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Autore: Ale Villain    08/06/2021    0 recensioni
Giovanni aveva sempre pensato che la vita di sua sorella, Ambra, fosse piuttosto monotona. Anche se avevano origini diverse, le differenze tra loro non erano mai uscite più di tanto allo scoperto. Fino a quel giorno.
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Il ragazzo sorrise malizioso tra sé e sé, prima di dare un leggero bacio sulla fronte alla amata e rimettersi sotto le coperte.
Il gioco era iniziato.

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I.V sospirò e si avvicinò, posizionandosi di fronte a lei, a pochi passi di distanza. Mise una mano dietro la schiena, sollevò l’altra con il palmo rivolto verso l’alto e si inchinò. Alzò la testa quanto bastava per riuscire ad osservarla.
“Secondo te cosa si fa in una festa in cui metà della gente sta ballando?”

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I pensieri formulati poco prima e quella non condivisa decisione di Yunho avevano scatenato in lui una insopportabile sensazione al petto.
Il problema era che, a discapito di tutti gli sforzi e la buona volontà che stesse impiegando, la sua espressione era ormai più che palese.
“Quanto ti dà fastidio, I.V?”
Genere: Azione, Mistero, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Violenza
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Capitolo XVI: Spiragli
 











 
 
 
Ambra si svegliò di soprassalto, rendendosi conto di trovarsi in auto. E I.V doveva accidentalmente aver preso una buca. Tirò su piano la testa e si mise una mano alla tempia.
I.V si accorse che si era svegliata, osservandola con la coda dell’occhio.
“Dormi” la rimbeccò “Non siamo ancora arrivati”
Ambra sospirò.
“Non so dove siamo… Non ti preoccupare”
Le era sembrato strano che I.V non l’avesse bendata come al solito per portarla al loro covo. In realtà non ricordava nemmeno benissimo come ci fosse finita in macchina. Probabilmente la stanchezza data dalla febbre e la frase di Richard erano stati un mix sufficiente per farle perdere conoscenza.
Ambra si mise una mano sulla fronte. Sentiva che le stava venendo mal di testa e la velocità con cui I.V stava prendendo le curve non stava aiutando affatto.
“Puoi andare un po’ più piano?” domandò titubante.
I.V non rispose subito. Guardò rapidamente dallo specchietto retrovisore e continuò la sua corsa.
La ragazza ne approfittò per osservarlo qualche istante: l’aspetto non era ancora tornato quello di sempre, il che non la faceva sentire molto a suo agio. Temeva potesse perdere il controllo delle sue azioni, nonostante I.V le fosse sempre sembrato un tipo piuttosto calcolatore.
“Prepara il discorso da fare a Yunho” disse invece lui, ignorando la domanda di Ambra.
“Cosa?” la rossa sentiva già l’ansia crescere al solo nominarlo.
“Oppure parla con me e me ne occupo io di lui. A te la scelta”
Ambra sospirò, meditando sul da farsi.
“Sono cose private che non centrano niente con la lettera e con voi” ribatté lei.
“Questo lo dici tu” la bloccò subito al ragazzo. Si fermarono ad un semaforo ed I.V si poggiò più comodamente sullo schienale del sedile. Girò la testa verso destra, per guardare la ragazza.
Si era spostata verso la portiera, come ad allontanarsi il più possibile da lui e sembrava parecchio intimorita. Non poteva biasimarla; d’altronde non l’aveva mai visto in quell’aspetto.
Ma quando I.V era arrabbiato, seriamente arrabbiato, non riusciva mai a contenere a pieno le sue emozioni e la vera natura da cacciatore prendeva il sopravvento. La parte più ‘cattiva’ del sangue aveva la meglio e lui diventava più brutale di aspetto e di fatto. Sì, perché se non ci fosse stata Ambra, Richard lo avrebbe più che volentieri fatto a pezzi con i suoi stessi artigli. Aveva trovato odioso il modo in cui si fosse messo in mezzo tra lui e la rossa.
In tutto ciò, si ricordò che non aveva ancora detto ad Ambra il motivo per cui era venuto a farle visita.
“Ti consiglio di parlarne prima con me. Ti risparmieresti le ire di Yunho” continuò I.V “E poi…”
Davvero stava facendo così fatica a dirglielo?
Ambra si voltò verso di lui, in attesa che parlasse, ma più incuriosita rispetto a prima.
“E poi è anche per goderti gli ultimi momenti con me”
Non era sicuro di aver usato il verbo giusto. Magari per lei era sempre stata solo un’agonia la sua presenza. Eppure, qualcosa gli stava suggerendo che forse non era esattamente così. E la reazione di Ambra parve dargli conferma: la ragazza infatti corrugò le sopracciglia e spalancò appena le palpebre.
“Gli ultimi momenti con te…?” ripeté con voce flebile e anche una punta di delusione che al cacciatore non sfuggì.
I.V nascose un sospiro, imponendosi di rimanere con la solita espressione seria e impassibile; ma, esattamente come davanti a Yunho, gli stava venendo sempre più difficile.
Tornò con lo sguardo davanti a sé.
“Yunho ha deciso che Kor prenderà il mio posto” spiegò brevemente “Lo stesso Kor che hai conosciuto alla festa. E con questo intendo che d’ora in poi sarà lui a venire da te”
Ambra si staccò dal sedile per guardarlo meglio, cercando di capire se stesse dicendo la verità o meno. Un altro cacciatore che bazzicava a casa sua e nella sua vita?
“No” cominciò lei, scuotendo appena la testa “No, non voglio”
I.V alzò il sopracciglio. Era sinceramente stupito da quella reazione e probabilmente lo era anche lei stessa, che forse non pensava di esporsi così tanto. La vide con la coda dell’occhio mordersi il labbro e torturarsi le dita con fare ansioso.
“E poi… Perché? Perché Kor dovrebbe prendere il tuo posto? Non ha senso, lui pensa che mi chiami Selen-“
“Penso che tu ci possa arrivare da sola al motivo” la interruppe I.V con tono serio e deciso, mentre al semaforo scattava il verde e il moro riprendeva la corsa. Diede un’altra rapida occhiata allo specchietto retrovisore.
“Non lo so il motivo” fece lei, alzando appena la voce e allargando appena le braccia
Il ragazzo non sembrava intenzionato a dire altro.
“I.V, per favore” fece lei, ritornando con un tono di voce più basso e quasi supplicandolo “Se non ci sei tu a fare da tramite… Io non me la sento di avere a che fare con tuoi compagni”
“Tanto ora ci penserà Kor a fare da tramite” rispose, con tono un po’ troppo duro.
Ambra sospirò. Doveva aspettarselo, forse, che solo a lei stesse dispiacendo quella scelta di Yunho. In realtà, doveva ancora capire il motivo reale per cui si stesse sentendo così triste. Davvero era solo perché I.V era diventato l’unico cacciatore di cui poteva fidarsi? Oppure era anche, e soprattutto, un altro il motivo?
Ambra ritornò con il viso rivolto verso la strada, ma gli occhi bassi.
“Era questo che dovevi dirmi al telefono…?”
I.V annuì appena, Ambra lo notò a stento con la coda dell’occhio.
“Allora perché hai detto che dovevi dirmi qualcosa che ti faceva arrabbiare?”
I.V, nuovamente, non rispose. E lei rinunciò a fargli altre domande.
Finalmente, però, dopo un tempo che a lei parve infinito arrivarono al covo dei cinque. Ambra non aveva minimamente prestato attenzione alla strada, perciò continuava a non avere la più pallida idea di dove potessero trovarsi.
I.V scese dalla macchina per primo.
Ambra si prese qualche secondo di più. Oltre alla brutta notizia ricevuta, tutto il casino successo a casa sua le aveva fatto aumentare la febbre e la stanchezza. Non aveva nemmeno la forza di alzarsi.
Si fece coraggio e poggiò la mano sulla maniglia della portiera. La spinse e si aiutò con essa a tirarsi su in piedi. Mosse un passo, ma sentì la gamba cedere immediatamente.
Non finì per terra, stranamente. Anzi, qualcosa – o meglio qualcuno - l’aveva presa per tempo.
Si rese conto di essere poggiata contro il petto di I.V. Quest’ultimo le stava tenendo una mano dietro la schiena e la stava stringendo a sé. L’altra mano le stava tenendo il polso della mano che Ambra, d’istinto, aveva portato avanti per pararsi dalla caduta.
“Perché non ho alcuna intenzione di farmi sostituire da Kor” rispose lui, con un tono di voce più basso “Voglio essere solo io ad occuparmi di te”
Ambra chiuse gli occhi e si lasciò andare completamente contro di lui.
Non andava bene tutto quello, ma per una volta decise che non le sarebbe importato.


 
***
 


Yunho ghignò non appena I.V entrò nel covo. Lo vide incazzato esattamente come si aspettava: lo conosceva fin troppo bene.
Mise da parte il senso di soddisfazione solo perché, anche se ancora non sapeva come, a quanto pare c'era una novità veramente tanto importante che riguardava Ambra. Così, almeno, gli aveva scritto I.V poco prima in un messaggio.
I.V si avvicinò a lui a passo di carica. Non si degnò nemmeno di salutare gli altri. Per via di ciò, infatti, gli sfuggì un piccolo dettaglio. L'unica cosa di cui si rese conto era che mancava Won Hu. Ultimamente si faceva vedere veramente poco.
Ma il piccolo dettaglio non tardò molto a farsi notare.
"Ciao!"
I.V corrugò le sopracciglia. Aveva appena aperto la bocca per parlare con il capo, ma una voce familiare non gli aveva dato il tempo nemmeno di fiatare. Spostò lo sguardo oltre la figura di Yunho e notò che assieme ai soliti c'era qualcuno in più.
"Ma che diavolo...?" sussurrò incredulo.
Rafaelle si alzò in piedi sorniona e si avvicinò con una bottiglia di birra in mano.
"Finalmente vi vedo tutti insieme!" esclamò poi "Vuoi?" e allungò la bottiglia verso di lui.
Quest'ultimo fece segno di no con la testa, mentre ancora stava cercando di capire cosa fosse successo in quel breve lasso di tempo in cui era stato via. 
"Ma dov'è Ambra? Jeim mi ha detto che sarebbe arrivata anche lei..."
I.V alzò lo sguardò verso l'amico dai capelli rossi, che di tutta risposta alzò le mani come a difendersi.
"Le ho solo detto che saresti arrivato tu con delle importanti novità sulla rossa e siccome sapevamo che eri da lei abbiamo pensato che ci fosse anche Ambra. Per questo la vedi qua" spiegò "Che poi, tutta 'sta suspence per chissà quale cavolata..." mormorò subito dopo, più tra sé e sé che a qualcuno in particolare.
"Pervenuto" commentò la bionda, alzando gli occhi al cielo.
"Ehy, abbiamo limonato, ma questo non vuol dire che puoi trattarmi come ti pare" la rimbeccò subito lui "In più che mi hai costretto a portarti qua"
"Sì, ma rompe così tanto le palle che per me può fare quello che vuole purché stia zitta" intervenne Hoseok, sospirando.
Nonostante la situazione continuasse a diventare sempre più surreale, ad I.V c'erano comunque delle cose che non tornavano e che gli stavano dando uno strano formicolio alla base della testa.
Di questo passo, non si sarebbe calmato molto facilmente. E il fatto che continuasse a sentire il bisogno di far scroccare le dita ne era un segno.
"Non ho mai detto che sarei andato da Ambra" disse sibilando.
Di tutta risposta, sentì Yunho scoppiare a ridere. Anche Hoseok aveva steso le labbra in un ghigno divertito e si era scambiato uno sguardo di intesa con il capo.
"Era ovvio che saresti andata da lei per dirle di Kor, I.V" gli disse il maggiore, con ancora un sorriso malizioso sulle labbra.
"Sei proprio cotto, cazzo" commentò Hoseok tra sé e sé.
I.V cercò di ignorare il più possibile quella strana sensazione al petto che stava sentendo crescere. Non sapeva nemmeno dire se fosse piacevole o meno. Si sentiva solo più leggero, dopo la frase di Hoseok.
"Dormi serenamente I.V, era solo l'ennesima prova. Non sostituisco mai i miei uomini con quelli delle altre bande, a meno che non ci siano problemi gravi" spiegò Yunho, incrociando poi le braccia al petto.
I.V si girò di scatto verso di lui, mentre sentiva in sottofondo Rafaelle mandare gridolini di gioia per via di quello che aveva appena sentito e Jeim rimbeccarla di stare zitta e farsi gli affari suoi.
"Ti ricordo che finché parlate in italiano io vi capisco perfettamente!" esclamò la bionda subito dopo.
"Bene, allora riprendi a parlare coreano così se ne sta un po' zitta, finalmente!" disse, passando lo sguardo da I.V a Rafaelle.
I.V non se lo fece ripetere due volte, più che altro per paura che Rafaelle potesse spifferare tutto alla rossa.
"Mi pareva di aver capito che la mia fosse una situazione abbastanza critica, no?" domandò poi, con una punta di acidità nella voce.
Yunho fece spallucce.
"Sì, ma... Ormai il danno è fatto" disse con tranquillità "E poi io non ho di certo cambiato idea. Quando tutta questa storia sarà finita, ognuno per la propria strada"
I.V fece scroccare l'osso del collo.
"E quindi io e Ambra dovremmo dimenticarci l'uno dell'altra..." cominciò a dire nervoso, utilizzando le stesse parole che aveva usato con lui Yunho tempo prima "Ma Rafaelle può venire qua come se niente fosse?"
"Non mi pare che Ambra non abbia mai messo piede qua" rispose l'altro “E prima che tu me lo chieda: sì, Jeim l’ha bendata per portarla qui
"Hai capito benissimo cosa intendo!" esclamò I.V avvicinandosi a lui.
Yunho divenne improvvisamente serio, sciogliendo la presa delle braccia.
"Tu evidentemente no, però" gli disse "Ti ho già spiegato che non voglio che tu o gli altri vi leghiate a persone con cui dobbiamo risolvere delle questioni, per evitare di intralciare indagini o quant'altro. Non mi pare che con Rafaelle abbiamo questo tipo di problema. Posso anche capire il nervosismo, ma sai perfettamente che non vi ho mai impedito di avere relazioni o storie da una notte"
I.V stava respirando profondamente, continuando a guardare dritto negli occhi Yunho che, per l'ennesima volta, sapeva di aver centrato il punto. Era veramente incredibile come riuscisse sempre a trovare il cavillo con cui portare le discussioni dalla sua parte. Però, d’altronde, era il capo: chi, se non lui, doveva avere l’ultima parola?
"Tra l'altro, che novità hai su Ambra?" intervenne Hoseok, ricordandosi improvvisamente il motivo per cui I.V si era presentato da loro.
Fu in quel momento che la porta di ingresso si aprì.
"Ve le posso dire io, se volete"
Tutti si girarono verso Won Hu. La sua voce melliflua aveva riecheggiato in tutta la stanza.


 
***


 
Ambra si risedette in macchina con poca grazia. Sentiva di avere un gran bisogno di dormire e il mal di testa non sembrava accennare a diminuire.
Si poggiò con la tempia al sedile e chiuse gli occhi, lasciando il finestrino aperto. Era sicuramente rischioso, ma visto dove si trovava, al massimo doveva riguardarsi da Yunho o Jeim e in quel momento, entrambi, non sembravano essere nei paraggi. Quasi sicuramente erano dentro.
A parlare di lei.
A parlare di Selene.
“Vaffanculo” sibilò tra i denti. Era tutta colpa di Richard. Lui e la sua boccaccia. Oppure la colpa era solo ed esclusivamente di sé stessa, che si ostinava a raccontargli le cose nonostante gli avesse chiaramente fatto capire quanto fosse scettico.
Se non mi avete raccontato frottole.
Ambra si grattò la testa nervosamente. Doveva smettere di pensarci o il mal di testa non sarebbe mai passato.
Ma era così arrabbiata che faticava a pensare ad altro. Inoltre, stava accuratamente cercando di non pensare a quegli attimi prima di rimanere da sola. Quegli attimi in cui era stata, di nuovo, tra le braccia di I.V e si era sentita protetta, al sicuro.
E le sue parole…
“Cosa ti sta succedendo, Ambra?” mormorò fra sé e sé.
Improvvisamente, sentì dalla sua destra un rumore di passi. Alzò lentamente la testa e rimase sull’attenti: una figura si stava avvicinando piano, con passo tranquillo, nella sua direzione. Strinse appena gli occhi per cercare di capire chi fosse, ma non riuscì a capirlo bene fino a quando non se lo ritrovò di fronte al finestrino.
Won Hu. O almeno così le pareva si chiamasse il ragazzo biondo dalle labbra carnose e dalla voce delicata.
“Oh…” mormorò lui sorpreso, vedendola “Cosa ci fai qui, cara Ambra?”
Ambra corrugò le sopracciglia, incredula.
“C-Cara…?” ripeté tra sé e sé “Beh… Ecco…”
“Se sei venuta qui con la macchina di I.V vuol dire che c’è anche lui. Ed è successo qualcosa di importante, giusto?” domandò, piegando appena la testa da un lato.
Ambra lo osservò, non capendo se quelle fossero semplici domande di circostanza o se, in realtà, stesse cercando di carpirle delle informazioni.
Mentre lo osservava, si accorse che a tracolla stava portando un borsone simili a quelli della palestra. Spostò lo sguardo su di esso quasi in automatico e il biondo se ne accorse.
“Ah, giusto. Ho appena finito il turno” spiegò brevemente, abbassando anche lui per qualche istante lo sguardo sulla tracolla “Stavo andando a cambiarmi proprio ora”
Ambra lo guardò stranita. Cosa intendeva?
Won Hu, notando la reazione della ragazza, sorrise appena.
“Sono un infermiere” disse con tranquillità “I.V non te l’ha detto?”
Ambra alzò le sopracciglia, sinceramente colpita.
“No, non me l’ha detto”
Nessuno tra di loro le aveva mai accennato al fatto che Won Hu fosse un infermiere. Però, pensandoci, si era sempre chiesta di cosa campassero quei cinque, visto che all’apparenza sembravano tutti senza lavoro. Evidentemente era Won Hu che li manteneva – e li curava anche.
Se Won Hu li avesse piantati in asso, sarebbero stati decisamente spacciati.
Persa nei suoi pensieri, non si accorse che Won Hu aveva appena tirato fuori il telefono dalla tasca, avendo sentito il telefono vibrare. Digitò velocemente sulla tastiera.
Ambra ritornò con lo sguardo su di lui, un attimo dopo che lui ebbe di nuovo messo via il telefono.
“Allora, che ci fai qua?”
La rossa meditò qualche istante sulla risposta.
“I.V ha voluto che lo accompagnassi qua…” rispose vagamente, mentre si riappoggiava al sedile dell’auto.
“Senza motivo? Strano” commentò lui ancora “In più non mi sembri in formissima. Hai gli occhi lucidi e le labbra un po’ gonfie”
Ambra, in automatico, si passò la punta delle dita sulle labbra. Quello era un effetto classico che le provocava la febbre, ma non pensava fosse così evidente. Oppure era solo la deformazione professionale di Won Hu.
“Già… Ho febbre e anche un po’ di mal di testa. Devo aver preso freddo” fece lei con un sospiro.
Gli occhi di Won Hu, a quella frase, si illuminarono di una strana luce, che ad Ambra non sfuggì.
“Potevi dirmelo subito” rispose lui “Ho delle gocce che calmano il mal di testa. Puoi fidarti, le uso anche con i pazienti”
Ambra corrugò la fronte a quelle parole.
Okay, Won Hu era stato carino con lei l’ultima volta che si era visti e sembrava anche un tipo tranquillo. Ma non si era fidata del panino che I.V le aveva dato la prima volta che era stata lì, per cui per quale motivo doveva fidarsi di una medicina di Won Hu?
Won Hu armeggiò qualche istante con la borsa e tirò fuori una piccola confezione contenente del liquido, che porse ad Ambra.
La ragazza lo prese tra le dita e lo osservò. Era trasparente, non sembrava niente di strano. C’era anche scritta la composizione chimica. Il problema era che lei non ne capiva nulla di quelle cose, per quanto le riguardava poteva essere anche la descrizione di un veleno.
Vedendola titubante, Won Hu ridacchiò appena, sempre con quel suo modo delicato che stonava così tanto con il resto della banda.
“Ho capito, non ti fidi” fece lui “Non sei obbligata a prenderle, non preoccuparti”
Ambra parve rincuorata da quella frase.
“Però ti consiglio di annusarlo, almeno” continuò Won Hu “Ha un profumo delizioso”
Ambra lo accontentò, giusto per non sembrare scortese, ma rimaneva dell’idea che non fosse il caso di prendere quelle gocce.
Svitò piano il tappo e diede una rapida annusata. Effettivamente l’odore era delicato, quasi fruttato.
Richiuse la boccetta, continuando ad osservarla incuriosita.
Rimasero entrambi senza dire nulla, per qualche istante. Fu lui a rompere il silenzio.
“Perché sei qui?” fece lui, in tono un po’ più serio.
Ambra aveva ancora gli occhi puntati sulla boccetta; le scritte nere, però, stavano diventando sempre più difficili da leggere. Provò a girarsi verso Won Hu, pensando fosse colpa del mal di testa, ma quando aprì la bocca per parlare si rese conto che faticava a far uscire la voce. Emise solo un flebile lamento.
“Io…”
Won Hu fece qualche passò verso di lei, abbassandosi e poggiando le mani sulle ginocchia.
“Mh?” insistette ancora, spostando ancora la testa da un lato, esattamente come aveva fatto prima.
“Non…” provò lei “Il mio ragazzo…” disse piano, cominciando a respirare a fatica.
“Il tuo ragazzo? Cos’ha fatto il tuo ragazzo?” domandò Won Hu.
Ambra si mise una mano sul petto. Provò a spostare lo sguardo verso i suoi occhi, ma si rese conto di avere la vista leggermente annebbiata e stava cominciando anche a vedere doppio. Sentiva la testa più leggera, il mal di testa sembrava quasi del tutto sparito, ma non sapeva se fosse una cosa positiva.
“Non voglio…” mormorò piano, come un lamento.
Won Hu allungò la mano verso di lei. Le prese il viso tra le dita e la costrinse a guardarlo negli occhi.
“Sì che vuoi”
Le vene sul polso del ragazzo cominciarono a pulsare visibilmente e a muoversi in modo strano, come se si stessero spostando sottopelle. Piano piano, queste fuoriuscirono dalla carne, ma non erano più vene: erano radici, sottili, verde scuro. Risalirono la mano di Won Hu e si strinsero intorno al collo di Ambra, anche se fortunatamente non era una presa stretta.
La sua mano e le radici la spinsero maggiormente contro il sedile.
“Adesso dimmi. Perché sei qui?”
Ambra cominciava a non avere più il controllo di sé. La mente le continuava a proporre immagini allegre, spensierate, campi verdi e cieli azzurri. Sembrava drogata di felicità, andava tutto bene – all’apparenza.
“Il mio ragazzo… Quello stupido… Ha rivelato ad I.V che io ho una sorella. Perché Giovanni è mio fratello… Ma adottivo… E Selene no, è mia sorella naturale…”
Won Hu la stava ascoltando in silenzio, con ansia. L’effetto non sarebbe durato ancora per molto, a breve sarebbe caduta in un sonno profondo.
“Ma abbiamo poteri diversi, sai? Oh sì… Io ho il potere dell’aria, lei controlla la luce…E siamo diverse anche io e lei… Infatti non ci parliamo più… Menomale che siamo finite in famiglie diverse… “
Nonostante stesse continuando a straparlare, c’era una vocina debole, appena udibile nella mente che le suggeriva di smetterla di rivelare cose a Won Hu. Ma le labbra ormai si muovevano da sole, erano incontrollabili.
“Però fisicamente mi somiglia… Anche lei ha i capelli rossi… Ma è più bella”
A quella sua stessa frase, corrugò le sopracciglia.
“Già, vivendo in questo mondo ha scoperto che qui le cose le vanno sempre bene… Sempre” sussurrò “Quindi lei non ci pensa mai alle origini, al suo potere… Io non sono come lei, invece… Io lo vorrei saper usare il potere, vorrei tornare in quel mondo… Se solo potessi…”
Gli occhi di Ambra si fecero un po’ più ludici, e sapeva che era un effetto dato non solo della medicina di Won Hu.
“Dove vive?” domandò ancora Won Hu.
“Non in periferia…” fu in grado di dire lei, sempre più affaticata.
Won Hu pensò che potesse bastare. Le radici del suo polso, controllate da lui, strinsero maggiormente il suo collo, per velocizzare il processo.
“Selene Tiberi sei una stronza”
Furono le ultime parole che Won Hu sentì pronunciare dalle sue labbra, prima che la ragazza chiudesse finalmente gli occhi.
 
 












 
Angolo Autrice
Che dire follettini e follettine. In questo capitolo c'è un grande ritorno! Lo so, non compare praticamente mai, ma vi assicuro che non è un personaggio da trascurare. E oltre a ciò, questo è un preambolo ad una serie di eventi che si susseguiranno e saranno moooolto importanti.
Ad ogni modo, spero che questo capitolo un po' più di passaggio sia comunque stato di vostro gradimento!
Un bacione.

 
 
  
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