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Autore: Nitrotori    31/07/2022    0 recensioni
Annualmente due regni un tempo in perenne guerra, si radunano per ingaggiare in uno scambio culturale per mantenere la ormai duratura pace. Nove talentuosi rappresentanti scelti da entrambi i regni salpano a bordo della nave Fraternity, tuttavia durante il viaggio le loro vite vengono messe in pericolo da un misterioso incidente.
Genere: Horror, Mistero, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Shoujo-ai
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Tematiche delicate, Violenza
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Leah stava sistemando il piccolo antro dove teneva le sue cose. Mettere in ordine la aiutava a tenere la mente occupata, lontana dai pensieri che voleva tenere a distanza.

Mentre allungava il suo sacco a pelo per la notte, qualcuno le fece visita.

“Disturbo…?”.

Era Simon, ancora visibilmente pallido, ma per fortuna le sue condizioni di salute miglioravano a vista d’occhio.

“Ciao Simon, hai bisogno di qualcosa?” Leah si alzò in piedi e lo accolse.

“No, volevo solo ringraziarti per esserti presa cura di me” Rispose lui sistemando i suoi occhiali “Te ne sono riconoscente".

“Ho solo fatto il mio dovere” Sorrise umilmente lei “Non serve che mi ringrazi”.

Simon non era molto bravo in quelle situazioni, ma si fece coraggio e decise di togliersi un dente marcio che si portava dietro da un po’.

“Ascolta, c’è una cosa che volevo chiederti. In realtà è da un po’ che volevo farlo, ma non ho mai avuto occasione”.

“Di che si tratta?” Chiese lei.

“Tu mi odi, vero?” Simon distolse di poco lo sguardo, forzandosi di guardala di nuovo negli occhi “Non ti sono mai andato a genio, nemmeno quando andavamo a scuola”.

Leah gli mostrò uno sguardo neutrale. “Odiare è una parola un po’ troppo estrema” Disse lei “Ma di certo non brillavi e non brilli di simpatia. Se devo proprio essere onesta, ti ho sempre visto come un narcisista pallone gonfiato”.

Simon sogghignò “Sì beh, non sei l’unica che me lo dice. Tendo a mostrare una certa superiorità o arroganza in pubblico, dovrei davvero darci un taglio”.

“Come mai questa domanda Simon? Dove vuoi arrivare?” Leah voleva arrivare al nocciolo della questione, anche se aveva notato che Simon era decisamente in difficoltà.

“Quando ti ho proposto di aiutarti con le tue condizioni fisiche, ero molto serio” Disse lui “Non lo voglio fare per curiosità scientifica o per soddisfare il mio ego, anche se sembra difficile da concepire. La verità è che io voglio davvero aiutarti…”.

Simon strinse i pugni “Non mi importa cosa pensi di me. Puoi odiarmi, denigrarmi o considerarmi una persona terribile, quello che vuoi, non fa differenza. Ma almeno prima di sparire definitivamente dalla tua vita, voglio toglierti di dosso il tuo attuale malessere”.

Leah era rimasta senza parole, non aveva mai visto Simon esternare i suoi sentimenti in quel modo. Lo aveva sempre visto con quel sorrisino da superiore stampato in bocca e mai in vita sua avrebbe immaginato di vederlo a capo chino, far fatica a formulare una frase. 

“Quello che ti è successo è anche colpa mia” Disse infine Simon “Quando tutti a scuola ti prendevano in giro, io non ho fatto nulla per aiutarti. Ero lì, che osservavo in silenzio tutto il tempo. Volevo intervenire, volevo proteggerti, ma al tempo non ne ebbi il coraggio” Il ragazzo scosse il capo con vergogna.

“Sono passati tanti anni da allora e sono diventato una persona rispettabile, con un certo potere e influenza. Ho rinunciato a tutto per la ricerca e non mi pento delle mie scelte. Sono cresciuto, ho lasciato tutto alle mie spalle e l’ho fatto senza sforzo, ma c’era solo una cosa di cui non sono mai riuscito a liberarmi: la mia impotenza quei giorni, mentre quei buoni a nulla dei nostri compagni ti trattavano male”.

Leah ricordava quei giorni in modo piuttosto nitido. La prendevano in giro per il suo aspetto, perché pur essendo una ragazza sembrava un ragazzo. Ogni occasione era buona per sottolineare la sua stranezza, per il modo in cui parlava, si vestiva, i suoi gusti diversi dalle altre bambine, ogni cosa era una scusa per darle addosso.

“Non importa Simon” Disse Leah chiudendo gli occhi tranquilla, spegnendo dalla sua mente tutti i ricordi spiacevoli “Come hai detto poco fa, ormai è tutto passato”.

“No, non è vero…” Disse lui facendo un passo avanti “Non è tutto passato!”

Leah nuovamente non seppe cosa dire.

“Lo so, ormai è troppo tardi per dire queste cose, non sono più la stessa persona e neanche tu, ma non posso tenermi questa cosa per me in eterno o mi sarà solo d’intralcio. Il motivo per cui voglio aiutarti così tanto è perché avrei voluto che tu sapessi quando invero io ti apprezzassi” Simon arrossì un po’ “Ma sono sempre stato uno smidollato a scuola, pensavo solo ai voti e a nient’altro, ma forse se ti avessi detto cosa provavo, cosa pensavo, avresti agito diversamente”.

Simon scosse il capo “E’ molto egocentrico quello che sto dicendo, me ne rendo conto. Dopotutto io non sono proprio nessuno, forse non sarebbe cambiato nulla, ma è una cosa mi porto dietro da tanto e non sono mai riuscito ad ammetterlo. Mi dispiace di cuore Leah, mi dispiace che tu abbia sofferto. Ti prego… lascia che io ti aiuti”.

Leah arrossì a sua volta “Ti ringrazio Simon” Gli sorrise “Ti chiedo scusa per averti chiamato narcisista pallone gonfiato. Mi sbagliavo su di te…”

Simon sogghignò divertito “Non ti preoccupare, non hai tutti i torti dopotutto”.

Leah abbassò il capo timida “Beh, se vuoi aiutarmi puoi farlo… ma come pensi di fare? Ormai il mio corpo è mutato in modo permanente”.

Simon si aggiustò gli occhiali “Ho saputo da Piper che in realtà il 70% del tuo corpo è completamente oscurato da una membrana violacea. Ho modo di pensare che il colore della pelle sia dovuta dalle radici del fungo Abestos. In questo momento, tu hai nel tuo corpo quelle radici e se riuscissimo a disintegrarle con l’arcanismo, forse la tua pelle potrebbe tornare al colore originale. Dubito che possiamo fare qualcosa per il tuo fisico, ma per lo meno possiamo guarire la tua pelle”.

Leah era sorpresa e speranzosa a riguardo “Pensi che sia possibile?”.

Simon annuì “Sì, tuttavia ho bisogno di esaminare il tuo corpo se è possibile”.

Leah a quel punto strizzò gli occhi “Non ci provare nemmeno Simon”.

Il ragazzo sospirò e scosse il capo “Non fare voli pindarici con quella mente peccaminosa, mi basterà vedere il tuo braccio e niente più”.

“Io peccaminosa?! Sei tu che hai detto che vuoi esaminare il mio corpo!” E gli puntò il dito contro.

“E io non ho mai detto né inteso altro” Simon si aggiustò gli occhiali “Su ora tirati su quella manica, ci vorrà solo un secondo”.

Leah non era ancora convinta, ma se era solo il braccio non le sembrò poi così terribile.

Era dunque finalmente giunto il momento della verità.

Gli ultimi raggi di Sole erano già appassiti al di là dell’orizzonte, facendo calare sull’isola una fitta e immobile tenebra, illuminata solo dalla luce argentea della Luna.

All’interno del Santuario c’era una palpabile agitazione.

Simon, che aveva pian piano ripreso colore e forze, fece radunare tutto il gruppo al centro della caverna, attorno ad una luce arcana azzurra.

Il giovane arcanista aveva radunato tutti i frammenti all’interno di un panno viola e aprendolo li distribuì uno ad uno a tutti i presenti.

Ne restava tristemente solo uno, con la morte di Piper uno dei frammenti rimase purtroppo vacante. Simon, che avrebbe gestito il processo arcano, si prese carico del secondo pezzo di cristallo purificato e una volta che i preparativi furono ultimati, guardò uno alla volta tutto il gruppo.

“Bene, sedetevi a cerchio attorno a questa fiamma” Disse “Dovete essere distanti tra di voi di almeno mezzo metro, massimo uno”.

I presenti fecero come ordinato. Simon si occupò di aggiustare le distanze in modo preciso e alla fine si mise seduto anche lui.

“Bene, chiudete gli occhi e non apriteli per nessun motivo” Disse loro “Tenete il cristallo ben stretto tra le vostre mani e non lasciatelo cadere e soprattutto, cosa più importante, non muovetevi. Respirate lentamente e restate immobili. Sarò io a dirvi quando potete muovervi liberamente, è tutto chiaro?”.

Tutti annuirono.

“Molto bene, chiudete gli occhi” Tutti chiusero le palpebre e restarono completamente immobili. A sua volta Simon li chiuse e tutto tacque, mentre rilassava il suo corpo.

Il silenzio era assoluto, finché la fiamma al centro iniziò a bruciare più intensamente. 

Simon si concentrò e usò la sua latenza arcana per veicolare l’energia della fiamma ai vari frammenti. Era un processo lento, delicato e decisamente più complicato con un trapezoedro frantumato, ma non impossibile.

Alla fine, Simon riuscì a equalizzare l’energia all’interno dei frammenti che diventò calda al tatto, mentre la fiamma al centro ritornò a dimensioni modeste. Era il momento di scoprire le carte, Simon fece girare l’energia a cerchio creando un circuito. 

L’energia arcana girava e girava ed entrava da cristallo in cristallo. Secondo le leggi dell’Arcanismo e per estensione della Magia, l’energia grezza del Silderium era naturalmente attratta maggiormente da chi possedeva le composizioni biologiche di un Mago, un po’ come una falena attratta dalla fiamma.

Decelerando l’energia si sarebbe fermata naturalmente verso tale individuo. Ma avvenne qualcosa che Simon non poté prevedere. L’energia non si fermava, continuava a girare senza sostegno passando di individuo in individuo, compreso lui stesso.

Simon osservò attentamente il fenomeno e a malapena riuscì a contenere lo stupore. Cosa stava succedendo? Era come se l’energia fosse attratta da tutti, creando un circolo infinito.

Alla fine, interruppe il processo forzatamente e aprì gli occhi, invitando gli altri a fare lo stesso.

“Allora?” Chiese Alic nervoso “Chi è il Mago?”.

Simon però ponderò bene la cosa prima di rispondere. Cos’era successo esattamente? Possibile che ci fosse stato un errore? Ma il giovane arcanista era assolutamente convinto di aver fatto i processi giusti. Il risultato era semplicemente il più bizzarro e inaspettato.

“Simon… non tenerci sulle spine” Disse Leah “Dicci chi è”.

Lui si aggiustò gli occhiali schiarendosi la gola “Il modo più corretto per rispondervi è: tutti e nessuno

Tutto il gruppo rimase senza parole.

“Tutti e Nessuno?” Alic si alzò in piedi “Che razza di risposta è? C’è o non c’è un mago?”.

Simon spiegò con calma cos’era successo e il bizzarro fenomeno che aveva caratterizzato il rituale. Alla fine della spiegazione, tutto il gruppo era ancora più confuso e scoraggiato.

“Quante possibilità ci sono che un mago possa interferire con il rituale?” Chiese Aoki serio.

“Dipende dal mago e dalle sue potenzialità” Rispose Simon “Non è difficile pensare che se un mago possa portare in risonanza un gran numero di energia all’interno del Silderium, non possa anche influenzare il flusso del Rituale, tuttavia lo trovo strano…”.

“Cosa c’è di strano?” Chiese Orin incrociando le braccia.

“Se io fossi il mago, farei di tutto pur di scaricare la colpa a qualcun altro. Se davvero il mago in questione è in grado di influenzare il movimento dei flussi di energia, allora sarebbe stato facile puntare il dito contro un’altra persona, invece non è stato così”.

“Simon tu cosa pensi?” Chiese Harris serio in volto “Qual’è la tua opinione in merito?”.

Simon ci pensò su a lungo, cercando di fare il punto della situazione e di tutto ciò che era successo fino a quel momento.

“Ci sono troppe cose che ancora non sappiamo. Non abbiamo gli strumenti adatti per capire o provare con assoluta certezza qualsiasi teoria. Le domande si stanno accumulando sempre di più, ma se devo seguire il mio istinto allora rispondo che è difficile che ci sia un mago tra di noi”.

“Ma non possiamo nemmeno escluderlo completamente” Disse Aoki “Alla fine questo rituale è servito solo ad alimentare i nostri dubbi”.

“Beh qualcosa però l’abbiamo scoperto” Aggiunse Leah “Se davvero c’è un mago tra di noi, allora è in grado di influenzare il flusso di energia. Mi pare di aver capito che non tutti i maghi ne sono in grado”.

Simon annuì “Esatto, i maghi hanno poteri diversi e variegati. Con questo rituale abbiamo identificato la possibile natura del suo potere”.

“E questo cosa ci aiuta a capire?” Chiese Alic depresso “Nulla dico bene?”.

Purtroppo non c’era nulla di concreto tra le loro mani, solo tante incertezze e dubbi. Il silenzio perdurò a lungo, presagendo l’arrivo un altro periodo indefinito in cui potevano solo farsi strada tra tenebre e misteri.

Alla fine tutti si congedarono nei loro corridoi, ma Alphonse nonostante la stanchezza non riuscì a dormire. Aveva troppi pensieri per la testa, troppe informazioni da elaborare. Cosa stava succedendo su quell’isola? Perché tutto sembrava non avere senso? Era come se le leggi della natura fossero completamente diverse dal normale.

Ora più che mai sentiva l’urgenza di tornare a casa e di porre fine una volta e per tutte a quel terribile incubo. Si sentì il cuore stringere da una morsa di terrore e ansia, non voleva restare lì un secondo di più.

Alla fine, Alphonse scattò dal suo stato di dormiveglia, quasi come se fosse stato percosso da una forte scossa. Soltanto stare sdraiato lo disturbava, aveva bisogno uscire da quel buco il più velocemente possibile.

 

Simon era in piedi davanti alla tomba di Piper. Una fiamma di luce arcana fluttuava a fianco a lui, illuminando sufficientemente l’area. Restò a fissare quella triste lapide per parecchio, mentre il silenzio assoluto dell’isola lo avvolgeva.

Poi dei passi…

Alphonse era sveglio nel cuore di quella notte e si stava avvicinando.

“Simon? Che ci fai sveglio?” Chiese il giovane minatore.

“Credo di aver dormito anche troppo” Rispose lui con un mezzo sorriso “Sono rimasto privo di sensi per metà giornata e mi ha completamente squilibrato gli orari di riposo. E tu invece?”.

“Semplicemente non riesco a dormire” Ammise lui “Troppi pensieri”.

“Non sei abituato a situazioni molto complesse, vero? Agli inizi era così anche per me, quando ancora non sapevo di voler essere un arcanista. Quando ho scoperto la mia vocazione, la mia vita è diventata molto più complicata. Certo… non mi aspettavo di finire su un’isola deserta, né di perdere un’amica e collega nel modo più terribile e disumano possibile, su quel fronte indubbiamente siamo in due a soffrirne".

“Conoscevi bene Piper?” Chiese Alphonse.

“La rispettavo molto” Rispose lui “Era una ragazza molto intelligente, parlare con lei era molto stimolante, aveva spunti di riflessione interessanti e spesso dai nostri discorsi riuscivo a trarre nuovi indizi o approcci per le mie ricerche. La sua morte è stata un grande shock per me, come per tutti del resto. Tuttavia non credo fossimo così tanto vicini da considerarci addirittura amici. Non ci siamo mai confidati sulle nostre vite, era più una relazione professionale che di amicizia. E tu invece?”.

Alphonse fece un sorriso malinconico “Non ho avuto modo di conoscerla bene. Ma in quel breve periodo in cui ero assieme a lei, ho visto una ragazza spaventata, tormentata dai sensi di colpa. L’ho vista sorridere una volta però” Alzò il capo verso il cielo “Era un sorriso pieno di speranza per il futuro, un sorriso fiducioso. In quel momento di difficoltà si era fidata di me, e delle mie parole”.

Alphonse tornò con la mente a quel momento.

“Ho cercato di rassicurarla, di placare il suo tormento. Anche io ero terrorizzato dall’idea di restare bloccato lì, ma ero riuscito ugualmente a consolarla. Col senno di poi mi chiedo se darle quella speranza sia stata una buona idea”.

“Cos’altro avresti potuto fare?” Chiese Simon voltandosi verso di lui “Le hai donato pace in un momento difficile, non dovresti pentirti di tale scelta. Piuttosto mi chiedo cosa abbia causato tanto tormento in lei. Di solito non si faceva mai controllare dalle emozioni. Onestamente è piuttosto insolito immaginarla spaventata per qualcosa, a meno che non sapesse qualcosa: una verità terribile sepolta nella sua coscienza, qualcosa che quest’isola ha risvegliato in lei”.

Quelle parole criptiche crearono in Alphonse una profonda inquietudine. Il motivo dello sgomento di Piper era effettivamente un mistero, così come il contenuto e la natura del libro mastro che portava sempre con sé.

“Alphonse, c’è una cosa che vorrei chiederti” Simon improvvisamente mutò il suo sguardo in uno riflessivo. “Secondo te, quanti anni aveva Piper?”.

“Uh?” Il giovane minatore era confuso dalla natura di quella domanda “Non sai quanti anni aveva?”.

“Non è questo il punto, lo chiedo a te per un motivo logico. Sai dirmi quanti anni aveva Piper?”.

Alphonse ci pensò su. “Beh, così su due piedi, direi diciassette?”.

Simon sogghignò come se avesse voluto dire “lo sapevo”, chinandosi verso il basso dove c’era la tomba. “Si ho avuto anch'io quell’impressione” Disse poggiando la mano sul terreno. “In realtà però Piper aveva 22 anni. La stessa età mia e di Leah. Eppure di aspetto era molto vicino a quello di una ragazzina, dico bene?”.

“Dove vuoi arrivare?”.

“Ci fu un periodo in cui Piper rimase via dal regno per tre anni” Spiegò lui “Sono certo che tu ne hai sentito parlare da Leah, dico bene?”.

Alphonse annuì, ricordando la storia.

“Normalmente cosa succede quando non vedi una persona per tre anni?” La domanda retorica di Simon suscitò interesse in Alphonse.”Noti dei cambiamenti, si cresce, si invecchia, questa è la risposta più logica. Il fatto è che Piper non è cambiata di una virgola dal giorno in cui è partita fino a quella in cui è tornata. E’ un po’ come se il tempo per lei si fosse congelato”.

Quella singola frase causò in Alphonse uno spasmo di adrenalina. Tutto il suo corpo rabbrividì, rendendosi finalmente conto della natura di quelle domande e ora tutto aveva più senso, così come il motivo per cui Simon stava insistendo a toccare il terreno attorno alla tomba di Piper. 

Quel luogo era illeso, eppure doveva esserci un rigonfiamento di terreno dovuto allo scavo, invece la terra era piatta e stava già ricrescendo erba. Sembrava quasi che la terra si fosse rigenerata e fosse tornata al suo stato originale.

“Non può essere…” Disse Alphonse sconvolto da quella rivelazione.”E’ per questo che il corpo di Piper non ha subito il Rigor Mortis? Quindi se tutto resta immutato, se tutto si rigenera, allora anche noi…?”

“Sì, penso sia’ l’unica possibile spiegazione. Il motivo per cui Piper non è cambiata per niente in tre anni vuole dire che è già stata qui su quest’isola” Rispose Simon serio “E non è tutto temo, penso di sapere chi altri era su quest’isola assieme a lei in quel periodo”.

“Chi?” Chiese Alphonse sempre più agitato.

“...Mio padre” Annunciò il giovane arcanista “Lui è scomparso nello stesso periodo in cui anche Piper è stata via, con l’unica differenza che mio padre non è mai tornato, quindi questo mi porta a pensare ad un’altra cosa” Simon si alzò in piedi, aveva la mano sporca di terriccio e se la fissò a lungo. 


“Lui potrebbe essere qui, da qualche parte”




 
   
 
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