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Autore: BabaYagaIsBack    17/11/2022    0 recensioni
In un' Europa dalle atmosfere steampunk e in cui la Chiesa ha tutt'altre connotazioni, un ordine di esorcisti si dedica alla creazione di vânător, cacciatori del sovrannaturale. E' da loro che Katarina impara i rudimenti per affrontare tutti i mostri che popolano la notte più scura, prefiggendosi come obbiettivo ultimo quello di uccidere Dracul, il Re di tutti i Vampiri.
Districandosi tra personaggi bizzarri e situazioni estreme, Miss Bahun cerca di mettere fine alla linea di sangue creata dai fratelli Corvinus, ergendosi al di sopra di tutti gli altri suoi compagni. Eppure qualcosa non torna, una nuova minaccia sembra voler sovvertire tutto ciò che lei conosce e, improvvisamente, gli amici diventano nemici. Di chi fidarsi,quindi, quando il genere umano è in pericolo?
Genere: Avventura, Dark, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash, FemSlash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
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XIV
parte 2


Suzu sospirò. Lo fece in quel modo grave, tipico delle brutte notizie che Katarina tanto non riusciva a sopportare, poi si schiarì la gola: «Quando siete arrivata già vi era stato detto che le nostre fila si stavano sfoltendo. Ebbene, su trentacinque membri attivi nei Possedimenti di Bretagna siamo rimasti in venti.» L'uomo fece un gesto al cocchiere che si era avvicinato allo sportello per aprire, così questi si allontanò dalla carrozza per lasciar loro la privacy necessaria: «Di questi venti, almeno la metà sono vecchie glorie dell'Ordine, esorcisti che meriterebbero di riposare, non di lanciarsi in una nuova guerra.»
Miss Bahun tornò a poggiare il viso sul dorso della mano destra: «Perché, esiste davvero un modo per ritirarsi da questa guerra?»
Whiteman scambiò un'occhiata di rassegnazione col compare, ma non riportò subito lo sguardo sull'interlocutrice: «Non siamo tutti come vostro-»
«Non parlo di Emil» lo zittì Katarina, già consapevole di ciò che stava per dire. I suoi occhi si soffermarono con durezza su di lui, cercò quasi di schiacciarlo, di farlo sentire piccolo di fronte al suo volere - perché sinceramente credeva di essere stata chiara il giorno precedente, ma probabilmente si doveva essere sbagliata. Cosa c'era di difficile nel comprendere che il nome di quell'uomo doveva essere citato il meno possibile in sua presenza? A suo avviso, nulla.
«A essere onesta, non stavo parlando di alcun cacciatore nello specifico» aggiunse dopo qualche secondo cambiando completamente tono e tornando a fissare Scotland Yard oltre la finestrella della carrozza con una certa noncuranza.
Da così vicino l'edificio sembrava ancora meno minaccioso di quanto le fosse parso. Con quei mattoni grigiastri a vista non sembrava una centrale di polizia, un luogo dove la legge umana cercava di imporsi sulla criminalità: piuttosto dava l'idea di un distaccamento municipale, un conglomerato di uffici perennemente sovraffollati.
«Il nostro sangue ci definisce. Il nome che portiamo ci condanna. L'addestramento a cui veniamo sottoposti ci forgia a tal punto da piegarci per sempre e una volta compiuto il rito, giurato, una volta marchiati... noi non torniamo più indietro. Nati vânător lo restiamo fino al momento in cui esaliamo il nostro ultimo respiro. E non perché uno stupido Dio ci fissa dall'alto di uno scranno sacro mentre la sua Sposa ci illude di ricevere misericordia per gli atti vili e mostruosi che compiamo ogni giorno, no...» più le parole defluivano fuori dalle sue labbra, più la rabbia di Katarina prendeva il sopravvento. Ad ogni sillaba sentiva i muscoli del viso contrarsi maggiormente, le dita dei piedi piegarsi e il desiderio di sferrare un pugno contro qualcosa aumentare, così si fermò. Provò a controllare il respiro, frenare il battito prima che potesse accelerare e, umettandosi le labbra, si sforzò di recuperare contegno. Quando fu convinta di esserci riuscita riprese: «Il motivo è che siamo talmente abituati a uccidere che non riusciamo più a fare altro. Non siamo fatti per vivere in pace... e mi domando come facciate voi» come la canna di una pistola le sue pupille tornarono sui due uomini, pulsarono per il cambio di messa a fuoco e li misero spalle al muro: «a stare qui, con le mani in mano a lamentarvi di cosa sta succedendo senza agire veramente. Ci fossero stati gli esorcisti di Bistria...» soffocò una risata: «avrebbero già rivoltato questa città dalle fondamenta.»
Julius d'un tratto sembrò tornare sulla conversazione e, esattamente come a casa dell'Exilati, perse le staffe: «Ebbene! Se siamo tanto inetti a confronto vostro perché non avete ancora scoperto ciò che sta succedendo?» Il suo busto si allungò tanto da lasciar giusto due spanne tra il proprio viso e quello della donna e, a quella distanza, Miss Bahun notò l'evidente rossore della sua sclera. Stava trattenendo qualcosa, ma non riuscì a capire se fosse rabbia o altro.
In segno di sfida staccò il mento dalla mano, avvicinandosi a sua volta all'avversario: «Perché la mia guerra è altrove e i cadaveri là dentro sono solo altri corpi privi di qualsivoglia valore per me. Sono qui solo perché costretta da un giuramento.»
«Ma sono vânător!» tuonò l'uomo battendo il bastone: «Nostri compagni, fratelli

Le dita di Katarina si allungarono, stringendosi intorno alla maniglia dello sportellino. Non distolse lo sguardo nemmeno per un istante e lentamente, pregustando il proprio momento di gloria, sorrise: «Per quel che mi riguarda, Julius, io sono figlia unica» e con uno scatto abbassò il polso. Fingendo di aver appena intrapreso la più futile delle conversazioni saltò fuori dalla carrozza sistemandosi cappotto e bombetta. Si guardò attorno inspirando l'aria viziata della città, le mani vicino al grembo indecisa su dove poggiarle e lo stiletto a irrigidire l'avambraccio, poi aggiunse: «Ad ogni modo non c'è alcun bisogno di scaldarsi tanto, Lord Terry. Ognuno di noi ha le proprie ragioni per star qui e compiere il dovere impostoci, probabilmente le mie mi spingono a essere più meschina di quanto facciano le vostre.»

Julius la seguì fuori dall'abitacolo. Per qualche secondo Miss Bahun si sentì i suoi occhi addosso, fermi all'altezza del collo. Che volesse strangolarla? Beh, non sarebbe stato il solo a nutrire un simile desiderio, la lista di chi la voleva morta si allungava di anno in anno e ormai aveva perso il conto di quanti non riuscissero a sopportare la sua sfacciataggine. Oltre le loro spalle, anche i passi di Suzu si unirono a quelli di decine di altre persone e, quando probabilmente fu abbastanza vicino al compare, questi distolse lo sguardo e si incamminò, precedendoli: «Vogliate seguirmi, allora. Vediamo di farvi raggiungere i vostri obiettivi il più in fretta possibile.» Era chiaro fosse nervoso, lo si poteva capire dal modo in cui teneva il pugno stretto accanto al fianco, dal mento all'insù e dal fare impettito, come se avesse un'asta di legno a tenergli dritta la schiena.
Le venne nuovamente da ridere, ma prima che la mano potesse raggiungere la bocca per coprirne il ghigno, Whiteman l'accostò: «Avete esagerato.»
«Nel far cosa, di grazia?»
Si scambiarono un'occhiata: «Nel comportarvi nuovamente così. Forse non vi è chiaro il significato di buone maniere o gentilezza, forse non avete cuore o semplicemente non avete mai avuto amici, difficile supporlo... ma sia Julius che io siamo qui per aiutarvi, quindi, ve ne prego, la prossima volta che la vostra linguaccia vorrà sputare qualche cattiveria, mordetevela!»
Davvero credeva di poterle dire ciò che doveva fare?
Katarina alzò un angolo della bocca tendendo un sorriso tutt'altro che rassicurante: «Non dobbiamo diventare compagni di merende, Suzu, dobbiamo solo dare la caccia a un Maligno e trafiggergli il cuore, staccargli la testa o, se preferite, dargli fuoco. Nulla di più. Al di fuori di questa missione voi sarete ancora voi: Mister Suzu Whiteman, maestro delle polveri da sparo, e il suo caro amico Lord Julius Terry. Verrete visti come uomini rispettabili, cacciatori dalle grandi doti, impavidi... ma io sarò ancora la vânător che arriva dalla Transilvania e con cui nessuno vorrebbe avere a che fare.» Fece una breve pausa, rifletté sulle parole da aggiungere e infine sbottò con un commento assai poco elegante per una signorina: «Beh, a parte per quelle poche persone che apprezzano sia il modo in cui uso la mia lingua sia lo sputo.»
L'uomo sbiancò. I suoi occhi si fecero tanto grandi da rendere lo sbigottimento palpabile - e Miss Bahun si crogiolò in tutto ciò.

Suzu deglutì: «N-non c-credo di-» ma lei non gli diede tempo di finire. Muovendosi a passo spedito, Katarina macinò i metri che la separavano da Julius e dall'ingresso di Scotland Yard. Ad ogni falcata sentiva il sangue nelle vene farsi sempre più caldo, l'eccitazione aumentare come una marea alla sola idea di varcare la soglia dell'obitorio e poter poggiare il proprio sguardo sulle vittime di quello che era certa essere l'ennesimo piano di Dracul. In quei corpi sull'orlo della decomposizione avrebbe trovato la mappa per raggiungerlo, per capire cosa diamine avesse in mente e fermarlo - perché nessuno poteva aver ideato qualcosa di così subdolo ed enigmatico se non il Re delle Tenebre, ne era certa.
Le sue gambe si mossero più veloci e d'un tratto, quasi senza accorgersene, si ritrovò oltre i cancelli della centrale di polizia con Lord Terry poco dietro. Frenò la corsa solo quando l'uomo la chiamò con un soffio, come se non volesse farsi sentire, e a quel punto la vânător si rese conto d'essere circondata dagli sguardi sdegnati degli uomini in divisa blu lì presenti. Ognuno di loro la fissava con un cipiglio tutt'altro che amichevole, giudicandola per chissà quale ragione; fu come tornare nelle strade di Roma, tra le vie della Città Santa o di qualsiasi altro luogo che aveva visitato in quegli ultimi anni. Per la prima volta da quando era arrivata si sentì improvvisamente fuori posto anche a Londinium, una reietta, un'assassina a piede libero.

Un'ombra scura e slanciata l'affiancò, poggiandole una mano sulla parte bassa della schiena facendola irrigidire.
Julius sembrò schermarla, mentre il rumore dei passi leggeri di Suzu si fece sempre più vicino.
«Vi prego di restare al nostro fianco, Miss, non siamo i benaccetti qui.» E dal modo in cui con la coda dell'occhio gli vide gonfiare il petto e alzare il mento capì di essere entrata in una sorta di territorio nemico.


 
   
 
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