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Autore: Chiara PuroLuce    19/03/2021    6 recensioni
Marta Brambilla è un'investigatrice privata, ha quarant'anni e vive nella verde Brianza lecchese. Zona tranquilla, dite? No, perchè nel Convento di Nostra Signora delle Lacrime... qualcosa non quadra.
La sua migliore amica Samanta, è solo una delle ragazze sparita in quella zona e mai più ritrovata. Ora, a distanza di dieci anni, una nuova scomparsa porta Marta a riesaminare tutto, per riavere a casa la sua amica e non solo lei. Le indagini la riconducono in quel luogo che non brilla certo per tranquillità e serenità, come dovrebbe essere e dalla sua nemica storica, Madre Ernestina, la superiora. Marta rivuole Samanta e sarà disposta a tutto pur di avere successo. Ma quale segreto nasconde quel convento con le sue abitanti?
Genere: Drammatico, Sentimentale, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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«Cammineròòò, cammineròòò… sulla tua strada Signor… Si gno re! Dammi la manooo, che voglio restaaaar, per sempre insieme a teee!»

Padre Stefano ripose il calice nel tabernacolo e lo chiuse a chiave, poi si diresse allo scranno dietro il leggio e si prese il suo minuto scarso di riflessione prima di concludere la Messa.
Madre Ernestina lo vide togliersi gli occhiali, pulirli con un lembo della tunica verde, stropicciarsi gli occhi e rimetterli prima di alzarsi in piedi.

 
«Preghiamo» disse con la sua voce soffusa.

Le suore si alzarono e seguirono le ultime brevi formule, prima di quella conclusiva.
 
«La Messa è finita, andiamo in pace.»

«Nel nome di Cristo.»

Mentre lui si recava davanti all’altare per un ultimo inchino prima di uscire, le suore intonarono un ultimo canto.
 
«Erano uomini senza paura, di solcare il mare, pensando alla riva. Il mare senza veeeentooo, si riempì di una vooooceee…»

Cinque minuti dopo, finalmente, Madre Ernestina chiuse il libro dei canti – nonostante tutti gli anni passati lì dentro ancora non le era riuscito di imparare un testo a memoria – e s’incamminò verso la sacrestia, dove salutò il frate che le seguiva da poco più di quattro mesi e che ancora non era riuscita a inquadrare.
Stava per rientrare nel suo ufficio al secondo piano – dove l’attendevano delle telefonate urgenti da fare – quando si bloccò di colpo. Il suo sguardo era caduto sulla folla che assiepava il cancello d’ingresso.
Giornalisti, giornalisti ovunque… dannazione, ci mancavano solo loro a complicarle la vita. Non bastavano le noiose incombenze del monastero? Non mollavano la presa. Quando fiutavano una pista, erano peggio dei cani antidroga.
Come? Cosa? Aveva visto bene? Impossibile!

 
«Avrà cambiato professione?» si chiese.

No, figurarsi. Quella tipa era una tosta e se era tornata era perché…
 
«Signorina Brambilla, ci rivediamo» disse ad alta voce consapevole che, tanto, non poteva sentirla.

Cazzo, ci mancava solo lei. La sua nemica giurata, come si era definita lei stessa l’ultima volta che l’aveva vista.

 
«Lei, Madre Ernestina, me la pagherà cara» le aveva detto puntandole un dito contro e urlando a più non posso. «Fosse l’ultima cosa che faccio in vita mia, le giuro che la farò cadere all’inferno, dove si merita di stare e dove sicuramente andrà una volta tirate le cuoia tra atroci sofferenze, spero. Vecchia megera col velo.»

«Mi sta minacciando?» le aveva chiesto con la voce più calma che era riuscita a fare.

«Ha paura, Madre? Di me? No, io non minaccio nessuno, io non faccio del male a nessuno… non sono lei e mai lo sarò, per fortuna. Prima o poi farà un passo falso e io sarò lì, in prima fila, a godermi la sua caduta. Sarò la sua nemica numero uno, il suo incubo peggiore e il suo tormento in terra.»

«Molto poco cristiano, da parte sua, se lo lasci dire» aveva ribattuto lei. «Mi dica, si confessa ogni tanto? Posso consigliarle un prete che potrebbe aiutarla a buttare fuori tutta quella cattiveria che ha addosso? Magari un esorcista?»

«Non me ne frega un cazzo se risulto blasfema e non sono io ad avere bisogno di un professionista, tra noi due. La sua coscienza nemmeno il Papa in persona potrebbe risanarla, visto che è talmente marcia da essere inesistente» le aveva risposto senza pensarci un attimo. «Io scoprirò cosa ne ha fatto della mia amica Samanta e la riporterò a casa con me, viva o morta. Ora, tra uno, cinque, dieci, cinquant’anni, ma non gliela lascerò, a costo di morire io stessa nel tentativo di darle giustizia.»

Poi l’aveva spinta via con forza dalla porta dove si era messa per bloccarle la fuga – facendola battere con violenza contro un comodino spigoloso lì a lato – ed era uscita dal suo ufficio sbattendo la porta così forte che i vetri avevano tremato.

 
E ora era tornata. Si era mischiata ai giornalisti. Furba. Quale modo migliore per avere notizie senza destare sospetti?
In tutti quegli anni, Marta Brambilla, aveva tenuto fede alla sua promessa e non era passato mese senza che la vedesse bazzicare per i boschi da sola – incurante dei pericoli che correva – o accanto al convento stesso.
Una volta si era anche travestita per infiltrarsi al suo interno, come giardiniere. Si era trattenuta tutto il pomeriggio fingendo di lavorare e controllando in giro.
Era stata in quell’occasione che Ernestina aveva capito contro chi si fosse realmente messa. Marta era un’avversaria formidabile, senza paura e senza peli sulla lingua. Era, in una parola, pericolosa. E giovane.
Doveva trovare il modo per togliersela di torno.

 
«Madre superiora, ha visto chi c’è?» le disse una voce accanto a lei.

Com’era stato possibile che non si fosse accorta di non essere più sola. Male, molto male.
Il riflesso nel vetro le mostrava una Madre Silvia preoccupata. Anche lei si era scontrata con quella furia, anni addietro e non ne aveva un bel ricordo. Specie quando – dopo averla scoperta sotto copertura – l’aveva afferrata per un braccio e accompagnata all’uscita senza troppi complimenti. Lei, Marta, di contro, le aveva morso una mano e tirato un calcio potente negli stinchi con gli anfibi, facendola gemere e zoppicare per una settimana.

 
«Quella donna è ossessionata.»

«È pericolosa. Dice che dovremmo farla desistere una volta per tutte?»

«No, vediamo prima cosa ha in mente di fare. Se dovesse accaderle qualcosa adesso… Anch’io voglio togliermela di torno, ma è troppo presto. Non è ancora il suo momento, ma chi lo sa.»

«Bisogna dire che ha fegato e non si ferma neanche davanti a un abito talare.»

«Madre Silvia, la smetta» la reguardì con piglio severo. «Per quanto mi riguarda, quella tipa è una pazza e va fermata.»

«Mi ricordo di come ci ha aggredite anni fa.»

«Siamo state ingenue. L’abbiamo presa sottogamba e sottovalutata. Non commetteremo più un errore del genere con lei. Lezione imparata.»

«Dice che potrebbe causarci dei problemi?»

«È una che non molla, quindi sì e lo farà» le rispose con enfasi.

Stava per dirle di tornare a occuparsi delle cucine, quando il campanello suonò con forza. Aguzzò la vista. La folla si stava disperdendo – e con essa anche quella spina nel fianco della Brambilla – e questo voleva dire che a suonare poteva essere solo…
 
«Fai accomodare il commissario nella sala d’aspetto. Ti dirò io quando farlo entrare nel mio ufficio» detto ciò, si affrettò a raggiungerlo.

Ernestina aveva corrotto il precedente commissario, convincendolo a non continuare le indagini sulla sparizione della Capello e a insabbiare le altre, con un bieco ricatto e non se ne era mai pentita.
Scoprire che quell’uomo, sporadicamente, frequentava la cappella del convento, era stata una manna insperata per lei. E quando l’aveva visto entrare nel confessionale con Padre Rino - il predecessore storico di Padre Stefano, che aveva seguito il convento per circa due decenni fino al suo pensionamento - si era affrettata a salire nel suo ufficio per accendere il microfono.
Sì, non era molto corretto, ma neanche averla rinchiusa lì’ lo era stato e quindi…
Eh, già, a volte avere dei microfoni piazzati nei confessionali, poteva risultare utile ai propri fini. E così – fatto puramente casuale, s’intende – aveva scoperto che il caro commissario Sala, intratteneva da tempo una relazione parallela al matrimonio con una ventenne, arrestata varie volte per prostituzione. Lui, di anni, ne aveva cinquanta. Da lì, a fargli ascoltare l’audio, minacciandolo di farlo avere anche alla sua ingenua e ignara moglie, era stato un attimo. Una settimana dopo, il caso Capello venne chiuso e la Brambilla – con la quale lui collaborava – fatta fuori e lasciata senza più niente su cui indagare.
O almeno così aveva creduto, fino a che aveva iniziato a notare la sua presenza in zona, troppo spesso.
E ora… oh, sì, finalmente la ruota girava a suo favore.
Spinse il bottone per avvisare di essere pronta a ricevere e si piazzò davanti alla scrivania con un largo sorriso di benvenuto.
 
 
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Il commissario Riva era arrivato da poco in quel paese di provincia. Una zona tranquilla, tutto sommato. Fino a quel momento il caso più scottante che aveva risolto, era stato quello di un regolamento di conti tra due paesani che si erano accapigliati in centro, prima con le parole, poi con le mani e infine con le armi. Un po’ di sangue era corso e i due erano stati arrestati e condannati per direttissima, anche per avere seminato panico tra gli abitanti.
E ora… questo. Gli era capitato di leggere il fascicolo inerente al Convento di Nostra Signora delle Lacrime e alle misteriose sparizioni di giovani donne che avvenivano in quella zona, ma pensava facesse parte del passato e invece – dopo dieci anni – le scomparse erano riprese.
Madre Ernestina Culetto, superiora del convento da una quindicina d’anni. Quel nome non gli risultava nuovo e ora stava per incontrarla.

 
«Buongiorno madre» esordì una volta davanti a lei.

«È riuscito a convincere quegli sciacalli che non c’è niente di losco, qui?»

Diretta. Scostante. Autoritaria. Lui le suore se le ricordava diverse. Questa era particolare. Sulla settantina, emanava una grinta di un’adolescente ribelle. Intrigante e inquietante allo stesso tempo.
 
«Ho fatto del mio meglio» rispose lui.

«Non è abbastanza, commissario. Non ha idea di quanti disagi creano al convento. Sono molesti. Questo è un luogo di pace, calma e fede, e loro minano tutto ciò, ponendo domande insensate e al limite del ridicolo. Siamo sotto attacco mediatico e lei deve proteggerci.»

Se c’è una persona che non ha bisogno di protezione è proprio lei, madre superiora dei miei stivali!, pensò.
 
«Ci stiamo lavorando, ma dobbiamo dare priorità al caso, più che ai giornalisti da allontanare. Vedrà che entro una settimana passeranno altrove, attirati da qualche altra notizia» le disse.

«Oh, ma per favore. Sappiamo tutti che non la smetteranno mai e con loro anche quella Brambilla.»

Ehi, un momento, cos’era quella novità? A chi si stava riferendo la suora?
 
«Credo di non sapere di chi stia parlando.»

«Ah, certo. Lei è arrivato da poco e non può saperlo, ha ragione» gli rispose. Prese posto dietro la scrivania, gli fece cenno di accomodarsi e poi continuò. «Sto parlando della signorina Marta Brambilla, un’investigatrice privata della zona. La mia nemesi. La mia nemica giurata, stando alle sue parole. È una povera sciocca che crede me responsabile della sparizione di una sua amica. Sono dieci anni che mi sta col fiato sul collo, anche se da lontano e ora ne ho pieni i…»

«Madre! Si contenga. Un po’ di rispetto per l’abito che indossa» l’ammonì lui.

«Questo straccetto nero, dice?» gli disse indicandoselo.

«Straccetto?» ripeté lui, basito.

Ma quella vecchia non stava del tutto in sé. Che razza di suora era, una che non aveva il benché minimo timore e rispetto per la sua vocazione?
 
«Non le devo spiegazioni» tagliò corto lei. «E ora torniamo alla Brambilla. Voglio che me la levi di torno alla svelta. Era mischiata a quella marmaglia, stamattina e scommetto che ha in mente qualcosa.»

«Come? Non erano tutti dei giornalisti?»

«No. Era in seconda fila e sono sicura che è a caccia di notizie fresche. Una volta si è anche infiltrata qua dentro sotto false spoglie. Sono stata minacciata da lei e mi reputo in pericolo.»

«Minacciata? Si spieghi, madre Ernestina.»

«Quella donna è una senza Dio, è irriverente e, purtroppo, anche scaltra. Dovete fare in modo che non sia più in grado di nuocermi» ribadì lei con forza «non mi importa come, ma la voglio il più lontano possibile da qui.»

Doveva aggiungere anche vendicativa e astiosa, alla lista dei difetti di quella suora.
 
«Parleremo con lei» e quando vide che stava per ribattere, la bloccò con la mano alzata davanti a lui. «Chiariamo subito una cosa, madre superiora, io non prendo ordini da lei. Non si azzardi più a rifarlo e questo è un avvertimento. Sono arrivato relativamente da poco tempo e devo ancora studiarmi bene il caso. Lei ne stia fuori.»

«Voglio quella donna lontana dal mio convento!» gli disse urlando con rabbia.

«Mi rifiuto di sottostare a un suo ordine» le rispose lui sullo stesso tono. «Anzi, un’altra parola e porterò le mie preoccupazioni su di lei in Curia.»

«Ah, e così lei… si rifiuta e vuole anche sputtanarmi ingiustamente, commissario Riva?»

«Sull'ingiustamente avrei dei dubbi, sul resto… può giurarci» ribadì con veemenza. «Le auguro comunque una buona giornata, madre superiora.»
 
Si alzò di scatto ed era quasi arrivato alla porta quando la voce di quella donna lo bloccò sul posto.
 
«Non volevo arrivare a tanto, ma sono costretta» disse lei aprendo un cassetto ed estraendo una busta che lanciò sulla scrivania dopo averla aperta. «Mi domando cosa direbbe la sua famiglia se – oh, cavolo, che disdetta – dovesse venire a conoscenza di certe sue… debolezze.»

Lui tornò ad avvicinarsi alla superiora e fissò dapprima con curiosità e poi con vivo sconcerto, le foto che aveva davanti e i documenti che le accompagnavano.
 
«Come fa a possedere certe cose, lei. Chi cazzo è!» sibilò guardandola negli occhi e abbandonando ogni remora.

«Solo una pia devota suora di un piccolo ordine religioso.»

«Lei è quanto di più lontano possibile da essere tutto ciò. E ora risponda! La avverto che sono a un passo da arrestarla per possesso di materiale privato atto a ledere una persona, in questo caso me, un ufficiale della Repubblica.»

«Neutralizzi la Brambilla e tutto ciò verrà distrutto. Lei mi dia contro e tutto ciò verrà reso di dominio pubblico. Semplice, no?» lo ricattò lei appoggiandosi allo schienale con un ghigno soddisfatto.

«Lei è un essere ignobile» sentenziò lui piantando con forza le mani sulla scrivania e sporgendosi verso la suora.

«Sì, signor commissario, me l’hanno già detto varie volte. Ma lei crede che a me importi qualcosa? Tra me e lei – semmai decidesse di mettere seguito alle sue minacce – quello che ha più da perdere… indovini chi è?»

«Strega malefica» le urlò contro.

«Ricordi le mie richieste, commissario. La rinuncia alle indagini di quella sanguisuga, la protezione del monastero da parte delle autorità e la distruzione del fascicolo che avete su di noi – aggiungo ora – oppure…» gli indicò le foto con un dito e gli sorrise con fare gelido.

Mai… mai si sarebbe fatto piegare da un ricatto. In tutta la sua carriera lavorativa, ne aveva subite di pressioni per ottenere falsi favori, era stato ricattato da personaggi loschi, ma quella donna… era persino peggio di loro. Non conosceva vergogna, ed era una suora!
Non era arrivato a cinquantaquattro anni per iniziare a essere manipolato. Eppure… non poteva permettere che le minacce della monaca venissero attuate. La sua famiglia, il suo lavoro, la sua reputazione da uomo integerrimo… c’era troppo in ballo per potere anche solo pensare di…

 
«Ne ho conosciute di persone senza cuore né anima, ma lei… Madre Ernestina, ne detiene il titolo» le disse facendola ridere. «Mi dica solo una cosa: perché ci tiene tanto a fare uscire pulito questo luogo, nonostante nel fascicolo venga spesso citato come possibile scena del crimine? Termine che vale anche per le sparizioni, non solo per i delitti.»

«Perché noi siamo gente onesta e pia, gliel’ho già detto e non faremo mai del male a una mosca, figuriamoci alle persone» gli rispose senza esitazioni.

Il commissario la fissò con diffidenza per svariati minuti e poi si decise a parlare.
 
«Non le prometto niente. Mi farò vivo io quanto prima. Conosco l’uscita, lasci pure il suo mastino col velo dov’è» le disse prima di uscire sbattendo la porta.
 
 
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Madre Ernestina fissò l’uscio chiuso per qualche secondo prima di scoppiare a ridere. Andò alla finestra e fissò il commissario Riva raggiungere il cancellone e uscire dal suo regno in mezzo ai boschi brianzoli.
Il paesaggio invernale poteva farlo apparire come sinistro, ai più, ma per lei non era così. Odiava e amava quel posto allo stresso tempo.
Lo odiava perché vi era stata sbattuta dopo uno scandalo che, a detta della sua famiglia, poteva compromettere la loro sopravvivenza in società.
Lo amava, perché conosceva ogni anfratto di quel luogo – dentro e fuori le mura – e non permetteva a nessuno di invaderlo. I suoi segreti, lì, erano al sicuro e li avrebbe difesi a ogni costo.
Marta Brambilla doveva sparire.

 
«A presto, Ludovico!»


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Angolo Autrice:

Ciao a tutti i lettori di questa storia. Spero che questo nuovo capitolo vi sia piaciuto. A me sì. Oh, cavoli non posso dirlo, sono di parte. Ho adorato scriverlo e mi sono molto divertita, nonostante descriva di una suora... particolare, si può dire?
Innanzitutto, ci tengo a dire che: i canti e le formule che ho usato all'inizio del capitolo, sono propri del Rito Ambrosiano, che in Brianza si segue. Quindi, se non vi trovate e vi sembrano strane, è questo il motivo.
E poi, Madre Ernestina Culetto (ok, non me ne vogliate per il cognome, ma non ho saputo resistere!!!) ha molti segreti da nascondere a quanto pare e ama ricattare le persone... chissà cos'ha mostrato all'integerrimo commissario Riva per farlo vacillare in quel modo.
Odia Marta, come si è visto e la vuole lontana. Come mai? Di cosa ha paura?
E in ultimo, Ludovico? Mh... Madre Ernestina non la racconta giusta.
Al prox capitolo e... non mollate Marta, Ruggero, quel poveraccio del commissario e quella pazzoide col velo di Ernestina. Ne leggerete delle belle. Ciaooo, Chiara.





                                                              
   
 
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