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Autore: AlbAM    21/01/2023    8 recensioni
Alba e Azaele finalmente si sono ritrovati e la loro storia sembra filare a gonfie vele. Ma la vita non è mai semplice e i problemi sono sempre dietro l'angolo, soprattutto se il protagonista è un diavolo innamorato e talmente sbadato da rischiare di provocare una nuova "Grande Guerra" tra Inferno e Paradiso. Ma che diavolo avrà combinato stavolta Azaele?
La scombinata banda di Demoni e Angeli di Un diavolo a Roma è tornata più in forma e incasinata che mai!
Genere: Azione, Commedia, Dark | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 14

Qualche mese dopo


Azaele e Michele erano seduti uno a fianco all'altro su un grosso masso di granito. Si stavano godendo la piacevole brezza mattutina di una domenica di fine settembre gustandosi un appetitoso panino ripieno di mozzarella di bufala.

Poco lontano, Alba si stava allenando a lanciare palle di fuoco di varie misure contro dei bersagli preparati da Elena che ogni tanto la interrompeva per correggerla o darle consigli.

«Alba, è molto migliorata, vero?» Domandò Azaele con la bocca piena. «Mi sembra che abbia un controllo maggiore della mira e soprattutto della potenza di fuoco.»

«Si, direi di sì!» Rispose Michele osservando il panorama sovrappensiero. «Sai che questo posto mi sembra di conoscerlo. È come se avessi un déjà vu!»

«Non è un déjà vu, Miky. È che ci siamo già stati quattrocento anni fa. Parte del vecchio fienile dell'agriturismo risale proprio al 1600» rispose Azaele continuando a masticare.

«Davvero?»

«Non ti ricordi? Qui c'era la casa del contadino che denunciò agli inquisitori sua moglie, Aurora e Alba.»

L'angelo si guardò intorno esterrefatto e leggermente imbarazzato, non si era reso conto per niente di essere tornato nella casa di quel contadino bigotto che, tra parentesi, era pure finito all'Inferno nel girone dei traditori. «Seriamente? Ma… aspetta un attimo, questo significa che Renzo Galletti potrebbe essere un discendente di quel contadino?»

«Non è detto. Chissà quante volte sarà passata di mano, la proprietà, in questi quattrocento anni» rispose Azaele.

«Ma se invece fosse un discendente, ti rendi conto che Aurora e Renzo sarebbero parenti, in un certo senso? Per non parlare dell'incredibile coincidenza!»

«Non credo granché alle coincidenze!» ribatté il demone.

«Che vuoi dire?»

«Ho il sospetto che ci sia un motivo ben preciso se siamo tornati qua, Miky. Come se si stesse chiudendo il cerchio!»

«Aza, ci siamo trasferiti venerdì pomeriggio e tu non mi avevi ancora detto nulla? Se non ne avessi parlato io per primo, probabilmente avresti continuato a tenerti tutto dentro!» si lamentò l'angelo.

«Scusa. È che avevo bisogno di rifletterci da solo»

Michele scosse la testa contrariato.

«Pensi che anche Safet se ne sia reso conto?»

«Ne sono sicuro. È stato proprio qui che l'Aurora bambina di quattrocento anni fa, lo ha visto. A causa di quell'incidente Alba e Aurora sono morte. Come potrebbe aver dimenticato?»

Michele addentò rabbiosamente il suo panino. «Ma perché anche lui non ha detto niente? Per la miseria Aza, voi demoni siete campioni nel tenere segreti inutili che finiscono solo per incasinare le cose!»

«Mi dispiace! Temo che millenni all'Inferno abbiano influito sulla nostra capacità di gestire le emozioni» si scusò Azaele un po' mortificato.

Michele inghiottì il boccone e domandò «In che senso?»

«Nel senso che all'Inferno le emozioni prevalenti sono rabbia, dolore e sconforto e non è facile conviverci per l'eternità. Se ci lasciassimo andare non potremo sopravvivere!»

«Si, però mi sembra che ci marciate un po' su questa storia. Insomma, tu, Sael, Safet e pure Razel, vi siete trovati tutti qualcuno, per cui quando volete, sapete esprimere benissimo le vostre emozioni!» Replicò Michele irritato.

Quasi nello stesso istante un boato squarciò il silenzio della campagna e uno spostamento d'aria calda fece vibrare le chiome degli alberi.

Azaele fece appena in tempo a lanciarsi su Michele e coprirlo con le sue ali prima che un'enorme palla di fuoco investisse entrambi per poi rotolare in mezzo al bosco, nel quale divampò un incendio le cui conseguenze sarebbero potute essere catastrofiche, senza il repentino intervento di Elena che spense le fiamme e risanò il bosco.

Azaele, leggermente bruciacchiato, lasciò andare Michele che domandò. «Tutto bene?»

«Tutto bene, tranquillo, si tratta solo di qualche fiammella infernale, niente di che» rispose Azaele dandosi delle pacchette sulle braccia e sulle gambe per spegnere le ultime scintille.

Alba li raggiunse imbarazzata. Sotto la lunga e morbida maglia di cotone bianco che indossava sopra un paio di comodi leggins neri, la pancia del settimo mese era ormai evidente.

«Scusate, sono mortificata, Michele stai bene?»

«Si, non preoccuparti. Il demonietto mi ha protetto» rispose l'angelo sorridendo rassicurante.

Alba si guardò intorno avvilita. «Ho rischiato di trasformare in cenere il bosco!»

«Ma no, dai, che esagerata!» mentì Azaele abbracciandola.

«Si, infatti. E poi hai spento subito il principio di incendio!» aggiunse Michele cercando di nascondere i resti dei panini, ormai carbonizzati.

«Veramente è stata Elena!» disse Alba con aria depressa.

«Coraggio, non ti buttare giù!» La incoraggiò la strega raggiungendola. «Io ho fatto ben di peggio durante i miei primi allenamenti con Razel!»

«Davvero?»

«Certo, una volta per poco ho dato fuoco alla residenza estiva del Papa!» Rise l’anziana strega. «Non hai idea della faccia di Razel!»

«Azaele!» Chiamò Galletti sbucando dallo stesso sentiero da cui erano arrivate Alba e Elena.

Tutti si girarono verso di lui.

«Si?»

«Sono appena arrivati dei clienti che dicono di conoscere te e Michele, venite a salutarli?»

«Come dei Clienti? Non avevi detto che in questo periodo non avevate prenotazioni?» Domandò Alba sciogliendosi dall'abbraccio di Azaele. Era talmente preoccupata all'idea di altri ospiti che non si soffermò a riflettere sul fatto che Galletti aveva appena detto che i nuovi clienti conoscevano sia Azaele che Michele.

«Infatti non ci aspettavamo nessuno oltre a voi, ma questi due ragazzi stanno festeggiando il primo anniversario di matrimonio e ci hanno trovato per caso mentre cercavano un posto carino, tranquillo e non troppo lontano da Roma. L'agriturismo gli è piaciuto così tanto che ci hanno chiesto se si potevano fermare qualche giorno. Mia sorella non è riuscita a dire di no!» Si interruppe un attimo e guardandosi intorno perplesso, domandò «Ma è stata una mia impressione o prima c'è stato un boato abbastanza forte?».

Tutti quanti assunsero una fintissima aria stupita.

«Un boato?» domandò Azaele.

Galletti lasciò perdere, non gli andava di passare per uno che aveva le visioni. «Comunque, come dicevo, a quanto pare questi ragazzi pur vivendo a Firenze conoscono Azaele e Michele, per cui abbiamo pensato che, a parte l'incredibile coincidenza, per voi non sarebbe stato un problema. Mi dispiace spero di non avervi messo in imbarazzo!»

«Scusa ma per caso stai parlando di un ragazzo alto e nero e di una ragazza molto carina dai capelli rossi e gli occhi verdi?» domandò Michele esterrefatto.

«Si, esatto!» rispose Galletti iniziando ad avviarsi verso l'agriturismo.

Azaele e Michele si scambiarono uno sguardo allibito.

«Comincio a pensare che tu abbia ragione a non credere alle coincidenze!» Mormorò l'angelo.


#


Il demone idraulico, Kafresh, era decisamente irritato. Per una volta che Akenet e la sua segretaria stronza erano fuori dai piedi, bloccati in una mega riunione di avanzamento lavori, e lui se ne sarebbe potuto stare in pace a godersi una birra nel Daemon Bar del Nono girone, ecco che erano arrivati quei due rompiballe di Carryel e Aluarel a fargli una richiesta che non aveva alcuna voglia di esaudire. Si guardò intorno preoccupato, ma fortunatamente tra il rumore di fondo e il fatto che la maggior parte dei colleghi erano già ubriachi, nessuno sembrava fare a caso a loro tre.

«Vi rendete conto vero, di cosa mi state chiedendo?» domandò a bassa voce.

Aluarel, una demone dai lineamenti così anonimi da poter essere facilmente confusa con la metà delle sue colleghe, sbuffò. «Non mi sembra così difficile, butti un po' d'acqua calda dove è imprigionato il dannato, noi due lo tiriamo fuori e amici come prima.»

«Come prima mica tanto, visto che Akenet mi carbonizzerà vivo quando scoprirà che vi ho aiutato a liberare uno dei suoi utenti!»

«Quante storie, lo sanno tutti che Akenet prima vi carbonizza e poi vi fa tornare più sani di prima, non è mica Zamesh!» obiettò Aluarel.

«Ma perché non vi arrangiate da soli?»

«Perché noi non sappiamo come fare e sicuramente finiremo per combinare un tale casino che Akenet se ne accorgerebbe immediatamente! E comunque sei sicuro che non ti riterrebbe responsabile per non essere intervenuto in tempo?» Rispose Carryel. «Se invece ci aiuti, non si accorgerà nemmeno che gli manca un dannato!»

«Guarda che Akenet controlla l'inventario utenti ogni mese, non penso proprio che possa sfuggirgli la sparizione di un dannato.»

«E quando ha controllato l’ultima volta?»

«Alla fine del mese scorso» ammise Kafresh.

Carryel e Aluariel si scambiarono uno sguardo spazientito.

«E allora perché la meni tanto? Abbiamo quasi una settimana prima di riportare il dannato al suo posto, c'è tutto il tempo di fargli fare quello che deve fare. Akenet non se ne accorgerà nemmeno!» replicò Aluarel.

«E se invece se ne accorge?»

«Senti Kafresh, io e Aluarel, rischiamo ben più di una scaldatina se deludiamo i nostri Responsabili, per cui o ci aiuti o ci arrangiamo come possiamo e poi andiamo dritti da Akenet a dirgli che ti abbiamo visto liberare il dannato, ti è chiaro?»

Kafresh poggiò la birra sul bancone e li guardò con odio. «E va bene! Ma si può almeno sapere perché avete tanto bisogno di questo dannato?»

«No!» risposero in coro Carryel e Aluariel

Il demone idraulico si arrese, finì quel che restava della birra in un sorso solo, buttò sul bancone due monete e si avviò svogliatamente verso l'uscita del Daemon Bar, seguito dai due colleghi.


I tre demoni camminarono in silenzio fino a un'ampia grotta all'interno della quale una gigantesca lavagna riportava la disposizione dei dannati del Nono girone. Ogni dannato era identificato da una lampadina led con stampato un codice alfanumerico composto dalle sue iniziali e da un numero progressivo.

«Vediamo di fare una cosa veloce, vorrei evitare di farci beccare da qualche demone guardiano. L’utente che cercate è il numero NE - 6.990.999.999» disse Kafresh accendendo la lampadina corrispondente.

«Wow, eccolo lì!» Esclamarono in coro Carryel e Aluarel.

«Andiamo!» Ordinò il demone idraulico dirigendosi verso l'uscita della grotta.

I due demoni lo seguirono nuovamente fermandosi davanti all'entrata di una grotta, un po' più piccola della precedente, nella quale il collega si era infilato velocemente.

«Allora! Avete intenzione di entrare e darmi una mano o pensate di starvene lì impalati come due idioti?» Si lamentò Kafresh dall'interno della grotta.

Carryel e Aluarel entrarono. La grotta era piena di tubi, attrezzature idrauliche e divise da lavoro adatte a ogni tipo di intervento idraulico. Kafresh indicò loro un grosso avvolgi tubo che dava l'impressione di essere piuttosto pesante. «Portate l'avvolgi tubo fino alla prigione del dannato, appena siete pronti uno di voi due torna da me srotolando il tubo e mi da l'ok all'apertura dell'acqua calda. Dobbiamo essere coordinati e veloci. Non ho nessuna intenzione di farmi beccare da Akenet o dalla sua nuova segretaria spilungona!»

I due si scambiarono uno sguardo perplessi. «E come facciamo a trovare il “nostro” dannato, scusa?»

Kafresh alzò gli occhi al cielo, ma era possibile che la maggioranza dei suoi colleghi fossero così tonti?

«Non avete vista la lucina con il numero? Date un'occhiata dall'alto e controllate dove risulta accesa la lampadina corrispondente, no?»

I due lo guardarono sbalorditi.

«Cavolo se è organizzato Akenet! Certo che a volte non sarebbe male avere un responsabile decente anziché un cialtrone incompetente come Krastet, quello lì non sarebbe capace manco di trovarsi il culo con due mani!» Sospirò Aluarel.

«Tra l'altro è pure un gran bel demone! Al contrario di quel viscido libidonoso di Krastet!» Aggiunse Carryel.

«Ve lo raccomando Akenet, soprattutto quando si incazza. Se avete finito di sospirare come due adolescenti umani davanti alla foto del loro attore preferito, potete gentilmente darvi una cazzo di mossa?» li esortò il demone idraulico.

Carryel fu il più veloce ad alzarsi in volo, lasciando alla collega l'incombenza di trasportare l'avvolgi tubo.

Aluarel sibilò un «Che razza di stronzo!» Afferrò l'attrezzatura e si alzò in volo anche lei.

Una volta individuata la luce accesa i due demoni atterrarono. Questa volta però fu più veloce Aluarel. «Srotolalo tu, io rimango qua ad aspettare che arrivi l'acqua calda!»

«E perché devo srotolarlo io?» Domandò imbronciato Carryel.

«Perché io l'ho trasportato fin qui! Muoviti, idiota!»

Il demone sbuffò ma obbedì.

Aluarel si sedette sull'avvolgi tubo guardandosi intorno ammirata. Il bianco del ghiaccio dava una sensazione di pulito e lontano i suoi colleghi lavoravano dando l'idea di sapere esattamente quale fosse il loro compito. Nessuno si scontrava in volo, come capitava nel suo girone dove non si capiva mai una mazza delle traiettorie. Notò addirittura una zona dedicata alla "pausa sigaretta" dove i colleghi si recavano ordinatamente e senza stazionare oziosamente.

Insomma, il Nono girone non sarà stato perfetto, ma rispetto al terribile casino che caratterizzava il resto dell'Inferno era indubbiamente un Paradiso dell'ordine. Certo, ogni tanto quando Akenet si sentiva annoiato cominciava a carbonizzare a caso i suoi collaboratori. Però era anche vero che era l'unica cattiveria gratuita che praticava e almeno si preoccupava di risanare i malcapitati di turno. Tra l'altro voci di corridoio dicevano che negli ultimi tempi l'Arcidiavolo aveva smesso di dedicarsi al suo passatempo, per quanto fosse ancora soggetto a scatti d'ira piuttosto devastanti. In ogni modo, forse valeva la pena di lasciare un curriculum alla spilungona stronza che aveva sostituto Adel. Sperando che l'Arcidiavolo non venisse mai a sapere né del furto dell'utente né che lei era coinvolta in prima persona.

Uno spruzzo di acqua calda la distrasse dalle sue riflessioni.

«Ok, diamo inizio all'operazione!» esclamò, afferrando il tubo e dirigendo il getto d'acqua sulla prigione di ghiaccio nella quale era sepolto il dannato NE - 6.990.999.999.

   
 
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