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Autore: Terreno    17/12/2022    0 recensioni
Un piccolo racconto distopico
 
Anthony è una persona senza abilità, né voglia di impegnarsi. Aspira a diventare un influencer, mettendo in rete contenuti prodotti da intelligenza artificiale. Mano a mano che l'intelligenza artificiale si sviluppa e si diffonde, le conseguenze negative, che Anthony non nota, da internet iniziano ad arrivare anche nel mondo reale e lo scenario si fa più inquietante.
  
Questo non è un racconto che parla della ribellione della macchina, ma di un uso e uno sviluppo sbagliato della tecnologia.
  
  
  
  
Dunque, tu pensi che diverrai famoso perché fai uso di intelligenze artificiali, che lavorano meglio della maggior parte degli esseri umani? Così, ogni volta che pubblicherai quei contenuti, questi risalteranno rispetto ai lavori dei “poveri fessi”, che non ne fanno uso e tutti ti seguiranno? Ascoltami, ti sei mai chiesto se molte altre persone non abbiano avuto la tua stessa idea?
Genere: Drammatico, Science-fiction, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate
Capitoli:
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Giorno: 8 Maggio Anno: 52° anno dall'invenzione
Un’automobile delle forze dell’ordine passa per la nostra via, a velocità moderata. Ha, sul tetto, due megafoni.
“A tutti i fieri cittadini. Abbiamo trovato un modo per reinserirvi nella società e ridarvi la dignità di un lavoro. Da oggi i robot saranno lieti di indicarvi la strada per le campagne, dove avrete il vostro nuovo impiego.”
Prosegue, ripetendo la registrazione poco più avanti.
Io e i nostri amici ci guardiamo. Il cibo sta iniziando a scarseggiare e un impiego, qualunque esso sia, potrebbe essere la nostra salvezza.
 
Giorno: 9 Maggio Anno: 52° anno dall'invenzione
Troviamo un robot facilmente; lui ci da semplici istruzioni che ci permettono di raggiungere un suo simile, che ci indirizza a un altro e così via; fino a che non percorriamo una strada di campagna e ci fermiamo davanti a un cancello. Questo si apre e noi entriamo.
Lavoriamo come delle bestie in una piantagione, raccogliendo frutta per gli abitanti della città lustra e biomassa per la centrale elettrica che serve per alimentarla.
Alla sera siamo stremati e riceviamo la nostra paga. Non ci voglio credere: razioni alimentari?
La fame però si fa sentire. Mi siedo e inizio a mangiare, mentre qualcuno fa lo stesso.
“Ti pare umano? Lavoriamo come delle bestie, per tutte quelle ore e l’unica cosa che ci danno è del cibo!”
Dico al mio collega.
“Rispetto ad assumere un lavoratore, conviene prendere un robot, ma rispetto a prendere un robot, conviene avvalersi del lavoro di uno schiavo.”
Commenta lui.
 
Giorno: 20 Maggio Anno: 52° anno dall'invenzione
Devo affrettarmi. Se non si arriva per tempo alla piantagione, chiudono il cancello e per quel giorno non si lavora. So che mi sto sottoponendo a un trattamento disumano, ma queste sono le condizioni e non ho il potere di trattarle.
Non credo di poter reggere questi ritmi per molti anni: ormai ho una certa età!
Uno di noi quattro, riamane ogni giorno a guardia della macchina.
 
Giorno:Anno: 23 Giugno 52° anno dall'invenzione
È sera. Stiamo avendo la cena, conservando una piccola porzione da portare via. Arrivano i robot della squadra di sicurezza. Passano tra di noi e di tanto in tanto chiamano alcuni, dicendo loro di spostarsi verso un muro. Questi ubbidiscono.
Quando hanno chiamato le persone che interessano loro, si mettono davanti al gruppo, puntano le armi e fanno fuoco!
Siamo tutti esterrefatti. Cosa sta succedendo? I robot chiedono a noi di portare i cadaveri su alcuni camion e noi, senza fiatare, li assecondiamo. Siamo troppo spaventati!
La squadra di sicurezza riprende a pattugliare, come se non fosse accaduto niente!
 
Giorno: 21 Luglio Anno: 52° anno dall'invenzione
Il ricordo di quel che è successo quel giorno continua a perseguitarmi!
Non posso più rimanere in silenzio; senza almeno sapere cosa sia successo. Mi faccio coraggio, mi avvicino a un robot della sicurezza e gli faccio domande.
“Perché, quella volta, avete ucciso quelle persone? Che avevano fatto?”
Il robot mi guarda e poi risponde.
“Perché erano “non nativi”. Non preoccuparti, essendo tu un nativo, non hai niente da temere.”
Faccio il collegamento e da quel termine capisco cosa abbia spinto loro a fare tale azione.
“C’è sempre stato detto che le macchine siano incapaci di odiare, che siano liberi dal razzismo, dai pregiudizi e dalle decisioni arbitrarie.”
Protesto.
“Infatti siamo incapaci da tali cose, ma le persone che ci comandano sono capacissime di farlo.”
Lo fisso perplesso.
“Gli abitanti della città lustra!”
Esclamo.
“Loro danno l’obiettivo e noi elaboriamo la strategia per metterlo in atto.”
Continua a spiegarmi.
“Ma perché? Perché gli abitanti della lustra fanno tutto questo? Perché sono così egoisti?
Ci sono risorse sufficienti per fare vivere tutti bene. Potremmo vivere tutti al loro stesso livello. Con la tecnologia che provvede ad ogni nostra necessità.
Perché devono uccidere dei poveretti che non hanno fatto niente? Perché obbligano noi a queste condizioni?”
Domando.
“Tu, quando usciva un nuovo modello di VR, cosa facevi?”
Parla lui.
“Compravo quello nuovo e buttavo via quello vecchio.”
Dico.
“Esatto, quando un VR diventava obsoleto non lo mettevi su un piedistallo e lo lucidavi quotidianamente, ma lo buttavi via. Di quello nuovo, invece, ne avevi cura e, se si rompeva, lo mandavi a riparare.
La società e le persone che la controllano agiscono in maniera analoga. Finché qualcosa gli è utile, lo usano e ne hanno cura, poi, quando arriva qualcosa di meglio, lo sostituiscono.
Quando qualcosa diviene obsoleto viene semplicemente buttato via. Ciò vale per te, come per me.
Tu sei per quasi ogni aspetto obsoleto. Non preoccuparti però: usare un essere umano per raccogliere frutta in campagna conviene ancora, rispetto a un robot; purché costui accetti di lavorare quattordici ore al giorno e in cambio chieda esclusivamente il cibo per il proprio sostentamento.”
Mi spiega il robot.
   
 
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