Recensioni per
Tra sempre e mai (parentesi)
di blackjessamine

Questa storia ha ottenuto 39 recensioni.
Positive : 39
Neutre o critiche: 0


Devi essere loggato per recensire.
Registrati o fai il login.
[Precedente] 1 2 3 [Prossimo]
Recensore Master
12/06/21, ore 23:54
Cap. 4:

Oh mamma, ma la malinconia di questo capitolo.
Quando Homer si è svegliato, io devo dire che non ho pensato nemmeno per un momento che Ole se ne fosse andato senza di lui. Non è nel carattere di Ole, secondo me. Homer forse è il tipo di persona che potrebbe prendere e andare all'avventura da solo, ma Ole credo che vada al mare principalmente perché ci va Homer. Non sto dicendo che il mare non gli piaccia, non lo so, ma credo che Ole non si muoverebbe in un ambiente che conosce poco senza essere accompagnato da Homer. E poi alla fine è lì per stare con lui, non semplicemente per la villeggiatura o i paesaggi.

La parte del gatto mi ha fatto sorridere tantissimo, tipico comportamento da gatto, ma mi è anche piaciuto il fatto che sia diventato un escamotage per approfondire un attimino il padre di Homer e per fargli dire quella cosa importante, che a volte le persone normali fanno fatica a stare dietro a Homer e a Cecilia - che in effetti in questo sono molto simili e forse il rapporto fra i genitori di Homer assomiglia un po' al rapporto fra Homer e Ole stessi. Non credo di aver capito mai così bene la frase sugli opposti che si attraggono, fino a questo momento. Pensavo che fosse solo una frase fatta e invece non avevo mai considerato che forse dopotutto si bilanciano e si equilibrano a vicenda. Per capire questo concetto mi basta pensare a quando vedo le mie amiche e loro mi trascinano a camminare per i parchi, cosa che di mio non farei mai, ma che so che mi fa bene. Anche i genitori di Homer hanno questo rapporto che è un po' un conflitto, un po' un compromesso, un po' un bilanciarsi a vicenda: lei è sicuramente una persona attiva ed estroversa mentre lui mi sembrerebbe un tipo più riflessivo e più tranquillo. Come appunto Homer e Ole.

Mi è piaciuto molto il momento in cui sono in campagna insieme. Una fortuna che quel giorno si siano svegliati troppo tardi per andare al mare all'alba, anche se beata stamina dei giovanissimi, io con una sola notte in bianco sono uno zombie il giorno dopo e ci metto una settimana a recuperare il ritmo circadiano giusto. Invece loro sono abbastanza in forze da inforcare le biciclette e addentrarsi nelle campagne. Il modo in cui descrivi lo scenario è molto suggestivo, sembra proprio di poter essere lì, ma hai il potere di descrivere la campagna per come dovrebbe essere nell'idea romantica degli scrittori e dei pittori, non per com'è davvero: nello specifico, nel mondo reale La campagna è un bellissimo quadro si è vista da lontano ma un incubo di insetti se ti ci cali dentro. Per questo quando loro due si sdraiano nell'erba io non posso fare a meno di pensare "😱😱😱 formiiichee!!" ...ma io ho un odio per gli insetti che forse questi due ragazzi sono troppo pragmatici per condividere.

Ho trovato bellissima questa frase: "E che ha deciso di portarci Ole non perché vuole mostrare all'amico uno scorcio particolarmente suggestivo, ma perché sente che Ole appartiene a quel posto – a quelle sensazioni, a quella serenità e quella pace che sanno rimettere ordine nel cuore di Homer". È commoventissima. Talvolta si legge nei romanzi qualche frase come "sei tu il mio posto sicuro" o simili, ho sempre pensato che fossero smancerie che non avevano senso, invece questo brano un senso ce l'ha. Mi piace tantissimo come questi due si completino a vicenda.
Mi è anche piaciuto il riferimento allo sbrogliare i pensieri, come dire, per riprendere il discorso della sera prima e far capire all'altro che non è stato dimenticato. Può darsi che abbiano lasciato tutto in sospeso con quel contatto fisico che non si capisce se li abbia portati da qualche parte, però nessuno dei due rinnega quello che è successo la sera prima.
Devo dire comunque che in questo capitolo faccio un plauso a Ole per aver avuto il coraggio di parlare apertamente con Homer. Capisco benissimo che cosa intende quando dice che Homer è una forza trascinante, che lo spinge a fare anche cose che non sarebbe nella sua natura fare o che addirittura non vorrebbe fare, e io so che Homer non vuole "esagerare" ma a volte non è la singola cosa che ti porta troppo lontano dalla tua comfort zone a essere "esagerata", è la reiterazione delle piccole cose.
So che Ole non è davvero infastidito da tutte le volte in cui Homer lo trascina a fare cose che lui non avrebbe fatto ma che forse non sono poi così importanti. So che Ole ha in mente qualcosa di ben più importante, su cui tornerò tra poco. Però sarebbe anche legittimo essere infastidito per il fatto di essere sempre trascinato a fare cose, è un po' come dire che sotto sotto non sono compatibili e che Homer stia cercando di cambiarlo. Io penso che in realtà Homer voglia solo trovare una sorta di terreno comune su cui potersi muovere visto che è vero che sono due persone molto diverse, e quindi un compromesso significa incontrarsi a metà strada.
Ma per tornare alla cosa che dà fastidio a Ole, anche qui io lo capisco benissimo. È come se Homer non gli consentisse di essere triste, e non soltanto di mostrarlo, ma proprio neanche di pensarci. Se sospettassi delle cattive intenzioni in Homer potrei anche parlare di "toxic positivity", ma non credo che sia quello il caso. Credo che Homer sia onestamente spaventato all'idea di soffrire. Per Ole soffrire è consolatorio, credo, perché per le persone riflessive è sempre molto facile vedere il lato negativo della vita, e affrontarlo ammettendolo è il modo migliore per non sentirsi inseguiti dall'ansia di qualcosa che sappiamo esserci ma che non abbiamo la possibilità di guardare in faccia. Invece soffrire è facile, è come passare la lingua sul dente per capire quando inizierà a fare male.
Per Homer al contrario soffrire è qualcosa di brutto e basta, qualcosa di cui forse non ha esperienza, oppure qualcosa che per tutta la sua vita si è rifiutato di ammettere. Ad esempio, Homer potrà anche essere un genio e di sicuro questa vita movimentata e senza radici gli permette di avere moltissimi stimoli intellettuali, quindi in un certo senso gli va a genio e avrà anche formato la sua spiccata intelligenza; allo stesso tempo non ci credo che questa mancanza di radici non abbia portato con sé almeno un po' di dolore e di effetti negativi, ma forse Homer finora si è sempre concentrato su quelli positivi. Per i bambini è particolarmente difficile riconoscere che una situazione possa portare gioia e dolore contemporaneamente, e Homer non è più un bambino però non ha neanche l'allenamento mentale per sopportare questo tipo di situazioni ambigue.
Almeno, diciamo, preferisce affrontarle solo quando diventa inevitabile. Homer non vede il senso di soffrire prima del tempo, Ole trova intollerabile doversi forzare a provare solo gioia quando in realtà prova anche dolore, io lo capisco benissimo, sono il tipo di persona che a giugno è già di buonumore perché ad agosto andrà in vacanza, e ad agosto è già ansiata perché a settembre ricomincerà a lavorare. Essere incapaci di vivere il presente perché sappiamo che finirà è una specie di maledizione. È come se l'unica consolazione possibile possa arrivare solo dalla promessa dell'eternità: Ole non può essere felice con Homer, non completamente felice, perché sa che sta per finire tutto.

E può anche darsi che questo sia solo un arrivederci, ma è un arrivederci pieno di incertezze. Che significa arrivederci se non c'è alcuna certezza di quando ci si rivedrà? Sei mesi? Un anno? Due, cinque, dieci anni? E tutto questo dopo un'estate molto bella in cui ci si è salutati con un arrivederci che non preparava assolutamente al tempo variabile che si sarebbe dovuto trascorrere separati...

È carino il finale in cui c'è questo riavvicinamento tra loro. È carino che alla fine li danno insieme e che si appoggino l'un all'altro, anche se mi sembra sempre come cercare di costruire un castello di sabbia appena prima che arrivi l'alta marea. Bello sul momento, inutile nel lungo periodo.

Io spero che non passino anni prima che questi due si rivedano comunque 😢

Recensore Master
12/06/21, ore 13:18
Cap. 6:

Eccomi qui, sempre in ritardo, ma sempre emozionata.
Quanto sono belli.
(No, dai, questa volta voglio provare a scrivere una recensione sensata e ordinata!)
Dicevo.
Ecco, dicevo che in realtà credo che questo sia, ad oggi, il capitolo più intimo di questa storia nonché quello che mi ha comunicato più di tutti l'idea di una svolta nel rapporto tra i due. Non sono sicura di riuscire a spiegarti quanto mi abbia emozionata il momento in cui Ole parla di sua madre, però credo che tutto l'essenziale lo abbia detto tu quando hai citato quel bozzolo, che non è di Ole o di Homer, ma è di entrambi, è un insieme (e qui devo ammettere che la mia mente è volata a Rhopalocera - Sursum Corda e alla lenta e meravigliosa evoluzione scandita dalle tue parole in poesia).
Hai sempre scritto che Ole quando è con Homer è se stesso e che Homer si è sempre impegnato perché Ole fosse a suo agio, e qui trovo che questo concetto si sia concretizzato nella maniera più bella possibile, perché Ole tanto geloso di ricordi e dolore, tanto restio a esternare le emozioni più intime, non solo si lascia andare a una confidenza importante con la voglia di abbracciare emotivamente Homer così come l'amico abbraccia lui rendendolo partecipe di vita, famiglia, ricordi, ma lo fa nel momento in cui – lo intuisce – Homer ha stranamente bisogno di una conferma, una rassicurazione, di una vicinanza che deve necessariamente essere di più.
Ole tende la sua mano e questo per me significa tutto, e ho idea che significhi tutto anche per Homer, che felice di essere parte del loro bozzolo sembra dimenticare la pioggia da cui s'è fatto percuotere, i piedi bagnati forse a ricordargli l'acqua del mare che ha lavato via gli imbarazzi, il timore di aver osato troppo e di aver potuto rompere gli equilibri in negativo – questo Homer è anche quello di altre tue storie, quello che trascina Ole a casa sua senza il coraggio di dirgli di avere un figlio, quello che china lo sguardo quando Ole afferma secco che a lui un figlio non sarebbe mai potuto capitare ed entrambi sanno perché; insomma, è sempre e solo il tuo Homer, anche se in un contesto diverso, con meno freni forse, ma pur sempre con quei piccolissimi timori incastrati nei suoi sorrisi splendenti, perché con Ole o va tutto bene o lui perde la bussola.
Alla fine, quando appare il sorriso delle occasioni perfette, mi è parso che tutto andasse al suo posto, che fosse tutto davvero perfetto, e adesso sembra non restare altro che abbandonarsi l'un l'altro in questa parentesi infinita che abbraccia un sempre e un mai. Non so quale sarà l'evoluzione prossima, cosa deciderai per loro (anche se tenere a bada un Homer tutto contento credo ti sia impossibile XD), ma so che mi emozionerò tanto, perché questa storia è proprio fatta di emozioni, bellissima.
Niente, ancora una volta ti ho scritto una recensione che recensione non è, ma confido che ormai ti sia abituata. Insomma, queste pagine sono bellissime e io non posso che aspettare paziente il seguito.
Un grande abbraccio (a te e ai koala)!

Recensore Master
09/06/21, ore 18:44
Cap. 6:

cara Blackjessamine!

Prenditi pure tutto il tempo che vuoi per il prossimo capitolo, perché questa bellissima storia merita e merita di essere scritta con tutta la cura e la pazienza del mondo. Detto ciò, io la definirei la quiete prima della tempesta per tanti motivi. Anzitutto, per la pioggia, che in una storia estiva fa comunque sempre pensare alla fine della bella stagione e di quella sospensione dal tempo che l’estate rappresenta. Homer e Ole sono apparentemente a un bivio del loro rapporto, tanto che scelgono volutamente di riempire il loro tempo nella neutralità che solo la famiglia così particolare di Homer sa offrire. Ole appare, in questo contesto, incredibilmente integrato, come se fosse lì da sempre, come se non fosse semplicemente un ospite, ma quasi la propagazione di Homer stesso. Un membro della famiglia.

La scena della coperta è estremamente importante non solo perché si conclude in modo dolcissimo con i due ragazzi che dormono insieme <3, ma anche perché Ole riesce, tra i denti, a fare una confidenza che associa il gesto buffo e divertente di Homer con un presunto ricordo d’infanzia. A rendere quest’ultimo struggente sono tanti elementi. Il fatto che Ole sia a disagio nel parlarne e che non ne voglia mai parlare, la crudeltà del suo destino (perdere la mamma a pochissimi anni, una tragedia), il fatto che, razionalmente, non sappia dire davvero se ricorda oppure no, un dettaglio estremamente umano e struggente, fanno di questo capitolo un importante tassello affinché due amici possano vivere qualcosa di più. Nel contesto scolastico, infatti, Ole e Homer parlano eccome. Sono amici. Eppure, in questa campagna italiana indicata solamente con l’iniziale puntata del nome, c’è spazio anche per dell’altro – per una confidenza/confessione che, sicuramente, a Ole costa moltissimo.

Persino la scelta della coperta non appare casuale, ma contribuisce a creare un ambiente. Viene utilizzata quando si approssima l’autunno e anche nel colore presenta le tipiche sfumature autunnali dell’arancio e dell’oro. Come se non bastasse, è qualcosa di confortevole, vecchio e caldo e tutti questi elementi contribuiscono a renderla “facente parte della casa”. Per concludere, anche questo capitolo mi è piaciuto moltissimo: in attesa di un aggiornamento, prometto che andrò a sbirciare tra le mille cose che mi mancano del tuo profilo!
Un abbraccio,
Shilyss

Recensore Junior
06/06/21, ore 15:03
Cap. 6:

Ciao! Ho aspettato con ansia questo capitolo: sai quanto mi piaccia questa storia, così lenta e sinuosa.
Ho trovato semplicemente stupenda la descrizione della giornata di pioggia che spezza la monotonia della routine estiva e ti costringe a trovare altre strade e altre vie.
Mi sembrava di essere con Homer sul balcone a osservare quel mondo fradicio e malinconico.
Mi ha ricordato, per certi versi, quella sensazione di fresco e mistero che mi regala la “Pioggia nel Pineto” di D’Annunzio.
Poetica la scena della coperta, delicata, ma forte allo stesso tempo.
Mi hai dato una bruttissima notizia dicendo che il prossimo sarà il penultimo capitolo, perché quando ti innamori vorresti che sia per sempre.
Prenditi tutto il tempo di cui il tuo animo avrà bisogno per percorrere l’ultimo tratto di questa storia meravigliosa.

Come sempre incantat*.

Recensore Master
06/06/21, ore 00:35
Cap. 3:

E finisce così? No sul serio, finisce così il capitolo? T_T
MA CHE DIAMINE. E scommetto che il prossimo capitolo inizia con uno stacco temporale alla mattina dopo, e che questo momento di intimità rimarrà lì sospeso in quel limbo fra "sono amici" - "hanno un rapporto platonico" - "c'è del pre-romance". Perché è la loro maledettissima vita, la loro stracazzo di adolescenza, che è sospesa in questo limbo. Non è il capitolo, sono LORO. Ole e Homer, due adolescenti che si dicono tutto e non si dicono davvero tutto, che forse non sanno manco loro cosa vogliono, e in questo sono davvero molto adolescenziali e li descrivi benissimo.
Ma a parte il finale del capitolo, provo a ripartire dall'inizio.
La parte in cui a Homer dispiace di non aver conosciuto Ole durante l'infanzia è tenerissima, molto vera, sfido a non essersi mai sentiti così. Ma è un rimpianto che alla fine non ha ragione d'essere, perché spesso le amicizie dell'infanzia finiscono in nulla, quello che ci univa da piccoli non ci unisce più, si prendono strade diverse, e nel frattempo si riesce a litigare per cose da marmocchi portandosi dietro ruggini che impediscono all'amicizia di protrarsi nell'adolescenza. In un certo senso nell'infanzia ci si creano aspettative sui nostri amici che poi vengono deluse (perché crescendo si cambia) e il peso di queste aspettative deluse impedisce di vedere l'altra persona per come è, di vederne i veri pregi, di conoscerla come si conoscono gli adulti. C'è un tempo per ogni amicizia e il tempo della loro è "dall'adolescenza in poi".
Poi, la questione Eloise. Lo so che tu cerchi di renderla antipatica, ma in realtà io provo compassione per questa ragazza. E' chiaro che ci sta provando con Homer e io trovo profondamente ingiusto che le "chiacchiere leggere" di Homer siano percepite come "quello che ci vuole", mentre le chiacchiere leggere di Eloise siano fastidiose. Alla fine è sempre un parlare di nulla, quello che cambia credo sia l'aura della persona che parla, il suo modo di porsi verso gli altri. C'è una spigolosità fra Ole ed Eloise e non so se entrambi siano completamente consapevoli del perché, a me pare che entrambi vogliano Homer. In che modo Ole lo voglia, è poco chiaro, perché si può essere gelosi e possessivi anche verso gli amici, non solo verso il proprio innamorato.
Homer che *finalmente* capisce cosa vuole Eloise, forse merita un applauso. O forse no. Madonna se arriva lento il ragazzo. E come al solito, dannati confusi ormoni adolescenziali che lo fanno restare contento di quelle attenzioni, sebbene nemmeno lui sappia cosa voglia perché non mi sembrava molto preso da Eloise.
La questione della discoteca è più tricky. Ho un carattere simile a quello di Ole quindi mi lancerò nelle ipotesi:
1) Pensa che Homer ci voglia andare e non vuole essere quello che lo trattiene, e/o
2) Vuole dimostrare che può uscire dalla sua comfort zone, e/o
3) C'è un enorme elefante nella stanza e non ne vuole parlare, teme il silenzio di restare da solo con Homer dopo quello scambio di sguardi con Eloise e la sua carezza, quindi vuole andare in discoteca perché è un luogo che ti assorda con la musica e gli stimoli; sa che finirà in un angolo a fare da tappezzeria ma spera che riuscirà comunque a non pensare, come un astemio che per una volta decide di ubriacarsi anche se sa che starà solo male.
Non mi viene in mente altro.

Paradossale che il vero riavvicinamento si abbia proprio quando entrambi si rompono le palle della discoteca e tornano a casa, e quel silenzio diventa di riconciliazione e non di disagio. Una riconciliazione che però non è completa, e si completa solo quando chiacchierano a letto, con Homer che tenta di nuovo la tattica delle chiacchiere leggere, ma poi non tanto perché non parla del più e del meno; parla di loro due, e del loro rapporto. Di come in un certo senso vorrebbero leggersi nella mente a vicenda. Ho trovato bellissima l'immagine dei pensieri che sono aggrovigliati e, se si tenta di districarli, si spezzano. E' una cosa che sento moltissimo mia, la sento quando penso a una storia o a un'argomentazione e mi accorgo che potrei tracciarla come un brainstorming con collegamenti a raggera, non come una esposizione lineare. Ed è già una concessione, perché pià che una raggera sarebbe un casino di linee che si sovrappongono per concetti che si intersecano e che sono legati agli altri in modo non lineare. Un po' come la mappa dei mezzi pubblici cittadini. Se anche la mente di Ole è così, Homer l'ha descritta benissimo.
E quella timida ammissione di Ole, che Homer soffia già via la polvere dei suoi pensieri? Maaa in che modo, che avrà voluto dire? Com'è che Homer spazza via i pensieri (in eccesso?) di Ole? Con le sue chiacchiere, o con la sua sola presenza? Con il suo esempio di approccio alla vita? Non lo so, ma quando Ole ha detto quella cosa io li ho classificati come "estremamente shippabili" e ho provato sentimenti contrastanti verso il letto di Homer che è così ampio da poter ospitare due persone. Da una parte, male, perché non consente ai due ragazzi un contatto fisico senza dover rischiare di esporsi (e si sa, che rischio è rovinare un'amicizia per un'attrazione non corrisposta); dall'altra parte, bene, perché se sti due non vengono costretti a esporsi non lo faranno mai!
Ma in tutto questo, le loro strade comunque si separeranno presto, quindi a che serve che scoprano di provare qualcosa? Cambierà solo il modo in cui si lasceranno...

Recensore Veterano
02/06/21, ore 08:53
Cap. 3:

Buongiorno, eccomi di nuovo qui, su questa storia, con grande piacere.
Questo capitolo è intriso di una malinconia disarmante: per quello che è stato, per quello che non sarà, per quello che è.
L'inizio ha un'atmosfera familiare estremamente calorosa, con quei ricordi di bambino davanti alla schiuma che riaffiorano in una maniera così prepotente da mescolarsi con il presente di Homer che, non solo, avverte questa dolcezza di ciò che è stata la sua infanzia ma, con quel buffetto di schiuma, è un po' come se volesse mostrare ad Ole quel tempo perduto che, purtroppo, i bambini che sono stati non potranno mai vivere insieme.
L'arrivo di Eloise mi ha fatto stringere i denti, come ad Ole XD Caspiterina se è decisamente invadente quella benedetta ragazza ed è palese come Ole e lei si siano annusati a vicenda: Eloise è gelosa del legame che Homer ha con Ole e lo dimostra con quella sua lingua lunga e maligna e Ole, beh, direi proprio che non ama l'interesse che lei dimostra per quel suo amico tonto che bellamente non si accorge di quanto sia questo interesse e, anzi, ci sguazza pure un po'. Per questo l'ho capito un sacco quando ha accettato quella proposta di andare a ballare come un sfida e sia stato tutta la sera a lanciare occhiattacce come una fidanzata arrabbiata (se mi passi il termine) che l'altro recepisce ma un po' ignora perché ehi, stare al centro dell'attenzione è troppo figo. 
Ma quello che prova Ole è così lampante e il sentimento che ha per l'altro lo travolge perché, potrà anche stare lontano da tutti i vulcani del mondo per sicurezza, ma non si rende conto di averne uno nelle immediate vicinanze che con quei suoi lapilli talvolta lo ferisce ma basta la spettacolarità della sua luce per dimenticarsi il dolore e perdonare tutto. E, allo stesso tempo, Homer un po' lo si ama e un po' lo si odia perché non pensare alle conseguenze - mai - rischia di fare più danni che la grandine. E il pezzo a letto, in piena notte, con quel discorso su chi ce l'ha più lungo (il cervello), quella posizione di assoluta protezione di Olé che man mano si sgretola, portandolo ad allungarsi al fianco dell'altro e quel soffio che, l'animadelimortaccidiHomer, avrebbe sciolto anche un pezzo di ghiaccio dell'Antartide è veramente da fiato sospeso e trepidazione. 
Ma nell'aria già c'è sentore di separazione e mi immagino che stiamo ritornando prepotentemente nel tuo di canone e che, dopo questa vacanza, non ci sarà il ritorno di Homer al loro collegio e io non posso che stare male per Ole, per Homer no ú_ù perché lo so già che stanotte ha lanciato il sasso ma domani ritrarrà la mano. Per cui la domanda è... Mi farai ricredere? 
I riferimenti a CMBYN, lo sai, io me li perdo tutti quindi non mi accorgo di quale filo tu stia seguendo, quel che è certo è che come descrivi tu questo rapporto sospeso in quel che non si dice mi soddisfa enormemente anche se mi fa un po' soffrire. 
Come sempre, non posso che ringraziarti delle piacevoli letture che sai regalarmi.
Ti auguro una buona giornata e, spero, a presto!
Cida

Recensore Master
31/05/21, ore 12:02
Cap. 5:

Allora, non so cosa ne uscirà da questa recensione, te lo dico, perché Homer ha fatto ammattire anche me (povero Ole!).
Credo sia palese che il nostro Pollyanna sia un po' tanto entusiasta in queste pagine, e lo è sempre di più di capitolo in capitolo – davvero, questa vacanza gli ha dato alla testa, non capisce più niente!
Ora, scusa-Homer-sai-che-ti-voglio-bene, non può comportarsi così! Qui rischiamo che Ole faccia i bagagli prima del tempo e fugga (no, non è vero, per fortuna a lui un residuo di razionalità è rimasto!), oppure sia inaspettatamente lui a fare qualcosa di concreto, che dia un nome, o almeno una forma, a questo sfiorarsi continuo e ambiguo.
Scherzi a parte, se c'è una cosa che differenzia questa storia dalle altreche hai scritto su di loro, è senza dubbio la tensione continua e soprattutto palese: in altri racconti hai sempre preferito giocare più con le maschere, qui invece – forse complice anche il contesto dettato dall'AU – le maschere crollano con più rapidità e fanno largo a questa tensione tra i due che è evidente e bellissima, e io non vedo l'ora di scoprire se e quando esploderà dove li condurrà.
Non mi aspettavo per niente che un gelato potesse avere quei risvolti, ma soprattutto non ero pronta a un gesto così esplicito di Homer (credo di aver imitato senza volere l'espressione attonita di Ole!). Ed ero pronta a esultare, sul serio, ma poi il nostro Landmann decide di farsi prendere dalla paura e fermarsi – sul serio, io a Homer voglio bene, ma per tutti i koala (!), cosa si aspettava da Ole? È normale che il poverino si sia pietrificato, avrebbe dovuto fare trentuno dopo aver fatto trenta (sì, stravolgo a mio piacimento i modi di dire!). Mi rendo conto che Homer ti stia facendo penare, il suo entusiasmo è fuori controllo (il tuffo a mare è stato provvidenziale, a proposito)!
Cercando di tornare almeno un pochino seria – altrimenti questa recensione sarà senza capo né coda peggio di tutte le altre che ti ho scritto –, mi piace sempre tanto come riesci a far emergere il mondo interiore dei tuoi personaggi. In particolare, gelato (e gelataia – ma quanto è carino Ole tutto geloso?) a parte, il momento della cartolina è stato di un'intensità dirompente, perché un gesto così semplice racchiude in realtà un mondo, il loro mondo. Homer non gli scrive che poche parole, parole che saranno però in grado di rievocare i momenti che stanno vivendo, di dirsi ti sto pensando, di ricordare a entrambi quanto sia forte il loro essere insieme e quanto nessuna lontananza potrà mai frantumare il loro rapporto – sono insieme anche se lontani, mi è parsa questa l'intenzione che ha convinto Homer a spedire all'Ole del futuro la cartolina.
Arrivando invece al momento in cui abbandonano la solitudine per unirsi agli altri, per dare tempo a entrambi di fare i conti con quel gesto intimo che hanno condiviso, ti confesso che ho un po' tremato quando gli altri ragazzi hanno fatto allusioni – come Homer, ho temuto che avessero intuito la verità e che volessero farsi beffe dei due, invece no, sono solo impressioni superficiali di conoscenti che in fondo non sanno nulla e non hanno capito niente.
Tuttavia, non sono sicura di poter dire lo stesso di Eloise: Eloise è attenta, osserva tutto ciò che le interessa (e Homer le interessa parecchio) e in questo capitolo è emersa ancora una volta la poca simpatia che nutre per Ole e la voglia che ha di metterlo in difficoltà – ecco, mi sono chiesta se lei invece abbia intuito tutto o in parte e se questa eventuale intuizioni possa creare imbarazzi futuri. Devo dire anche, però, che parlando di questo tipo di imbarazzi non sono certa di riferirmi soprattutto a Ole, perché se c'è una frase che mi ha colpita di questa fase del capitolo è senza dubbio quel "Io non le ho mai dato retta" di Ole non so, l'ho appuntata e la conservo per i prossimi capitoli.
La conclusione è meravigliosa, perché ancora una volta descrive un passo in avanti tra i due, ancora una volta si ritrovano nonostante tutto e tutti, loro stessi in primis, e sono entrambi a casa se si sfiorano e se soprattutto riescono a isolarsi dal mondo intero – in fondo, il loro mondo è tutto lì, incastrato tra l'uno e l'altro.
So di essere ripetitiva con i miei complimenti, ma amo davvero tantissimo questi personaggi e sono felicissima che tu stia scrivendo questa storia, perché se tu scrivi io posso conoscerli sempre un po' di più e godermi racconti meravigliosi.
Un abbraccio!

Recensore Master
25/05/21, ore 17:19
Cap. 3:

Ciao mia cara <3
Non starò nemmeno qui a cercare di giustificarmi di questo ritardo, sono stata veramente pessima e l’unica cosa che posso fare per rimediare è cercare di sforzarmi a mettere in fila due parole che abbiano anche un senso – risultato che comunque non sono in grado di garantire.
Del resto, che ci posso fare se con questi due signorini tu riesci sempre a ridurmi il cuore a uno straccetto spiegazzato? Già solo alla storia del postino avevo una voglia matta di piangere, però tutti gli irrisolti di Ole da qualche parte devono pur provenire, e sicuramente una madre scomparsa in tenera età e un padre con il quale era difficile parlare e avere un qualsiasi tipo di rapporto hanno scavato a fondo nell’animo del ragazzo, gettando radici profonde e amplificando all’inverosimile la sua insicurezza. Anche se. Questa volta ha saputo tirar fuori le unghie, come si suol dire, mettendo Homer stesso con le spalle al muro, un po’ come a dire “io ti voglio bene, ma magari è ora che apri gli occhi e ti accorgi di determinate situazioni anche tu”. Perché il punto è che a Ole non sfugge niente: Homer sarà anche il suo raggio di sole personale, potrà anche tendere continuamente a lui come, proverbialmente, fa il girasole, ma allo stesso tempo è ben consapevole di quel che gli sta succedendo intorno. E Ole, da cosa derivi tutto l’interesse di Eloise Pearson nei confronti di Homer (e per contrasto, l’avversione verso lui stesso) lo ha capito benissimo. Homer invece lo intuisce (vagamente), ma non ci si sofferma, non lo vede, semplicemente non lo concepisce o non vuole pensarci, perché è comunque una cosa che sbaraglierebbe gli equilibri, e lui, in bilico su quel filo sottilissimo che si è venuto a creare tra lui e Ole è, per il momento, intenzionato a rimanerci. Perché noi lo sappiamo chi è il vero interesse di Homer, lo sa anche lui, ma ammetterlo - a sé stesso, sostanzialmente – è tutto un altro paio di maniche. Il punto è che dall’altra parte c’è Ole, che a un certo punto tira fuori l’orgoglio – che è un tratto ben marcato del suo carattere, ché timido e riservato non sono automaticamente sinonimi di “dimesso” – e in qualche modo lo spinge a prendere una decisione, seppure su una cosa all’apparenza senza tanta importanza come andare a ballare (per poi non ballare affatto, tra l’altro). Alla fine, almeno in questo caso, le cose si sbrogliano da sole, perché i due si trovano come sempre in sintonia e non hanno nemmeno bisogno di parlarsi per capire che è giunto per loro il momento di andarsene. Mi piace il modo in cui crei questa tensione fra di loro, che è un filo sottilissimo che li unisce e in determinate occasioni li strattona ma poi li porta di nuovo a camminare insieme, a muoversi allo stesso ritmo, a pensare sulla stessa lunghezza d’onda.
Se Ole è quello che rimugina, Homer sembra essere (in realtà la mia è quasi una certezza) tra i due quello che maggiormente si lascia spingere dall’istinto: e la chiusa finale del capitolo ne è un esempio lampante. Nella mente del giovane Landmann credo si siano srotolate in un lampo tutte le possibili implicazioni del suo gesto, eppure lo compie lo stesso, perché non ci possono essere distanze tra lui e Ole, non durante questa vacanza, non mentre vivono degli attimi che entrambi sanno non torneranno mai più (… e sappi che a questo proposito mi riterrò fortemente delusa se non sarà previsto qualcosa di simile a “I luoghi dello spirito” alla fine di questa storia).
Se la piega che prenderà la faccenda è quella che immagino – ovvero, quella suggerita proprio da CMBYN – da qualche parte mi dovrò pur attaccare nel frattempo per non morire di dolore, no?
A presto cara, scusa ancora per il ritardo <3 Ti mando tanti complimenti e un grandissimo bacio :*
Alla prossima!

padme

Recensore Master
24/05/21, ore 14:59
Cap. 2:

Buongiorno cara, eccomi qui per continuare la lettura di questo progetto che ho cominciato la volta scorsa. Tu lo definisci un capitolo breve che non dice niente, nelle note, e io penso invece che una storia abbia bisogno anche di questi “niente” che riempiono spazi vuoti e che aiutano a comprendere certe dinamiche affettive che ci sono tra i personaggi. Hai scelto una ambientazione molto bella per questa estate, affollata certo come la casa dove i ragazzi soggiornano, affollata anche nelle spiagge a ore più plausibili, eppure questi due ragazzi riescono a ritagliarsi un momento di mondo tutto per loro, dove nessuno esiste e nessuno può vederli, giudicarli, disturbarli. Insomma, un mondo votato a loro che si prendono tra le mani, e ne approfittano a piene energie e pieni polmoni.
Il tutto ha dei toni pastello come colori di fondo, piccoli grigiori, una luce particolare che sta sospesa prima e dopo il giorno, in quel momento dove solo il rumore del mare accompagna le parole dei due ragazzi. Sono amici, si vogliono bene, si cercano eppure si trattano ancora con una certa “delicatezza” fatta di inesperienza forse, e poi invece sospesi nell’acqua e nel cielo trovano qualcosa da condividere, su cui ridere e vivere come i piedi nella sabbia ancora fredda, i corpi in acqua salata ancora vuota, e le menti libere a cercare i primi chiarori di un nuovo giorno. I vestiti bagnati e la sensazione di sentirsi congelare valgono la pena, lo so io e lo sanno anche loro, perché hanno recuperato un pezzetto di vita privata solo per loro, mentre il resto del mondo dorme. Il tutto è scritto con tatto, come a non voler bruciare le tappe, mi passa attraverso la spensieratezza di un’età in cui tutto cambia e mai è immutabile, dove ci si conosce, ci si scopre, dove si costruiscono i migliori ricordi. In questo capitolo ho percepito colori, suoni e odori familiari, luci mutevoli, sorrisi gridati al mare e sensazioni lasciate libere. Il testo è molto pulito e corretto in ogni sua parte, evocativo e fluido, ed è stato un vero piacere continuare la lettura. Alla prossima cara, buon lavoro e buona ispirazione! :3

Recensore Master
23/05/21, ore 16:48
Cap. 5:

cara Blackjessamine!

Ma perché le ore scorrono così rapide? Possibile che sia già domenica? Ebbene sì e in questa strana giornata di primavera – ventosa e piuttosto grigia – leggere di Ole e Homer immersi nella piena estate italiana è stato tonificante. La scena della cartolina è bellissima, perché è un mix di molte cose differenti. È romanticissima l’idea di mandare un messaggio che viene scritto in un momento condiviso (sono insieme) ma verrà recapitato e letto solamente quando questo presente diventerà un ricordo (se dolce o amaro lo dirà il tempo e il tuo buon cuore). Però – e questa è una cosa che ammiro moltissimo della tua scrittura e caratterizzazione – sebbene sia un momento romantico e struggente, è anche intriso di divertimento, perché Ole si trova a fungere da reggi cono gelato e da scrivania sotto il sole. E siccome stiamo parlando di due adolescenti, è tutto estremamente naturale e realistico e ce li fa amare molto, molto di più.

Ho apprezzato anche l’idea di rendere i compagni di calcio come un’unica entità astratta su cui spicca solamente Eloise con le sue trame. Ole e Homer sono una diade che non ingloba altri personaggi. Ci sono loro e c’è il mondo e persino le domande su una scuola lontana ed esclusiva vengono viste come un’ingerenza di un qualcosa che appartiene ai due ragazzi. Homer, generalmente, è quello della coppia che sembra meno riflessivo e più naif, abituato a vivere col suo peso del suo carisma. Si trattava, però, di una concezione che non è del tutto vera quando si legge, come in questa che col prossimo capitolo esce ufficialmente dalle minilong (** eddaje), prevalentemente il suo punto di vista.

Quando chiede a Ole se è felice, quando è preso dallo slancio di mandare una cartolina che fissi un particolare momento, quando racconta della cotta infantile per la gelataia, quando si distrae durante il gioco perché teme che Eloise possa dire o fare qualcosa di negativo a lui e a Ole – lei inconsciamente secondo me ha ben capito che è lui è il suo rivale – Homer mostra la sua paura, la sua tensione, che deve spezzare anche con una domanda come quella sugli occhiali. C’è, tra questi due, un equilibrio che sembra sempre sul punto di spezzarsi e che me li fa amare. E non vedo l’ora di leggere ancora di loro <3, anche se no, non ti sto mettendo alcuna fretta <3 XD
Un abbraccio e a presto (perdonami per il ritardo, ma certe settimane sono buchi neri)
Shilyss

Recensore Master
22/05/21, ore 17:15
Cap. 2:

Eccomi! Che carino questo capitolo, per la maggior parte è molto... relatable. Anzi direi in tutto tranne nella parte "dormire è uno spreco di tempo", ma no, ma che fai Homer, dormire è la cosa piùbbella del mondo... vabbé, so' giovani, lo posso capire, hanno tante energie.
Relatable, è il fatto che Homer non voglia mettere i suoi vestiti nel baule che puzza di vecchio (ne ho anche io uno così alla casa in campagna, lol, è vero quella puzza penetrante non la levi) e anche il fatto che pensi "ma sì, Ole è un amico, possiamo condividere tranquillamente l'armadio" perché hanno quel grado di confidenza.
Relatable, è Ole che non disfa la valigia; non lo faccio nemmeno io ahahahah, a meno che non abbia vestiti lunghi che necessitano di essere appesi, ma è un problema che gli uomini di solito non hanno.
Relatable è il desiderio di godersi la beata solitudine e il silenzio dell'ora che precede l'alba, quando il cielo inizia a rischiararsi e resti lì a chiederti quand'è che il sole farà capolino stracciando la notte e dando il via alla frenesia del giorno.
Relatable è la soddisfazione di saper trovare una spiaggetta così isolata da essere privata, ricordo che anch'io una volta a Chiavari da bambina riuscii a trovare quella che probabilmente è l'unica spiaggia sabbiosa di quella parte della Liguria, nascosta dietro una lunga fila di scogli, e sarà stata una robetta 2x2 m per farti capire ma era il mio segreto e il mio tesoro; ancor meglio raggiungere un posto del genere al mattino presto. La sensazione di essere i primi e gli unici, per quel giorno o forse da diversi giorni, a metterci piede. Non c'è niente di peggio che arrivare in una spiaggetta isolata e trovarci già gente; anzi, è peggio essere dall'altra parte, essersi alzati prestissimo per conquistare la spiaggetta isolata e poi vedertici arrivare altra gente.
Per fortuna a loro non succede e questa cosa fantastica che è la loro amicizia, che mi sembra un sistema chiuso, in qualche modo contagia anche il mondo esterno e la loro privacy non viene interrotta.
La loro amicizia è davvero molto bella, ed è perfettamente comprensibile anche da chi non ne ha sperimentata una simile.
Relatable, infine, è il disagio a nuotare dove non tocchi. C'è sicuramente anche un vecchio meme sull'argomento, appena arrivi dove non tocchi (anche di pochi cm) immagini subito squali, mostri marini, correnti che ti allontanano dalla riva. Non c'è niente di più bello che stare dove tocchi, dove immergi i piedi, dove stai seduto nell'acqua e hai comunque le spalle fuori. Se riesci a tollerare la sabbia che entra nel costume, ovvio.
Vabbè non sono una accesa amante del mare, perché penso sempre "sabbia negli anfratti, sale che si appiccica, poi puzzo di mare, capelli che diventano stoppa", ma posso capire chi invece lo ama.
Ma... bagni di mare in Inghilterra? Che cuore! Da italiana non ci riuscirei mai, l'acqua deve essere un brodo oppure la giornata deve essere molto molto calda, oppure non se ne parla XD

Ma visto che sono tornati a casa che il sole era già alto, nessuno si è preoccupato per loro? Lasciare un biglietto magari?

Recensore Veterano
20/05/21, ore 16:49
Cap. 1:

Ciao cara!
Conosco il film ma non ho letto il libro, ma sento che è un'altra storia, con punti in comune e tanti altri tuoi originali, quindi di questa mancata lettura non ne sento il vuoto.
La prima cosa che ho amato e il senso di soffocamento iniziale, di tutta la parte del capitolo in cui Homer è con Eloise. Le frasi, il ritmo, la scelta delle parole ti fa percepire nettamente il caldo soffocante di un primo pomeriggio estivo nell'assolata pianura padana, ma anche il senso di oppressione di Homer al pensiero dell'arrivo di Ole. Hai descritto perfettamente Homer, e mi ci sono rivista un po' tutta perchè anch'io sono così: una finta estroversa. Una che è sempre solare, sta bene in mezzo agli altri e addirittura spesso è la motrice del gruppo, ma che in realtà si sente più a suo agio da sola, con i propri pensieri e senza la corazza che porta di solito. L'hai descritto benissimo, davvero.
E poi mi è piaciuto moltissimo anche, come attraverso i ricordi e gli occhi di Homer, scopriamo non solo Ole, ma anche i suoi genitori, che non sono stati sicuramente personaggi rilevanti in questo capitolo, ma il cui influsso sul carattere e la vita di Homer si capiscono in ogni riga.
Comunque questa Eloise quanto mi sta antipatica secondo te? Io quel genere di persone sempre in caccia dell'ultimo pettegolezzo da smerciare poi a qualcun altro come argomento di conversazione non le sopporto proprio.
Alla prossima: è stato un piacere passare di qua.
Bea

Recensore Junior
19/05/21, ore 23:53
Cap. 5:

Conto le parole che separano i nostri eroi e vorrei che finissero presto, ma poi mi rendo conto che questa conturbante tensione vorrei non finisse mai. Fino a quando è lecito tirare la corda, prima che si spezzi? Bellissimo e sensuale capitolo, morbido e greve come certi infiniti pomeriggi estivi che mi sono rimasti appiccicati addosso e nei quali è bello rifugiarsi di tanto in tanto per ricordarsi com'era tutto intenso a quell'epoca. Vorrei scappare indietro e godermi ogni istante, ma c'è un tempo per tutto, no?
A presto demonio tentatore.

Recensore Veterano
18/05/21, ore 23:16
Cap. 2:

Buonasera!
E’ vero, questo capitolo è un pochino più corto dei soliti a cui mi hai abituato ma non per questo è stato meno godibile perché è caratterizzato da un senso di pace e serenità che non può che fare bene alla mente e all’umore. D’altra parte, non è che deve sempre succedere qualcosa, a volte è bene anche fermarsi un attimo a respirare l’aria fresca di questa mattina che Ole e Homer cominciano a vivere ben prima dell’alba. E sai che ti dico? Io ho enormemente apprezzato questo momento solo loro, dopo quella cena intima senza ospiti, senza Eloise o chi altri, solo loro, solo la famiglia e, lo ammetto, ho fatto anche un po’ una ola interiore nel vedere finalmente Ole “rubare” la camera e il letto a Homer, nonostante abbia cercato in tutti i modi di spiegare che non fosse necessario (quanto mi è piaciuto il pensiero di Homer che dedica ad Ole, sul fatto di non sentirsi mai abbastanza importante da meritare attenzioni particolari) e poi quella sveglia all’alba, la corsa e l’arrampicata alla spiaggia, i giochi con l’acqua, quelle piccole sfide verbali, sono state assolutamente meravigliose e hanno portato con sé un sacco di nostalgia per la mia infanzia (sebbene io non mi svegliassi all’alba manco morta XD). Il mare sa essere un ottimo amico ma anche tradire all’improvviso ed è bene non abbassare mai la guardia, soprattutto se abbiamo imparato a nuotare in piscina ma non per questo il mitico Homer, che non sbaglia mai, può evitare di concedersi bagni in solitaria nonostante la paura inculcata da sua madre, mi fa morire e soprattutto mi fa morire (e anche un po' irritare) la faccia di bronzo con cui dice un secondo dopo l’esatto opposto di quello che ha detto un attimo prima, facendola passare come la cosa più naturale del mondo XD
Comunque ben si percepisce come i due ragazzi covino sotto all’accogliente coperta dell’amicizia sentimenti ancora più profondi, è sottile come quelle parole di quanto Homer sia perfetto anche quando fa cose stupide che Ole si lascia scappare sul bagnasciuga; come la curiosità di Homer di conoscere meglio Ole al di fuori di quell’uniforme scolastica con cui l’ha sempre conosciuto e che lo porta a frugare impaziente nella sua valigia senza che lui se la prenda; come l’incapacità dei due ragazzi di dormire per non rischiare di perdere nel sonno momenti preziosi di quel tempo circoscritto che hanno a disposizione, che gli fa pensare di avere dalla loro solo e non ben sei settimane da passare insieme.
Sì, decisamente questo piccolo scorcio che ci hai mostrato mi è molto piaciuto perché, al solito, sai dipingere queste scene con uno stile molto delicato che fa parlare i sentimenti tramite le azioni, lasciando da parte le parole.
Concludo dicendo che, nonostante questo nuovo capitolo non dia adito a niente di tutto ciò, io non so bene il perché ma sento nell’aria questa vaga presenza di una vagonata di angst che si sta per abbattere su di me… ci sapremo dire se è un sentore che sarà veritiero oppure no XD
Ti rinnovo i miei sinceri complimenti.
Alla prossima
Cida 

 

Recensore Master
10/05/21, ore 19:29
Cap. 4:

Ciao!
Arrivo sempre troppo tardi a recensirti, nonostante mi precipiti a leggere, e mi spiace davvero tantissimo. Però arrivo sempre, ormai lo sai.
E in realtà non so bene cosa scrivere in questa recensione, perché – come ormai accade sempre più spesso – Ole e Homer riescono a comunicarmi una marea di emozioni e a trascinarmi nel loro mondo che è fatto di attese, speranze, condivisioni e addii. Un mondo retto su un equilibrio precario che però si rivela essere sempre straordinariamente in grado di tenerli uniti e non farli precipitare l'uno lontano dall'altro.
Questo capitolo è un po' così, un po' un equilibrista: un po' traballa e un po' rinsalda il legame, un po' fa sentire l'eco della separazione e un po' si culla in quel per sempre mai pronunciato né scritto, ma che sembra essere il filo rosso del rapporto tra i due protagonisti.
Questa storia è un po' la rivincita di Homer (!), che riesce a rubare spazio all'emotività di Ole per farci scoprire la sua. Stai facendo davvero un lavoro meraviglioso con lui, mostrandoci il lato più fragile di questo personaggio che è sempre apparso immune a molto – ma mai a Ole. Il suo smarrimento al risveglio, quel timore pressante di aver osato troppo e di aver allontanato Ole, ha rischiato di far smarrire anche me: nonostante a differenza di Homer sia sicura dei sentimenti nutriti da Ole, so quanto sia complesso per quest'ultimo non fuggire e affrontare le proprie emozioni.
È stato bellissimo ritrovare Ole assieme al papà di Homer, impegnato con quel gatto che proprio non sopporta Homer (saggio gatto, insegna i tuoi segreti alle Eloise e allontanale dal nostro koala tonto!), così come è stato bellissimo vedere il sollievo di Homer, la sua voglia matta di ridere e abbracciare Ole – ha proprio ripreso a respirare!
Non c'è niente da fare: in qualsiasi universo tu voglia collocarli, questi due sono calamite e si perdono senza l'altro accanto: bussola e porto, sempre, sono nati per indicarsi l'un l'altro la via. E non immagini quanto ami il fatto che le loro caratterizzazioni e la loro dinamica siano così salde da non vacillare mai, ma reiventarsi sempre e riuscire a emergere ogni volta, in qualsiasi racconto, che sia prosa o poesia. Sono proprio i tuoi personaggi.
Ovviamente, ho amato il loro dialogo solitario, e come sempre Ole è riuscito a sorprendermi con la sua sincerità spiazzante: parla poco del suo mondo interiore, ma quando lo fa è lapidario e disarmante nella sua totale onestà. È un addio? No, è un arrivederci, Homer ha ragione, ma fa comunque malissimo, perché ancora una volta si impone quel loro essere tutto senza avere il tempo materiale di viversi.
La cosa bella, e realistica, della dinamica che hai costruito per loro è che vanno avanti sempre e comunque. Nonostante ci sia un sentimento, nonostante si manchino persino quando sono l'uno accanto all'altro, hanno delle indoli fondamentalmente indipendenti e volitive che li spingono a sopportare la mancanza e inseguire i loro sogni – se Homer avesse anche solo provato a rinunciare, sono certa che Ole gli avrebbe dato dell'idiota.
E poi, forse dentro di loro lo sanno (Ole un po' meno, lo ammetto, ma lui non è certo il nostro Pollyanna!), che in un modo o nell'altro, prima o poi, il tempo di ritrovarsi arriva ogni volta.
Insomma, credo di aver messo in fila parole su parole senza essere riuscita a cogliere davvero il punto, e mi spiace perché di nuovo ti scrivo una recensione che non è all'altezza della tua storia, ma con questi due non riesco a fare altrimenti. Spero che almeno sia chiaro quanto ami anche questa storia e quanto mi sia piaciuto questo capitolo (che sarà anche solo la prima metà di quello che avevi in mente, ma è comunque bellissimo).
Un abbraccio, a presto!

[Precedente] 1 2 3 [Prossimo]