Anime & Manga > City Hunter/Angel Heart
Segui la storia  |       
Autore: EleWar    04/05/2021    9 recensioni
Una voce femminile fuori campo:
“Eccoli lì, quei due idioti! Si vede lontano un miglio che sono innamorati, ma io voglio Ryo Saeba, e sarà mio ad ogni costo!”
L'ennesimo caso per i nostri due amati sweeper, ma stavolta dove si nasconderà il pericolo? Riuscirà questa coppia di innamorati sgangherati e senza speranza a risolvere tutti i problemi che si troveranno ad affrontare?
Genere: Comico, Commedia, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Altro Personaggio, Kaori Makimura, Ryo Saeba
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: City Hunter
Capitoli:
 <<    >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
… E col capitolo 2 entriamo nel vivo della storia. Intanto vi ringrazio per la festosa accoglienza che mi avete fatto, con le vostre numerose visite e soprattutto bellissime recensioni. GRAZIE. Buona lettura e buon divertimento ^_^


Cap. 2 Porte, bagni e tè

 
 
Poco dopo erano tutti e tre in macchina alla volta di un grazioso pied-à-terre, nella parte residenziale del quartiere, con Ryo che stentava a tenere gli occhi sulla strada, attirato come una calamita dalle gambe accavallate della cliente che gli sedeva accanto, e con Kaori che sbuffava esasperata rigirandosi fra le mani un martello di svariate tonnellate, pronta a scagliarlo sulla capoccia del socio, non appena le sue mani fossero finite dove stavano incollati i suoi occhi.
 
Dovevano recuperare i bagagli della signorina Maryu, prima di sistemarsi nell’appartamento Saeba-Makimura.
Per fortuna le operazioni di trasbordo si svolsero senza intoppi e senza problemi, e nonostante Ryo svolazzasse come un moscone noioso attorno alla cliente, ridacchiando e saltellando come un satiro che aspetti il momento propizio per saltarle addosso, e Kaori sempre dietro a tenerlo a freno, minacciandolo in ogni modo, non si videro i tanto paventati bravacci, e nessuno venne ad impedire la partenza della bella Kelly.
Nemmeno a dirlo che l’appartamentino era di proprietà del suo ex-fidanzato, e che il palazzo in cui era situato, fosse nella zona controllata dal famigerato Akikazu.
 
 
 
 
 
***
 
 
 
 
Giunsero a casa dei due City Hunter nel tardo pomeriggio e, dopo aver fatto accomodare la donna nella stanza degli ospiti, Kaori si mise subito ai fornelli per preparare la cena, mentre il socio, temporaneamente sganciatosi dalla scia inebriante dell’affascinante Kelly, era uscito nuovamente a fare uno dei suoi soliti giri per i bassifondi della città, a raccogliere informazioni su di lei e sul suo fantomatico e dispotico fidanzato.
 
Kaori era in cucina a spadellare canticchiando, quando la Maryu, indossando una comoda vestaglia da camera di seta, si sedette al tavolo attirando l’attenzione della sweeper, che voltandosi le sorrise.
La donna non smetteva di osservarla e, appoggiando il mento ad una mano, col gomito sul tavolino, esordì così:
 
“Vedo che sei molto a tuo agio in cucina, scommetto che sei anche una brava cuoca”.
 
“Oh, sì, mi piace molto cucinare, ma per quanto riguarda la bravura non chiederlo al mio socio, che ti dirà invariabilmente che sono pessima” e nonostante quest’ultima affermazione, sfoggiò un sorriso radioso e felice.
 
“Da quanto tempo state insieme?” chiese allora Kelly.
 
“Mah… direi da una decina d’anni, da quando ho preso il posto di mio fratello accanto a Ryo… era lui il suo socio all’epoca, ma poi è morto e allora…” e il sorriso di prima svanì in un attimo.
 
Non era quella la risposta che si aspettava Kelly, e seriamente dispiaciuta disse:
 
“Scusami, non volevo rattristarti con le mie domande. In realtà volevo sapere da quanto tempo tu e Ryo state insieme, cioè siete una coppia… in quel senso” e i suoi occhi da gatta si fecero sottili e maliziosi.
 
Compreso all’improvviso il significato di quella domanda, Kaori arrossì fino alle orecchie, prima di iniziare a balbettare:
 
“Ma-ma-ma no… non-non è come credi… in realtà io e Ryo siamo solo…”
 
“Ti va di fare un bagno con me?” l’interruppe subito la cliente.
 
Kaori, che stava ancora annaspando in cerca d’aria, cercando di spiegare la sua situazione con Ryo, si bloccò di colpo, col mestolo in mano, a fissare la donna seduta al tavolo della sua cucina, come se la vedesse per la prima volta.
Non fu affatto sicura di aver capito bene.
E di fronte al suo sguardo interrogativo, Kelly reiterò:
 
“Ho detto se ti va di fare un bagno con me! Tanto sei a buon punto con la cucina, ed è ancora presto per cena, quindi potremmo rilassarci insieme facendo un bel bagno caldo, che ne dici?” spiegò con aria innocente e maliziosa insieme.
 
Kaori fu lì lì per svenire.
E se prima era diventata rossa, ora sfiorava un viola purpureo accesso e pulsante.
Si dovette appoggiare al piano di lavoro, visto che aveva la spiacevole sensazione che le forze venissero meno; improvvisamente con la salivazione azzerata, tentò di schiarirsi la voce e riuscì a dire:
 
“Gra-grazie, ma no, no non posso… ho ancora molte cose da fare…” e dopo un inizio tentennante diede la stura alle sue argomentazioni, elencando: “Ho una lavatrice da fare, stendere i panni e poi aspettare che si asciughino per poi poterli stirare, sì sì sì, e poi devo lavare i pavimenti, tutti, e passare la cera e lucidarli; andare su nel solaio e togliere la polvere, giù in cantina a togliere le ragnatele, spazzare il marciapiede, innaffiare le aiuole e poi lavare le macchine giù in garage, scrostare la caldaia, sostituire i filtri dell’aria, lavare i vetri di tutta la palazzina, e sì quest’anno tocca a me, e proprio oggi poi! Riparare il tetto, raddrizzare l’antenna, scacciare i piccioni che hanno nidificato nel sottotetto… ah, sì, ri-bituminare la terrazza, ecco cosa dimenticavo… come vedi non posso, sono troppo impegnata” concluse con aria fintamente rammaricata.
 
“Ri-bitumin… cosa?” domandò Kelly allibita.
 
“Ma sì! Ri-bituminare la terrazza! Ovvio, no?” spiegò la sweeper come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, e che ogni massaia del Giappone e del mondo intero facesse almeno una volta nella vita, o alla settimana.
La donna si limitò ad emettere un “Ah” deluso e scettico allo stesso tempo, ma non rinunciò ad alzarsi da lì con fare sensuale, accentuando i suoi movimenti sinuosi e poi, sfoderando uno sguardo da pantera, disse, infine, alla sua ospite:
 
“Allora vado da sola… ma se mi vuoi raggiungere… sai dove trovarmi”.
 
E Kaori pensò che le mancasse solo di ruggire e accennare una zampata, e poi sarebbe stata perfetta.
Quando scomparve dalla sua visuale tirò un sospiro di sollievo, e ridacchiando scosse la testa:
 
Che razza di donna è questa? Passi che vuole fare la fatalona con Ryo, ma anche con me poi? Non sarà che anche lei mi vede come un uomo??? No no no. Non posso nemmeno pensarci” finì per rattristarsi e sospirare pesantemente.
 
 
 
***
 
 
 
Non molto tempo dopo rincasò Ryo che, stranamente di buon umore, si annunciò così appena entrato:
 
“Kaori? Sono a casa!”
 
“Va bene!” gli rispose di rimando lei dalla cucina, a voce alta “Giusto in tempo per la cena! Ah, visto che ci sei, andresti a chiamare Kelly? Dovrebbe aver finito, si stava giusto facendo un bagno…”
 
Sapeva che con quest’ultima informazione avrebbe stuzzicato il testosterone sempre in subbuglio del socio, ma la cena era veramente quasi pronta, e poi tanto c’erano le solite trappole innescate a garantire l’incolumità delle clienti.
 
E infatti a quell’ormone palpitante del socio, il cui cervello si era ridotto ad un organismo unicellulare nel momento stesso in cui aveva messo piede in casa, realizzando che lì c’era quella sventola della cliente che lo aspettava, erano bastate due sole parole per farlo fiondare di sopra, e cioè Kelly e bagno.
 
Dimentico di tutto il resto, era già di fronte alla porta della stanza da bagno, e tanta fu la veemenza della fregola che la spalancò all’istante, prima di bloccarsi a metà del salto che aveva giustappunto iniziato.
 
La scena che gli si presentò davanti lo colpì come lo sparo di un cacciatore su un piccione: di fronte ai suoi occhi c’era… c’era… c’era Kelly completamente nuda che, dando le spalle alla porta, era in piedi davanti al water, gambe leggermente divaricate, le mani all’altezza del pube.
La posizione era inequivocabile, e fu come spegnere l’interruttore del suo mokkori-power, perché tutto si afflosciò in lui.
 
Ryo, i capelli bianchi e ritti in testa, emise un “Hiiiiii” carico di terrore, che sembrava lo squittio di un topo che sta per essere mangiato dal gatto.
Era invecchiato di vent’anni in una botta sola.
 
Kelly, invece, sentendo la porta aprirsi, aveva esclamato, prima di accorgersi che fosse Ryo:
 
“Ah, Kaori, allora ci hai ripensato?” e già stava per compiere una torsione e girarsi, quando la voce in falsetto dello sweeper proruppe in un:
 
“No-no, non voltarti!”
 
Troppo tardi!
 
Uno spaventoso grido femmineo rimbombò per tutta la casa, e immediatamente Kaori immaginò che quel dannato seguace di Priapo avesse provato a saltare addosso alla loro cliente.
Fece così materializzare un martello di svariate tonnellate con la scritta Maledetto bastardo traditore, e si precipitò su per le scale correndo.
Arrivò ansante al bagno e spalancò la porta, convinta di trovare quell’invertebrato del socio avvinghiato al corpo divino della bella Maryu… e invece la trovò da sola, rivestita di un morbido accappatoio, che la guardava stupita.
Kaori girò rabbiosamente lo sguardo intorno a sé, ma di Ryo non c’era nessuna traccia; Kelly sbuffò con:
 
“Ma in questa casa non usa bussare?”
 
A quel punto Kaori, rendendosi conto della figuraccia, fece scomparire magicamente il martello e prese a scusarsi meglio che poté, grattandosi la testa a disagio, fra inchini e reiterati perdono, e riguadagnò l’uscita in retromarcia, fino a richiudersi la porta alle spalle.
Vi si appoggiò esausta e sospirò.
 
Ma cosa stava succedendo?
 
Kelly era all’apparenza così tranquilla, eppure quello che aveva appena sentito non era forse un grido terrorizzato di una qualunque donna insidiata da un maniaco sessuale?
Lei ormai sapeva riconoscerli bene: tutte le intonazioni, le sfumature, i gorgheggi impanicati… e tutti erano invariabilmente provocati dagli atteggiamenti sconsiderati di quel porcello voglioso che si ritrovava come socio.
E a proposito… dove si era cacciato?
Non era il caso di chiederlo alla signorina Maryu, dopo la figura appena fatta; e allora?
Pensò di controllare se non si fosse, per caso, rifugiato in camera sua.
Magari la cliente aveva trovato il modo di difendersi e lui, colpito nell’orgoglio – “Sì, ora chiamiamolo orgoglio”ridacchiò mentalmente la sweeper – si era nascosto nella sua tana a leccarsi le ferite.
 
Raggiunse così la stanza di Ryo, e quando provò ad entrare la trovò insolitamente chiusa a chiave.
Stranita, Kaori bussò.
 
“Ryo? Ryo ci sei?”
 
Nessuna risposta.
 
“Insomma Ryo! Dai, rispondimi!”
 
Silenzio assoluto.
 
“Avanti Ryo, lo so che sei lì!” si stava spazientendo.
 
“Lasciami stare… Kaori, ti prego, lasciami stare” rispose l’uomo tradendo un profondo sconforto.
 
La ragazza s’impensierì, e leggermente delusa rispose:
 
“E va bene… però è pronta la cena…”
 
“Non ho più fame”.
 
Nonostante il tutto fosse così insolito, decise di rispettare la sua richiesta e non insistette oltre; non era da lui quel comportamento e non riusciva ad immaginare cosa fosse successo in quel bagno, tanto da farlo scappare, e soprattutto togliergli l’appetito.
 
Sospirò e fece per andarsene, poi ci ripensò e gli disse:
 
“Se hai bisogno, io ci sono, lo sai…”
 
Ryo, che aveva percepito nel tono della socia tutto il suo affetto, come sempre ne rimase colpito.
Il cuore gli si addolcì, e malgrado tutto cercò di risponderle con gentilezza; non era colpa sua e non si meritava il suo comportamento sgarbato, quindi rispose semplicemente:
 
“Lo so, grazie…”
 
E la ragazza, sospirando nuovamente, ridiscese le scale.
 
 
 
Giunta al piano di sotto, trovò l’affascinante cliente già seduta a tavola che, voltandosi a squadrare Kaori con il suo solito sguardo da gatta, le chiese:
 
“Ryo non scende per cena?”
 
“Emmm no… ha del lavoro da sbrigare. Si scusa tanto però” mentì spudoratamente Kaori, sperando di essere creduta.
 
“Che peccato!” si lasciò sfuggire Kelly.
 
“Già” si accodò mestamente la sua ospite.
 
Poi però Kaori, in quanto padrona di casa, si diede un tono e cercò di riprendere un minimo di brio: non voleva essere scortese con la donna, né farle capire quanto quella strana situazione la turbasse nel profondo.
 
Servì la cena, e avviò una conversazione leggera che mise a proprio agio entrambe, permettendogli di passare una serata tutto sommato allegra e spensierata; e anche quando si trasferirono in soggiorno a guardare un po’ di tv, Kaori fu sollevata che quella tipa così ambigua non sfoderasse ancora il suo fascino da consumata seduttrice anche con lei, e non accennasse a proposte strane.
 
In fondo le scocciava un po’ di trovarsi a disagio a casa propria, e poi era così insolito essere lì, da sola, con una bellissima cliente, senza Ryo che l’insidiasse, e anzi chiuso in camera sua.
Tutto sommato, quando Kelly non si atteggiava a femme fatale, era anche simpatica, e Kaori poté in più occasioni saggiare la sua intelligenza; sembrava avere tutte le qualità per essere una donna di successo.
 
Quando Kaori propose una tazza di tè prima di coricarsi, l’ospite volle farle provare una nuova miscela, che portava sempre con sé, arricchita di rare spezie indiane, e la ragazza, colpita dalla sua gentilezza, l’accettò volentieri.
Dovette ammettere che quel tè dal sapore esotico era davvero squisito; le chiese pure ove poterlo trovare, e Kelly le indicò un’erboristeria nel centro di Tokyo.
Insomma, le due sembrava andassero d’amore e d’accordo, tanto che alla fine Kaori ebbe perfino il dubbio di esserselo sognato che la bella cliente ci avesse, in un certo senso, provato anche con lei: ora pareva così innocua, così normale!
E quando la stanchezza la colse all’improvviso, quasi quasi le dispiacque di dover andare a dormire; faceva degli sbadigli enormi e si scusò con la donna, che la rassicurò dicendo che effettivamente si era fatto tardi anche per lei, ed entrambe si ritirarono per la notte.
Kaori si addormentò serena e, con Ryo fuori vista, dimenticò perfino di attivare le trappole anti-visita notturna.
 
 
 
 
***
 
 
 
 
Tutto era silenzio in casa Saeba-Makimura, quando Ryo decise di uscire dalla sua stanza e, con passo felpato, al buio, e camminando rasente al muro, si diresse in cucina.
 
Già sapeva che la sua amorevole socia gli avrebbe lasciato qualcosa da mangiare, anzi ci sperava, pertanto aprì il frigorifero con fare deciso, già pregustando ciò che vi avrebbe trovato.
Non si era sbagliato, infatti: c’era una porzione di ogni pietanza cucinata, messa da parte appositamente per lui, e questo pensiero lo commosse profondamente.
Prima di tuffarcisi con la testa e tutto, riconoscente verso la sua insostituibile partner, congiunse le mani davanti a sé e ad occhi chiusi espresse questa preghiera: “Grazie Kaori-chan”.
 
 
Aveva già afferrato il primo piatto succulento, quando d’un tratto si accese la luce nella stanza e Ryo sobbalzò come colto in flagrante.
Stava già per fare le sue rimostranze, pensando che fosse giunta proprio colei che aveva cucinato quel cibo prelibato quando, al contrario, vide Kelly appoggiata allo stipite della porta, che lo guardava con aria divertita.
Ryo inghiottì a vuoto.
 
Con le braccia conserte sopra il seno prosperoso, che a stento era celato dalla vestaglia di seta, gli si rivolse così:
 
“Allora alla fine sei… venuto”.
 
Ryo, in difficoltà, prese a ridacchiare: si sentiva preso in trappola.
Non poteva uscire se non passando accanto alla donna che, di fatto, gli ostruiva il passaggio, e comunque, anche se avesse avuto via libera, aveva troppa fame per rinunciare a tutto quel ben di dio messo da parte per lui dall’amata socia, però allo stesso tempo, non voleva stare lì con la signorina Maryu.
 
Cercò di darsi un contegno.
 
E poi, si disse, non era mica obbligato a provarci per forza con lei; prima di tutto lui era un professionista, e non era di certo la prima volta che si trovava a dover gestire certi… certi… personaggi.
Il suo mondo ne era pieno!
Gli scocciava solo che il suo mokkori-power lo avesse tratto in inganno, e che all’inizio si fosse lasciato andare troppo con lei.
 
Si schiarì la voce, e assumendo un’aria seria e distaccata si sedette al tavolino; tolta la pellicola protettiva, prese a servirsi della sua cena tardiva.
Solo che era terribilmente imbarazzante per lui mangiare mentre qualcuno lo stava guardando, e con quello sguardo poi…
E quando la donna si mosse, venendogli incontro, inghiottì un boccone non ancora masticato del tutto.
Si sedette anche Kelly, dall’altro lato del tavolo, sempre senza smettere di fissarlo.
Ryo fu costretto a chiedere:
 
“Allora? Che c’è? Qualcosa non va?”
 
“Oh, niente, assolutamente niente…”
 
“Però mi stai fissando…”
 
“… È perché… sei così bello e così maschio, Ryo…” rispose la donna con tono appassionato.
 
Al che lo sweeper, afferrata la lattina di birra, ne ingollò un’abbondante sorsata, per spegnere l’improvvisa arsura.
 
“Gra-grazie… anche tu, anche tu sei molto carina” balbettò infine.
 
“Carina? Che caspita sto dicendo, carina non lo dico mai, nemmeno a Kaori!” si disse l’uomo “Ma se è fuori discussione provarci con la smorfiosa, meno che meno deve avere l’impressione che mi piaccia anche un po’… anche se… Dio che seno, che fianchi, che culetto invitante! Ha un corpo da favola… dannazione che spreco…” e poi, mentalmente rivolto al suo amichetto che, richiamato da quei poco casti pensieri, voleva dire la sua: “Tu piuttosto, vedi di stare a cuccia, che non è cosa per noi, intesi?
 
Sperò che il discorso finisse lì, o che Kaori li sorprendesse facendo una delle sue epiche scenate, ma stranamente la ragazza non si vedeva ancora, e Kelly non sembrava intenzionata a mollare la presa.
Ryo mantenne il suo contegno e continuò a mangiare, anche se la presenza della cliente gli stava rovinando il gusto di quel buonissimo cibo.
Ma la Maryu non era per andarsene e anzi, preso un pezzo di pellicola, l’arrotolò fra le dita e iniziò a giocherellarci.
 
“Senti Ryo, posso farti una domanda?” chiese infine la donna.
 
Lui annuì, continuando a masticare rumorosamente: non gli importava più di fare bella figura con lei, ma quando questa gli chiese: “Da quanto tempo stai con Kaori?” per poco non si strozzò.
 
“Co-co-come… cosa?” riuscì a dire fra un colpo di tosse e l’altro.
 
“Ma sì, da quanto tempo tu e Kaori state insieme! Santo cielo, possibile che la cosa vi metta così tanto a disagio? Anche lei alla stessa domanda è andata nel pallone!” sbottò la signorina Maryu esasperata.
 
A quelle parole Ryo si fece improvvisamente più attento, e chiese a sua volta:
 
“Ah, sì? E cosa ti ha risposto lei?”
 
“Ohhh, ma che ne so!” sbottò infastidita Kelly.
 
La situazione le stava sfuggendo di mano, forse quella domanda non doveva farla; tanto che i due fossero innamorati era talmente evidente che anche un cieco se ne sarebbe accorto, e quindi, o continuavano a fare la parte dei finti tonti, cercando – senza successo, tra l’altro – di nasconderlo a tutti, o veramente fra loro non era ancora successo niente, pur amandosi in segreto.
Poco importava per lei, che era decisa ad avere il bel Saeba, quindi, facendosi più languida e allentandosi i lembi della vestaglia, per permettere al bello in questione di adocchiare meglio il seno di cui andava tanto orgogliosa, gli disse, con voce melliflua e volutamente calda:
 
“Non ti dispiace se resto ancora un altro po’ qui con te, vero?”
 
E nonostante Ryo si fosse sentito scorrere sulla schiena un lungo brivido gelido, e rizzarsi i peli delle braccia, cercò di mascherare il malessere che sfiorava il terrore, e si limitò ad un accenno col capo, che poteva voler dire tutto e niente, per poi rituffarsi nel cibo.
 
Dannazione ci mancava anche quel, quel… non riusciva nemmeno a dirlo con sé stesso, ci mancava anche quel, quella cliente a rovinargli la cena – oltre a tutto il resto – pensò; se non poteva fare mokkori, almeno sbafarsi in santa pace quelle leccornie che la sua dolce Kaori gli aveva lasciato!
A quel pensiero guardò l’orologio della parete, e nuovamente si chiese come mai non fosse venuta in cerca della cliente o di lui; o di loro, se era per questo.
Quasi gli dispiaceva non trovarsela lì, la sua furia preferita, anche perché veramente, ora più che mai, aveva bisogno che lei mandasse a monte i suoi piani, piani che, per inciso, si guardava bene dall’avere.
Ma non solo: improvvisamente, e bizzarramente, pensò che proprio lì, nel cuore della notte, avrebbe voluto avere lei accanto, nella loro cucina, anche a parlare di niente, piuttosto che quella maliarda insonne che lo tediava col suo teatrino.
 
Così, stanco di quella situazione imbarazzante e fastidiosa, passatogli l’appetito, rimise a posto tutto e fece per uscire dalla stanza.
Ma quando le passò accanto, lei gli afferrò una mano e, guardandolo intensamente negli occhi, gli domandò:
 
“Ma come, già te ne vai?”
 
“Sì, ormai è tardi ed è ora che me ne torni a letto” rispose quasi duramente, ma Kelly non gli badò perché rincarò dicendo:
 
“Allora… potrei farti compagnia… anche lì” e fece una piccolissima pausa, prima di chiedergli: “Che ne dici?”
 
Ryo si bloccò all’istante, impossibilitato a fare un ulteriore passo, sembrava fosse diventato una statua di sale.
Di colpo raggiungere la sua camera era diventato pericolosissimo per la sua virtù, ma anche restarsene lì con quella mangiatrice di uomini non era auspicabile per nessun motivo al mondo; cosa fare allora?
 
Vedendo che Ryo non reagiva, Kelly proseguì dicendo:
 
“Allora ti raggiungerò più tardi, vedrai non te ne pentirai” e gli strizzò l’occhio.
 
Ryo si sentì morire.
Cercò di recuperare un po’ del suo sangue freddo.
 
Diamine!
Era un cinico sweeper, non una mammoletta da oratorio!
Aveva affrontato e superato ben altre situazioni più pericolose ed incresciose di questa, non poteva farsi travolgere dagli eventi.
Doveva trovare una soluzione per disinnescare quella specie di visita notturna annunciata, ma aveva bisogno di tempo per farlo.
Ebbe un lampo di genio, e cercando di sciogliersi dalla presa della donna, senza per altro darle l’impressione di voler scappare, propose:
 
“Piuttosto, ti va un buon bicchiere di whiskey prima… prima della buona notte?”
 
La donna si rianimò all’istante; le piaceva flirtare e l’alcool è da sempre un buon alleato per creare la giusta atmosfera, quindi annuì.
A quel punto Ryo, soddisfatto dell’effetto prodotto dalla sua contro-proposta, continuò dicendo:
 
“Bene, allora prendi pure dal mobile bar la bottiglia nuova e accomodati sul divano, io devo sbrigare un attimo una faccenda, ma poi sarò subito da te”.
 
Detto ciò, Ryo si diresse verso la televisione nel salottino avvolto nella semi-oscurità, e rischiarato appena dalla fioca luce proveniente dall’altra stanza.
Kelly, che non gli toglieva gli occhi di dosso, era affascinata da quell’uomo che si muoveva sicuro nel buio, e già pregustava come si sarebbero svolte certe cose, i presupposti c’erano tutti; Ryo non aveva smesso di guardarla nemmeno per un istante, e lei si disse che con un po’ di fortuna l’affascinante sweeper sarebbe capitolato prima del previsto.
 
Lui era già all’apparecchio quando suggerì:
 
“Magari potremmo anche guardarci un po’ di tv in tranquillità…” e le ammiccò maliziosamente, e manco a farlo apposta non appena l’accese, si materializzarono scene inequivocabili di un filmato hard core, con tanto di sospiri e gemiti, che irruppero nel silenzio della stanza a volume altissimo; lui si affrettò ad abbassarlo, pigiando maldestramente tutti i tasti del telecomando, ridacchiando e con un grosso gocciolone sulla tempia; ci mancava solo che quegli ansiti a tutto volume svegliassero Kaori.
 
La cliente, ridendo deliziata, non stava più nella pelle: se fossero andati avanti di quel passo, il clima si sarebbe surriscaldato in un attimo, e Kelly sentì crescere dentro di sé l’eccitazione e l’aspettativa.
Senza quell’impicciona di Kaori tra i piedi, finalmente lei avrebbe avuto Ryo tutto per sé, e se, nonostante tutto, si fosse fatta vedere lo stesso, chissà… magari avrebbe potuto prendere parte ai giochi anche lei.
Questo pensiero la elettrizzò: perché accontentarsi di uno solo quando poteva averli tutti e due… anche se…
Sempre se!
 
Kelly avanzò silenziosamente e sinuosamente attraverso la stanza semibuia, con le pantofoline che affondavano nel tappeto morbido della stanza, rigorosamente tacco nove e impreziosite da un pompon di piume di struzzo; svolazzando si accomodò sul divano, sospirando.
Ma Ryo non aspettò che lei gli si avvicinasse, e malgrado avesse un gran desiderio di scappare a gambe levate, si trattenne, ed ostentò indifferenza quando riconquistò la porta.
E anzi, prima di sparire da lì le disse, con aria da seduttore:
 
“Nel frattempo… mettiti comoda…”
 
“Oh, tesoro! Non metterci tanto però!”
 
   
 
Leggi le 9 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<    >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Anime & Manga > City Hunter/Angel Heart / Vai alla pagina dell'autore: EleWar