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Autore: Star_Rover    16/01/2023    4 recensioni
Jari e Verner sono uniti fin dall’infanzia da un legame che nel tempo è diventato sempre più intenso e profondo. Nell’inverno del 1915 però i cambiamenti sociali e politici che sconvolgono la Finlandia finiscono per coinvolgerli, così i ragazzi sono costretti a separarsi per seguire strade diverse.
Nel 1918 i destini dei due giovani tornano a incrociarsi sullo sfondo di una sanguinosa guerra civile.
Genere: Drammatico, Guerra, Storico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza | Contesto: Il Novecento, Guerre mondiali
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XIX. La spiaggia
 

Il capanno di legno, utilizzato come magazzino e posto di guardia, era l’unica prova umana su quella spiaggia. Al calare del sole, quando l’ultima squadra di addestramento si ritirava per cena, quel luogo diventava del tutto deserto. Le impronte degli stivali sulla sabbia erano l’unica prova che in giornata altri esseri umani avessero messo piede su quelle sponde. Ma quando le stelle iniziavano a comparire nel cielo e la l’unica luce diventava quella della luna che si rifletteva nelle onde, si poteva avere la certezza di essere soli. Si avvertiva soltanto il rumore della risacca nel silenzio della notte.
Durante il suo turno di guardia Jari trascorreva la maggior parte del tempo scrutando nell’oscurità, dove il mare si confondeva all’orizzonte con il buio della notte. Da qualche parte, oltre quelle onde, si trovava la costa scandinava, l’isola di Gotland era l’unico riferimento che poteva ricondurlo ad Helsinki, ancora troppo lontana.
Jari era perso in questi malinconici pensieri quando ad un tratto avvertì il rumore di alcuni passi. Il giovane si voltò di scatto, riconobbe immediatamente la figura dell’ufficiale.
«Bernhard!»
Jari non esitò ad abbracciare il suo compagno, i due non si erano più rivisti dopo l’ultima battaglia.
«Ho davvero temuto di perderti per sempre!» disse commosso.
Il tedesco trascurò le formalità, almeno per quel momento.
«Anche io ero preoccupato, sono felice di sapere che stai bene»
Quelle frasi erano sincere, aveva realmente sofferto nell’abbandonare il commilitone in fin di vita in quel letto d’ospedale.
«Yrjö mi ha detto che sei stato ferito!»
Il tenente cercò di rassicurarlo: «non è nulla di grave»
Jari fu costretto a credergli sulla parola.
«Sei stato a Berlino?» chiese, ansioso di conoscere ciò che avrebbero dovuto affrontare nel prossimo futuro.  
Il comandante annuì, ma il suo sguardo afflitto lasciò intendere che le cose non erano andate come previsto.
Jari era sempre più impaziente: «dunque? Cosa è stato deciso?»
Bernhard fu sincero e diretto: «gli Jäger non torneranno in prima linea»
Il suo compagno non capì: «che cosa significa? Forse i tedeschi non si fidano di noi? Oppure non ci considerano degni combattenti?»
Il tenente tentò di calmarlo: «no, non è così!»
«Allora che sta succedendo?»
Winkler prese un profondo respiro.
«Resteremo qui, questo campo di addestramento sarà la prima base gestita e comandata da ufficiali finlandesi»
Jari rimase scettico: «quale vantaggio avranno i tedeschi in tutto questo?»
Bernhard scosse le spalle: «qualcuno doveva restare di guardia in questo avamposto»
Il giovane rimase perplesso a riguardo.
«A proposito…dovresti parlare con il capitano Knahts»
Jari sussultò: «per quale motivo?»
«Per chiedere di essere ammesso al corso per sottufficiali»
«Credi che potrei ricoprire un ruolo del genere?»
«Certamente, hai dimostrato di essere un buon soldato. E poi…voglio uomini di fiducia al mio fianco»
Jari rifletté sulla situazione.
«Cercherò di fare del mio meglio»
Winkler sorrise: «ne sono sicuro»
Il tedesco si voltò per tornare alla base, ma Jari lo trattenne.
«Aspetta! Non credi che dovremmo parlare di quel che è successo prima della battaglia?»
Bernhard scosse il capo: «non adesso, devo tornare al campo per occuparmi di una questione importante»
Jari fu colpito dalla freddezza del suo compagno, era evidente che volesse evitare quel confronto.
Pur continuando a riporre fiducia in Winkler, non poté evitare di insospettirsi per la vaghezza di quelle ultime parole.
 
***

Winkler risalì il sentiero che dalla spiaggia conduceva all’accampamento, l’uniforme era sporca di sabbia mentre in bocca poteva avvertire il sapore del sale. Provò una strana sensazione, si trovava in territorio neutrale, né in Finlandia né in Germania, era a metà strada, nella terra di nessuno.
Così si sentiva anche nel profondo del suo cuore, era diviso tra due identità, senza sapere da quale parte stare definitivamente. Poteva realmente aiutare la Germania senza tradire la Finlandia?
Bernhard ripensò a quel che era accaduto a Berlino.
 
Dopo aver partecipato alla riunione ufficiale con alti esponenti dell’esercito, ovviamente sotto il rigido controllo del maggiore Bayer, aveva ricevuto un invito particolare. Era stato contattato direttamente dai servizi segreti.
Bernhard era già stato in contatto con agenti tedeschi, ma era sempre stato un intermediario per l’Organizzazione. In quella specifica occasione invece i servizi segreti si erano interessati direttamente alla sua persona.
Spinto dalla curiosità, ma anche da una certa preoccupazione, Winkler si era presentato all’appuntamento in un’affollata birreria.
Dopo una lunga attesa un uomo in abiti scuri si era avvicinato al bancone, indicandogli con discrezione di seguirlo sul retro del locale. Con stupore Bernhard si era ritrovato in una stanza nascosta, al centro era presente un ampio tavolo. L’uomo l’aveva invitato a sedersi. Istintivamente egli aveva obbedito. Lo sconosciuto si era posizionato davanti a lui, l’aveva squadrato attentamente per poi presentarsi con una virile stretta di mano e un affabile sorriso.
«Tenente Winkler, lieto che abbia accettato di incontrarmi. Io sono l’agente Schäfer, mi è stato assegnato l’incarico di discutere con lei di una questione importante»

L’ufficiale si era mostrato alquanto sospettoso.
«Sono qui per farle una proposta» aveva continuato Schäfer.
Bernhard aveva esitato.
«Mi chiedo perché i suoi superiori abbiano deciso di rivolgersi a me, ci sono comandanti ben più autorevoli»
«Lei ha esperienza con i servizi segreti, immagino che sappia che è necessario agire in modo discreto per non destare sospetti»
Bernhard aveva annuito, in fondo ciò aveva senso.
«Questa alleanza potrebbe rivelarsi preziosa per entrambe le parti, però è necessario fare in modo che gli accordi vengano rispettati»
«Fino ad ora gli agenti finlandesi non hanno esitato a svolgere il loro dovere»
«Così come l’organizzazione tedesca non si è mai rifiutata di fornirvi armi e risorse per la vostra causa»
Winkler aveva guardato l’uomo negli occhi.
«L’ultima missione si è conclusa con successo?»
«Le nostre navi sono rientrate senza aver subito danni e i vostri compagni hanno recuperato il carico senza problemi»
«Immagino che ora sia il vostro turno di fare richieste»
Sul volto di Schäfer era comparso un sorriso d’intesa.
«Il vostro esercito porterà avanti la battaglia con il nostro supporto armato, ma questo sarà solo quel che accadrà in superficie. Le informazioni possono determinare l’esito di una guerra, per questo abbiamo bisogno di una rete di agenti esperti ed addestrati disposti a servire la Germania in territorio finlandese, e ancor meglio oltre al confine russo»
«Così lei sta cercando futuri agenti tra gli Jäger?»
«Dove altro potrei trovare uomini coraggiosi e determinati a fare di tutto per il loro Paese, se non tra i volontari in prima linea?»
Bernhard aveva finalmente capito: «vuole affidare a me questo incarico?»
«Voglio fidarmi di lei tenente Winkler, in questi anni ha dimostrato di essere disposto a servire il Reich»
 
Bernhard tornò alla realtà, quelle parole continuavano a vagare nella sua mente. Tormentato da questi pensieri rivolse un ultimo sguardo alla spiaggia deserta. Tutti i suoi sforzi avrebbero reso libera la Finlandia? Oppure sarebbero svaniti nel tempo disperdendosi come granelli di sabbia?
 
***

Il soldato Heitala aveva ottenuto una strana fama tra i convalescenti dell’ospedale. Aveva sempre avuto una grande passione per l’arte e al fronte aveva trovato il modo per far valere questo suo talento con un buon tornaconto. Disegnava per i suoi compagni qualunque cosa gli fosse richiesto. Per quanto fossero romantici i suoi paesaggi e suggestive le sue composizioni, la maggior parte si rivolgeva a lui unicamente per i suoi realistici e dettagliati ritratti di nudi femminili.
Una volta aveva venduto uno di questi disegni erotici a un ufficiale tedesco, il quale era stato così soddisfatto da offrirgli il doppio del compenso.
In un certo senso era diventato un artista su commissione.
Yrjö aveva sentito parlare del talento di Heitala parlando con i pazienti, e in alcune occasioni aveva avuto modo di vedere i suoi lavori con i propri occhi. Trascurando i soggetti più volgari, doveva ammettere che quell’uomo era un vero artista.
Una mattina, dopo aver terminato il solito giro di visite, il giovane medico si trattenne davanti al suo letto.
«Ho saputo che vendi ritratti» accennò dopo aver scambiato qualche parola di circostanza.
«Al modico costo di due sigarette» rispose Heitala, seppur con una gamba fasciata, al pensiero della ricompensa sembrava ignorare completamente il dolore. Per lui il tabacco aveva un effetto migliore della morfina.
Il dottore prese un profondo respiro prima di mostrare la sua preziosa fotografia.
«Potresti disegnare lei?»
Egli osservò con attenzione l’immagine della ragazza.
«Per i nudi chiedo quattro sigarette, ma per lei dottore posso fare un’eccezione, tre sigarette soltanto!»
Yrjö arrossì fino alla punta delle orecchie, immediatamente chiarì il malinteso.
«No, voglio solo che il ritratto sia identico alla fotografia»
Heitala sorrise, divertito dall’imbarazzo di chi per mestiere non doveva dare troppo importanza al pudore.
«Oh, mi scusi. Non volevo mancarle di rispetto. È che…insomma, molti mi chiedono ritratti del genere. E poi, ecco, lei è così bella che ho pensato…»
Il medico lo zittì consegnando nelle sue mani le due sigarette.
«Ottimo, dottore. Per la prossima visita avrà da me ciò che ha richiesto» concluse Heitala riponendo con cura la sua ricompensa.
Yrjö si allontanò con titubanza. Per quanto assurda, quella era l’unica idea che gli era venuta in mente per non doversi separare dall’immagine di Kaija.
 
***

Lauri osservò i soldati tedeschi che abbandonavano il campo per raggiungere il fronte. Provò profonda invidia nei loro confronti, desiderò essere nei loro panni solo per tornare a combattere.
Ai suoi occhi quel periodo di addestramento era solo una perdita di tempo, non avrebbero sconfitto i russi correndo nella sabbia.
Quella sera non esitò ad esporre a Jari i suoi pensieri.
«Penso che per noi sia più utile imparare dai tedeschi piuttosto che limitarci ad eseguire i loro ordini» ribatté l’amico con estrema convinzione.
Lauri sbuffò: «è stato Winkler a metterti queste idee in testa?»
«Non dovresti essere così severo nei suoi confronti, è pur sempre il nostro comandante»
«Forse hai ragione, ma continuo a chiedermi a cosa sia servito tutto questo…i nostri compagni sono morti per rispettare degli accordi o per liberare la nostra Nazione?»
Jari fu profondamente colpito da quelle parole.
«Purtroppo non posso darti una risposta»
«Abbiamo avuto prova di cosa significhi combattere in prima linea, ma questo è soltanto l’inizio»
Il suo compagno era ben consapevole di ciò.
«In Finlandia sarà diverso»
«Credi che scoppierà un’altra guerra?» domandò Lauri.
«Non lo so…»
«Sono certo che i tedeschi abbiano un piano per ogni eventualità, ma noi non possiamo continuare a sottostare al volere di un’altra Nazione!»
«Non sono discorsi da affrontare adesso. Il nostro unico obiettivo è ottenere l’Indipendenza»
«Sono stanco di tutti questi compromessi»
Jari iniziò ad irritarsi: «abbiamo forse un’altra scelta?»
Lauri si limitò a scuotere la testa con disapprovazione.
I due giovani restarono a lungo in silenzio, avevano idee discordanti riguardanti quel conflitto, ma nonostante tutto la loro amicizia restava di conforto.
«Tutto ciò che vorrei è fare la cosa giusta» ammise Jari.
Lauri poggiò una mano sulla sua spalla nel tentativo di rassicurarlo: «non ho mai messo in dubbio la tua lealtà alla causa»
Il ragazzo fu consolato da quelle parole, non avrebbe mai voluto tradire la fiducia dei suoi compagni.
 
Rimasto solo Jari rimuginò sull’accaduto. Quella guerra aveva messo tutti quanti alla prova, prima o poi avrebbero dovuto affrontare i dubbi e le incertezze.
Inevitabilmente ripensò all’incontro avuto la sera precedente con Winkler.
Si domandò se egli sarebbe stato all’altezza del suo nuovo incarico. Sapeva che Bernhard si fidava di lui e che faceva affidamento sulle sue capacità. Il tenente lo riteneva un buon combattente oltre che a un devoto compagno. Era per questo che aveva voluto spronarlo a fare carriera.
Non aveva dubbi a riguardo, eppure c’era qualcosa in Winkler che non riusciva a comprendere. Era sempre così schivo e misterioso, in parte era dovuto alla carica che ricopriva, ma dentro di sé era convinto che ci fosse qualcosa di più.
Ricordava bene il suo atteggiamento prima della battaglia, quando l’aveva stretto tra le sue braccia baciandolo con passione e trasporto. Sembrava che quella parte di lui fosse svanita dopo quel viaggio a Berlino.
Jari pensò che il suo cambiamento dipendesse esclusivamente dal suo ruolo, quello non era né il momento né il luogo per parlare di sentimenti. Pur comprendendo le sue motivazioni si sentì deluso dal suo comportamento.
Forse si era illuso, Bernhard teneva a lui, ma non nel modo in cui aveva sperato.
 
***

Yrjö si sedette alla sua scrivania, era stata una giornata lunga e impegnativa. Da quando le truppe avevano occupato quel piccolo villaggio sulla costa non c’erano più stati episodi di combattimento. Doveva però occuparsi dei tedeschi trasportati nelle retrovie, dei civili e dei numerosi incidenti che potevano accadere in un accampamento militare. C’era stato un episodio sulla spiaggia, dove alcuni soldati erano stati gravemente feriti nel tentativo di disinnescare delle mine.
Yrjö aveva assistito il dottor Lange dall’alba al tramonto, era esausto, la situazione non era migliorata da quando era stato chiamato in prima linea.
L’unico momento della giornata in cui poteva dimenticare le disgrazie di quel conflitto era quando rientrava nella sua stanza, prima di crollare sul suo letto per poche ore di riposo, spesso interrotte a causa di qualche emergenza.
Yrjö rimase a lungo immobile, assorto nei suoi pensieri. Quella sera aveva riconsegnato la busta indirizzata a Jari con il suo contenuto al legittimo proprietario. L’amico gli era stato riconoscente per aver informato la sua famiglia durante la sua convalescenza.
Yrjö si sentì colpa per aver nascosto al compagno la corrispondenza con Kaija, egoisticamente aveva voluto tenere per sé quel segreto. Quelle lettere erano il suo unico conforto.
Yrjö pensava a questo mentre osservava il ritratto realizzato dal soldato Heitala. L’artista era stato fedele, riproducendo alla perfezione quel volto dai lineamenti dolci e delicati. Poté nuovamente ammirare la bellezza di quella ragazza, seppur impressa su un foglio di carta.
In quel momento ripensò alle parole di Lauri: qui non abbiamo alcuna certezza, dunque è bene non avere alcun rimpianto.
Il giovane decise così di aggiungere altre righe alla missiva che stava scrivendo.
 

Probabilmente ti sembrerà assurdo, poiché ci siamo conosciuti solo tramite queste lettere, eppure io sono convinto di amarti. Sei ciò che ho di più prezioso in queste notti di solitudine, le tue parole mi liberano dall’angoscia e dal dolore della guerra. Quando penso a te riesco a trovare una ragione per non abbandonarmi allo sconforto, c’è ancora qualcosa di bello e puro in questo mondo, ed è il sentimento che provo nello scriverti queste parole colme d’ammirazione e d’affetto.
Spero che tu possa comprendere lo stato d’animo in cui mi trovo, perdonami se dovessi aver ingenuamente frainteso il nostro rapporto. Desidero solo che tu sappia la verità, qualunque sarà il mio destino, non voglio alcun rimpianto.


 
Yrjö aveva appena terminato di scrivere le ultime parole quando avvertì dei battiti insistenti alla porta. Prontamente si rialzò in piedi. Davanti a lui si presentò un soldato dall’aria sconvolta, in preda a una crisi di panico. Aveva gli occhi sbarrati e tremava per l’agitazione.
«Dottore, mi spiace disturbarla, ma un nostro compagno sta davvero molto male. La prego, deve aiutarlo!»
Yrjö non perse tempo, immediatamente recuperò il necessario e seguì il giovane all’accampamento.
Le baracche di legno dove alloggiavano i soldati finlandesi erano le stesse utilizzate dai russi prima che gli avversari conquistassero il villaggio. Si trattava di costruzioni precarie e pericolanti, l’interno era gelido e umido.
Il malato era disteso sul suo giaciglio, stretto nelle coperte in cui i suoi commilitoni l’avevano premurosamente avvolto. Tossiva compulsivamente e faticava a respirare. Il suo volto pallido ed emaciato era madido di sudore.
Per il medico non fu necessario approfondire la visita, appena vide il fazzoletto sporco di sangue non ebbe più alcun dubbio.
«Dobbiamo portarlo subito in ospedale! Non può restare qui»
Il soldato che era corso ad avvertirlo si allarmò: «che succede dottore? È molto grave?»
Yrjö non rispose, preoccupandosi di ammonire i presenti: «chiunque in questa stanza deve farsi visitare al più presto!»
«È contagioso?» domandò qualcuno con apprensione.
Il medico confermò dichiarando con fermezza: «si tratta di tubercolosi»
  
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