido nel caso la serata avesse preso una brutta piega.
Le sommarie presentazioni della maga avevano incluso anche la persona che era rimasta ferma davanti alla soglia del palazzo e ascoltava interessata il resoconto della bambina sulla spedizione alla pagoda.
Infischiandone delle direttive l'indisponente fanciulla in rosa era andata avanti per i fatti suoi, consegnandoli a lei.
Al loro avvicinarsi la Tata li salutò in modo assai più pacato e a Ye Feng sembrò il primo barlume di normalità nel turbinare degli eventi.
“Maestro Leng, apprendista Lafayette benvenuti a palazzo, la famiglia Leukotes è lieta di avervi a cena stasera.”
A differenza della padrona di casa la sua indubbia bellezza aveva un carattere più sommesso e si lasciava ammirare senza la pretesa di imporsi.
Vestiva con un'eleganza di altri tempi: un coordinato di cachemire, un filo di perle, un'ampia gonna di taffetà nera a ruota.
I capelli, di un biondo pallidissimo dalle sfumature argentee, erano raccolti in un morbido chignon e piccole onde perfette scendevano ad incorniciare il viso dai tratti armoniosi, che in quel momento esprimeva una premurosa sollecitudine verso i due invitati allo sbando.



Sophia offrì di nuovo la mano all'Immortale, poi allungò l'altra verso Alaric; il ragazzo gliela porse in uno stato di rigidità cadaverica, pregando che non fosse troppo gelida e sudaticcia.
“Oh... sei freddo come lo zio Claude Auguste!”
“Chi è lo zio Claude Auguste?”
“Un Notturno, un vampiro.” spiegò la Tata, precedendoli all'interno “Un vecchio amico di famiglia.”
“Serannian ospita molte creature sovrannaturali, sono tutti amici della Prima Signora?”
All'apprendista, ormai assuefatto ai modi dell'orientale, non sfuggì l'insinuazione tendenziosa della domanda.
Poteva scommetterci il suo cacciavite universale preferito: Ye Feng era offeso dal fatto che in tutti quei mesi lui e Ye Xue erano stati ignorati dai governanti della dimensione magica.
Nella sua situazione essere ignorati era un vantaggio: significava che nessuno aveva da lagnarsi, ma un Immortale col pedigree poteva viverlo come un insulto.
“Amici, parenti o alleati...” confermò serafica la giovane donna “Tuttavia per noi sono sfumature, preferiamo considerarli parte della nostra famiglia.”
Nell'immediato non vi fu alcuna replica; il grandioso atrio del palazzo chiese agli ospiti qualche istante di silenziosa e sbalordita contemplazione, a cominciare dal monumentale scalone a doppia rampa che portava ai piani superiori dove una pianta di glicine cresceva abbracciata alla balaustra di marmo, lasciando cadere un'abbondante cascata di fiori profumati.
Sopra di loro gravitava un immenso lampadario in cristallo; era sospeso in aria senza ganci o catene ad ancorarlo alla cupola, sulla quale erano raffigurate in oro le principali costellazioni.
Il blu profondo del cielo a mosaico proseguiva idealmente oltre l'occhio aperto sul soffitto da cui si poteva scorgere la volta celeste.
Sophia, che certe meraviglie le vedeva tutti i giorni, si spazientì e cominciò a tirare.
“Ti seguiamo principessa, ci siamo fermati un attimo ad ammirare la tua casa...”
“Ma è solo l'ingresso! Ci sono delle cose più belle da vedere!”
“Ah non l'avrei mai detto di una bicocca così modesta! Scommetto che per spostarsi da un'ala all'altra usano il monopattino a reazione...” bisbigliò Alaric in un soffio.
Gli rispose un brontolio rauco e gutturale, che somigliava ad una specie di risata.
La risata di una belva feroce.
Il mannaro aveva inteso il sussurro e nel passare accanto all'apprendista gli rifilò un paio di paio di amichevoli colpi di coda, che lo fecero oscillare come una boa di segnalazione nel mare in tempesta.
La bambina intanto aveva imboccato sicura il corridoio alla sua sinistra; l'atrio ne aveva almeno altri due, da cui il Signore degli Shen intravide delle lunghe fughe di stanze che lasciavano supporre ambienti altrettanto fastosi.
Dai grandi finestroni notò che la villa proseguiva anche sull'altro versante della collina, molto più scosceso, scendendo tra padiglioni, cascatelle e ampie terrazze fino all'orizzonte dove la chiarìa d'argento della luna si rifletteva sull'acqua.

“Avete un lago qui vicino...”
“Quello è il mare!” cinguettò Sophia “Non lo hai mai visto?”
“No principessa, nessuno me ne ha mai parlato.”
Ye Feng aggrottò la fronte e lanciò un'occhiata in tralice al giovane francese, che fece spallucce.
“Non mi sembravi un tipo da ombrellone, stuoia, ciabatte e sabbia nel costume...”
La Tata nascose la risata dietro un educato colpo di tosse.
“La Baia delle Sirene è molto suggestiva , in sere come questa con la luna crescente le sirene salgono dalle grotte sommerse e vengono a cantare sugli scogli, sotto il promontorio del Drago. Usando alcune precauzioni ed evitando di disturbarle è possibile ascoltare le melodie che incantarono Ulisse e i suoi marinai.”
“Il Promontorio del Drago... è un nome di fantasia immagino.”
“Oh no, è il posto dove Kissa va a fare i suoi sonnellini.” rispose la loro piccola accompagnatrice.
Ye Feng cercò ancora lo sguardo dell'apprendista e lui replicò con l'ennesima alzata di spalle.
“Ne ho solo sentito parlare, se fosse venuto al borgo me ne sarei accorto, è una creatura dalle dimensioni importanti... e poi lo sanno tutti che non si disturba un drago quando dorme.”
“Appena si sveglierà sarà lui a cercare voi...” spiegò la Tata “Come tutti i fatati ha un'indole molto curiosa, ed è attratto dalle novità.”
“Non siamo più una novità.” sottolineò puntiglioso il Signore degli Shen “Alloggiamo a Serannian da mesi ormai.”
Alaric non riuscì a trattenersi, sbuffò rumorosamente e alzò gli occhi al soffitto; di solito era lui quello che cercava la rissa e la discussione, ma l'Immortale si stava dimostrando un vero piantagrane.

“Per me lo siete ad esempio...”
Nemesi era spuntata da una delle porte aperte sul corridoio e stava mangiando con gusto qualcosa che pescava da una ciotola di porcellana, alla quale aveva fatto il colmo.
“Sono arrivata a casa un paio di giorni fa e avrei anticipato la partenza se quei tromboni sfaticati giù al Laboratorio mi avessero detto che c'erano delle facce nuove.”
“Sicuramente non volevano distrarti dalla tua missione.” ribatté asciutto Ye Feng.
“Fare da balia ad un vulcano ed evitare che la lava tracimi è divertente la prima settimana, dopo due mesi diventa una rottura; però c'era un villaggio sotto la montagna, dove facevano un poke favoloso.”
“C'era? Nel senso che...” azzardò Alaric, paventando scenari di morte e devastazione.
“C'è ancora! Lo Spirito del vulcano è tornato a dormire e gli abitanti hanno festeggiato per giorni, il maiale arrosto era superbo!”
La ragazza baciò pollice, indice e medio della mano libera a manifestazione del suo apprezzamento verso la cucina locale, poi sotto lo sguardo inorridito del maestro Leng passò la sua ciotola all'apprendista esclamando: “Mangia Lafayette, mi sembri pallido!”
A quel punto la Tata la esortò a farli accomodare e sorprendentemente l'interpellata l'ascoltò, lasciandoli entrare senza ulteriori tirate polemiche.

Fine ventiquattresima parte


⋆ La voce dell'onniscienza ⋆

Carissimi e carissime (✿◠‿◠) il paventato evento mondano (tale in realtà solo nella testa di Alaric!) è finalmente giunto e a quanto pare nessuno era pronto!
Non lo era il nostro litigioso apprendista francese, che si presenta con un frac che reali di Windsor spostatevi proprio e nemmeno Ye Feng, il quale impatta (in senso letterale) con la vivace e affascinante Prima Signora venendone travolto.
A casa Leukotes sembra regnare una specie di anarchia creativa in cui ognuno fa come gli pare, per fortuna c'è la Tata a serrare i ranghi e ad occuparsi degli straniti ospiti!
La cena sta per cominciare, ma qualcuno si sta già abbuffando, come si può rifiutare una ciotola di olive all'ascolana, se te la offre la piccola Nem? ^-^'
Nel prossimo capitolo gli ospiti siederanno finalmente a tavola, tuttavia la cena riserverà molte sorprese e tra una lasagna e un brasato il giovane galletto si troverà a fare perfino il somellier!
Tenete uno spazio libero nella pancia, la grande abbuffata comincia!

Termini e spiegazioni:
Shishu: come detto sotto è uno zio marziale, termine riferito ad una persona di famiglia (clan o scuola), con la quale non necessariamente si hanno anche legami di sangue.



   
 
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