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Autore: EleAB98    18/09/2022    0 recensioni
Malcom Stone è un pretenzioso caporedattore, nonché affascinante quarantenne con una fissa smodata per le belle donne. Ma arriverà il giorno in cui tutto cambierà e l'incallito casanova sarà costretto a fare i conti con i propri demoni interiori, e non solo quelli... Riuscirà mai a guardare oltre l'orizzonte? Ma soprattutto, chi lo aiuterà nell'ardua impresa?
[...]
Gilberto Monti è un giornalista affermato. Oltre a ricoprire una posizione lavorativa più che soddisfacente, ha appena esaudito uno dei suoi più grandi sogni: sposare la donna che più ama. Ma è davvero tutto oro quello che luccica?
[...]
Alex Valenza, un reporter piuttosto famoso, è alle prese con una drammatica scoperta che lo porterà a chiudersi, a poco a poco, in se stesso. A nulla sembra valere il supporto della moglie. Riuscirà a ritrovare la serenità perduta?
Genere: Drammatico, Erotico, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
Capitoli:
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Capitolo IX – L'Essenziale

 

Dopo aver strimpellato il pianoforte insieme alla moglie, Alex si sentì rinvigorito e molto più ben disposto nei confronti dell'articolo di cronaca che stava cercando di ultimare da qualche settimana. Ormai da qualche ora, percepiva come una bolla, intorno a sé, e si sentiva fluttuare leggero all'interno di questa, del tutto esente dalle solite preoccupazioni e dal solito cerchio alla testa, che invece gli suscitava infinito fastidio, sdegno e altrettanto scoramento. Quanto gli faceva bene parlare o anche solo condividere le sue passioni con Marta. Quanto gli faceva bene la sua comprensione e il suo altruismo. Doveva servirsene più spesso. E doveva cercare di fare lo stesso. Si appuntò mentalmente di conversare con lei quando sarebbe rientrata a casa dal lavoro e, fiducioso, ricontrollò quanto aveva scritto fino a quel momento. Riscontrò una miriade di errori di battitura e non mancò di sorprendersi quando lesse una frase senza senso, che sembrava avesse annotato un analfabeta. Avevo proprio la testa altrove. Che razza di roba ho scritto? si rimbrottò, inorridito.

D'improvviso, il telefonino squillò. Sulle prime parve non sentirlo, preso com'era dalla scrittura e dal ritrovato entusiasmo. Lo afferrò dopo qualche secondo e scrutò con interesse il mittente. Il suo amico Gilberto aveva senz'altro qualcosa d'importante da dirgli, dato che non chiamava mai di sabato mattina poiché troppo impegnato a farsi una bella dormita.

«Pronto?»

«Ciao, Alex, come va?»

«Me la cavo, dai. Tu?»

«Ti devo fare un annuncio importante. Sono tornato ufficialmente single», rispose Gilberto in tono monocorde.

«Caspita, dovresti fare i salti di gioia! Dobbiamo festeggiare! Cos'è questa mosceria?!»

«Dovrei, in effetti. A quanto pare, Megan è partita per Vancouver. Ci siamo dati appuntamento un'ultima volta per salutarci e mi ha raccontato una storia pazzesca. Anche per questo mi sento così spaesato.»

«Si sposerà con quel Stone

«Incredibile a dirsi, ma no. Si sposerà con un certo Valerio... Floccari, se non vado errato.»

Alex spalancò gli occhi e chiuse il fascicolo che aveva davanti a sé, completamente disorientato. «E adesso chi è questo?!»

«Lascia perdere, credo proprio di aver sposato la donna più confusa sulla piazza. Per farla breve, questo Valerio, il suo primo fidanzato conosciuto all'università, l'ha contattata pochi giorni fa a seguito di un brutto incidente, e lei si è resa conto di non averlo mai dimenticato. Progettavano di andare a vivere insieme, ma poi lui l'ha lasciata perché ha preferito fare carriera.»

«Quindi fammi capire... l'oggetto dei suoi desideri non era Stone

«A quanto pare no.»

Alex scattò in piedi. «Dio, che storia assurda! Ma quale donna si metterebbe in fissa con un giornalista dichiarando, tra l'altro al mondo intero, di esserne innamorata, poi si sposa con un altro e dopo tre anni confessa a quest'altro, cioè tu, di amare quell'altro, ma allo stesso tempo ne ama un altro ancora? Questa è pura follia!»

Gilberto, non volendo, la prese sul ridere. «Detta così però non si capisce un accidente!»

«Almeno ti ho fatto sorridere, no?»

«Già.» Dall'altro capo della linea, si sentì un breve sospiro. 

«Che effetto ti ha fatto rivederla?»

«Mi ha fatto male. Sono ancora perdutamente innamorato di lei, nonostante tutto. Cerco di tirarmi su e di pensare solo al lavoro, ma quando la sera torno a casa, be'... mi sento vuoto. Non sono abituato alla completa solitudine.»

«Ti capisco, Gil. Ma ricorda che puoi sempre contare su di me.»

«Grazie davvero per esserci sempre stato, Alex», rispose l'altro, pieno di riconoscenza. «E se posso ricambiare, non esitare a confidarti con me. Ti ho visto un po' a terra, ultimamente. Ancora problemi con l'articolo sul caso Mozzi?»

«Direi di no», rispose Alex, tornando a sedersi sulla scrivania. «Credo di averlo quasi terminato.»

«Benissimo, ne sono felice! E non vedo l'ora di leggerlo. C'è altro?»

«Altro... in che senso?»

«Dimmelo tu. Sei sempre stato pieno di vitalità e sempre pronto alla battuta, ma negli ultimi tempi ti ho visto diverso. Più, come dire... spento.»

Alex sospirò. «Anche se ti dicessi che è tutto a posto continueresti a rompere, non è così?» L'uomo poteva giurare che in quel momento Gilberto stesse sorridendo.

«Ti voglio troppo bene per fare finta di niente. Siamo amici da quasi vent'anni.»

Alex sorrise. «Diciamo che è una questione un po' delicata, forse parlarne per telefono non è il massimo.»

«Capisco. Riguarda Marta?»

Riguarda me, avrebbe tanto voluto dire, ma si trattenne. A ben pensarci, però, non riguardava forse entrambi? «Non so come dirtelo, Gilberto... io e Marta non...» Si bloccò, indeciso. «Io e Marta stiamo provando ad avere un bambino», sputò infine, poco convinto.

«Wow, ma è fantastico! Oppure no?» indagò l'altro, a seguito del silenzio dell'amico.

«Certo, di per sé è una cosa fantastica, però...» Fece un bel respiro. «Senti, non riesco a parlartene per telefono.»

«Faccio un salto a casa tua? Se non sei troppo impegnato, ovviamente.»

Alex era combattuto. Da una parte, avrebbe tanto voluto dirgli la verità, sfogarsi in merito alla scoperta che aveva fatto un mesetto prima, ma dall'altra sapeva di doverne parlare prima con Marta. «Per adesso, non stiamo riuscendo nell'intento di... sì, insomma, ci stiamo provando da un po' di tempo e ancora non ci sono risultati.» Sospirò, contrito. Non avrebbe mai voluto dirgli una mezza verità, era sempre stato trasparente e schietto con tutti i suoi amici più stretti. Ma doveva cercare di metabolizzare da solo quella brutta situazione, mantenendo un riserbo che, almeno per il momento, gli avrebbe permesso di condividere tutto soltanto con Marta. Lei, più di chiunque altro, si meritava la piena e completa fiducia. Non che temesse che Gilberto non potesse regalargli discrezione, anzi. In verità, nel profondo, Alex si vergognava terribilmente di confessargli della sua sterilità. Vedeva quella condizione come invalidante, una debolezza imperdonabile, una pestilenza terribile della quale sarebbe stato meglio non parlare. Non riusciva proprio a tollerare quel feroce affronto alla virilità maschile

Non riusciva a tollerare più nulla.

«Ma dai, si sa che nella maggior parte dei casi ci vuole tempo per avere una gravidanza. Non disperare, Alex. Sono sicuro che tu e Marta avrete presto un bellissimo bambino. E io sarò felicissimo di fargli da padrino. Perché io mi prenoto sin da ora, capito?»

Gli occhi di Alex si riempirono di lacrime, tant'è che le ricacciò indietro con grande fatica. Aveva un nodo in gola e non era nemmeno sicuro di riuscire a parlare. «Grazie del sostegno, Gil», si limitò a dirgli, comunque grato del fatto che avesse come amico un uomo generoso e non meno fidato.

«Grazie a te per avermi fatto questa confidenza. Sai che sarò sempre dalla tua parte.»

«Anche io», mormorò Alex. Se possibile, l'affermazione di Gilberto lo fece sentire ancora più in colpa. Ma era giusto parlarne prima con Marta, tra l'altro poteva anche non farle piacere che rendesse nota la sua condizione all'amico – sempre che avesse mai avuto il coraggio di confessarglielo, ovvio.

«Dai, ti lascio lavorare. Domani verresti al Piper per brindare alla mia nuova vita da scapolo? Se proprio devo farmi del male, vorrei farlo insieme al mio migliore amico.»

Alex tornò a sorridere. «Andata. Ci vediamo davanti al bar verso le diciassette, okay?»

 

*

 

Non era stato semplice riprendere le fila del lavoro dopo la telefonata di Gilberto. Sua moglie Marta sarebbe rincasata tra pochi minuti e lui non vedeva l'ora di fiondarsi tra le sue braccia. E pensare che per settimane aveva rifiutato anche il più semplice contatto da lei. Scosse la testa. Aveva sbagliato ad allontanarla. Certo, lei non aveva dato peso alla cosa e per sua fortuna non l'aveva presa troppo sul personale, ma se al posto di Marta ci fosse stata un'altra? Non voleva nemmeno pensarci. Non erano stati poi così rari i casi in cui un matrimonio o una relazione si sfasciava a causa della sterilità di uno dei due partner. Quella scoperta poteva gettare fango anche al più solido dei rapporti, spingendo ad allontanare i membri della coppia, anziché unirli. D'altra parte, la sopravvivenza a una simile sfortuna dipendeva in larga istanza dal carattere, il sentimento reciproco poteva non bastare. 

Alex spedì l'articolo prima che potesse cambiare idea e richiuse il laptop. Non era poi troppo convinto di aver fatto un ottimo lavoro, ma per questa volta era disposto ad accontentarsi, conscio comunque che le fonti raccolte si avvalevano di una concreta veridicità. Tornò in soggiorno e si distese sul divano, attendendo il ritorno di Marta. Quando usciva di casa, alle volte, temeva che non sarebbe più tornata. Che avrebbe ricevuto mille avances e chissà quante altre proposte indecenti. Sbuffò, sconsolato. Non si era mai preoccupato di cose del genere, si fidava ciecamente di Marta. Cos'era cambiato?

Tutto.

Un consistente cumulo di paranoie cominciò a farsi strada nella sua mente. Magari Marta non lo avrebbe trovato più virile come un tempo, e questa cosa lo disturbava enormemente. Forse, alla lunga avrebbe preferito altro. Non che la reputasse una donna superficiale, era anzi molto profonda, colta e non meno intelligente. Ma l'insicurezza che lo ammantava era davvero forte e gli prospettava visioni non proprio piacevoli. Eppure, quello che aveva appena pensato era stato prontamente smentito da lei, che faceva modo e maniera di mantenere un contatto più o meno intimo con il marito. Di cosa aveva paura, esattamente?

Non sapeva rispondere. Tanti erano i dubbi, le maledette incertezze che, da quel momento in poi, avrebbero scandito la sua vita.

La porta del soggiorno si spalancò poco dopo. Marta sorrise immediatamente al marito e lui si alzò, andandole incontro. L'unica certezza a cui poteva appellarsi era proprio Marta. Le diede di sfuggita un bacio sulla guancia e le tolse dalle mani una busta contenente il necessario per la solita cenetta a due.

«Come ti senti?» gli chiese lei, seguendolo in cucina.

«Ti dispiace se ne parliamo dopo cena? Vorrei sapere com'è andata a te, piuttosto.»

«Tutto bene. Il lavoro procede a meraviglia e mi sta dando soddisfazioni.»

«Mi fa piacere», rispose lui, cominciando a mettere un po' di carne sul fuoco. Cercò di mantenersi tranquillo e aiutò Marta a preparare la cena. Appena si sedettero a tavola, Alex prese tra le mani il telecomando e si apprestò ad accendere la televisione, ma la consorte gli bloccò dolcemente il polso. «Perché non cerchiamo di parlare un po' di più?» gli propose, incrociando il suo sguardo.

Alex annuì e non oppose resistenza, contrariamente alle altre volte in cui, pur di non mostrarsi debole agli occhi di Marta, aveva cercato di fare l'indifferente soffrendo in solitudine. «Va bene», le rispose. «In realtà, mi ero ripromesso che avrei preso io l'iniziativa, ma...» Scrollò le spalle.

«È tutto a posto», rispose lei, stringendogli la mano.

Alex scosse il capo. «Mi dici come fai?»

«A fare cosa?»

«A essere così comprensiva con me. Sei perfetta. Non sbagli un colpo. A differenza mia...» sibilò, abbassando lo sguardo.

«Per me è naturale, Alex. Io ti amo alla follia. Sarei disposta a tutto per te. Con te ho scoperto cosa vuol dire alzarsi la mattina ed essere, nonostante tutto, felice di averti accanto. Ho scoperto il senso della vita.»

Ad Alex tornò il magone. «Vuoi farmi piangere? No perché sai, in questo periodo ho la lacrima facile, ti avverto.»

Risero entrambi per un momento.

«Per me sarebbe un onore piangere insieme a te. Confidami le tue paure, tesoro. Sono qui per questo. E  comunque... non devi rimproverarti niente.»

Ad Alex tornò un po' di coraggio e, con esso, anche un po' di appetito. Trangugiò un pezzetto di carne e la moglie lo seguì a ruota. Per un po' si guardarono soltanto, immersi nel silenzio. Un silenzio ricco, però, di un forte significato. Stavano parlando senza parlare. E, a quanto pareva, riuscivano a capirsi alla perfezione. Non erano mai stati fan accaniti del linguaggio non verbale, ma in alcuni momenti non c'era niente di meglio che lanciarsi in sguardi carichi di un affetto e ammirazione profondi.

«Tutto squisito», disse Alex, allungando il braccio verso Marta. Si strinsero la mano. La guardò per un istante e poi si decise a cogliere l'invito della moglie. «Non ti ho mai chiesto cos'hai provato quando... quando hai scoperto che io te non avremmo potuto... sì, insomma...»

«Per me è stato un duro colpo, tanto quanto lo è stato per te. Ma non ho sofferto tanto per me stessa, quanto per il fatto che tu avresti sempre voluto un bambino. A differenza mia.»

«Sai, quando mia madre è morta, ho giurato a me stesso che un giorno avrei costruito una famiglia tutta mia. E che per i miei figli ci sarei sempre stato, a differenza di papà. Certo, gli ho sempre voluto bene, ma da quando la mamma se n'è andata è diventato sempre più distaccato e mi sono sentito tanto solo. Se a vent'anni non ti avessi incontrata, non so cos'avrei fatto. Soltanto un anno prima l'avevo persa e... ho sentito il mondo crollarmi addosso. Non è stato facile ricominciare.»

Marta partecipò al suo dolore con viva commozione e altrettanta sorpresa. «Non conoscevo questo particolare di tuo padre. Perché non me l'hai mai detto?»

«Non volevo influenzarti, tutto qui. Ci conoscevamo da poco e io avevo un disperato bisogno di sentirmi amato, però non ho voluto usare la mia condizione come arma per conquistarti. Volevo essere scelto per i miei meriti», le confessò, leggermente imbarazzato.

«Tesoro, tu mi hai conquistata sin dal primo momento. Penso di essermi innamorata di te non appena ho incrociato i tuoi occhi. E la luce speciale che emanavano è stata come una calamita, per me. Hai sofferto molto, ma questo non ti ha impedito di dimostrare quanto vali. Nulla avrebbe potuto allontanarmi da te.»

Alex sorrise, triste e felice nel contempo per le parole di Marta. «Per me è stato lo stesso, un colpo di fulmine in piena regola. Ma ora come ora... non vedo più nessuna luce. Il mio sogno, il nostro sogno, non si esaudirà mai. E pensare che Gilberto crede che presto saremo genitori.»

Marta inarcò le sopracciglia. «Non capisco. Cosa c'entra lui, adesso?»

«Oggi ha chiamato per dirmi che il suo divorzio con Megan è definitivo e... ha capito che qualcosa non andava. In realtà, già da tempo sospettava che io gli stessi nascondendo qualcosa. Così... gli ho detto che stavamo cercando di avere un bambino ma che per il momento non c'è nessuna cicogna in arrivo. E lui mi ha detto di non disperare e che saremo presto in tre.»

«Oh, Alex!»

«Lo so, sono stato orribile, ma non sono proprio riuscito a dirgli la verità... lui è il mio migliore amico, è vero, però... sentivo il bisogno di parlarne prima con te.»

Marta si alzò dalla sedia della cucina e Alex fece lo stesso. Lo trascinò in soggiorno e presero posto sul divano. «Non sei stato orribile. Ma ti prego di dirmi tutto quello che ti passa per la testa. Io ci sarò sempre.»

«Lo so», rispose lui. «Ma per favore, se in qualche modo ti vergogni di me, dimmelo in faccia e—»

«Vergognarmi di te? Io sono fiera di te. Non potrei desiderare marito migliore.»

«Non mi sento degno di te da un po'», soffiò, senza guardarla.

Marta lo prese per il mento e gli scoccò un'occhiata severa. «Dopo dieci anni di matrimonio? Ma stai scherzando?!»

«Non è facile per me. Sento che la mia vita è cambiata radicalmente.»

«Se la tua vita cambia, di riflesso anche la mia, Alex. E non è sulla sterilità o su un qualsiasi altro difetto fisico che si misura l'essenza di un uomo o di una donna. Tu sei rimasto lo stesso di sempre, anche se la percezione che hai del tuo corpo adesso è diversa. Ma non per me.» Gli posò una mano sul petto, che accarezzò con dolcezza. Anche stavolta, Alex non riuscì a scacciarla e la guardò intensamente. «Ho sofferto così tanto quando hai rifiutato categoricamente di parlarmi o anche solo il mio affetto. Ti prego, non farlo più», sussurrò Marta, avvicinandosi a lui. Alex rispose al fuoco: stavolta fu proprio lui a coglierla completamente alla sprovvista, fiondandosi con decisione sulle sue labbra per assaporarne il frutto con ardore e tenerezza insieme. 

Grazie per essere quella che sei, pensò, stringendola più a sé. 

Non aveva bisogno di nient'altro.

   
 
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