Storie originali > Fantasy
Segui la storia  |       
Autore: dragun95    03/08/2022    0 recensioni
Le Terre dimenticate, sono un luogo ostile e molto pericoloso. Tanto che anche la Chiesa se ne serve per esiliare
chi ritiene un eretico o le creature troppo pericoloso.
Ma in questo luogo vive anche una delle razze Ancestrali. Giran è un membro dei Brashak che da tempi antichi vivono
in quelle terre, per lui la vita è un semplice tiro di dadi. Ma quando la sua tranquilla routine viene interrotta, sarà costretto
a scendere a patti con i suoi rimpiatti e affrontare il suo passato.
Genere: Azione, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: Contenuti forti, Violenza
Capitoli:
 <<  
- Questa storia fa parte della serie 'The Thorn Cronicles'
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
CAPITOLO 10
 
 
L’aria si era fatta ancora più rovente, di certo non per il sole, dato che era notte fonda. Ma dal fumo e le fiamme che stavano invadendo le Terre Dimenticate pareva di essere finiti all’inferno.
 
Giran mosse la testa per rimuovere il sudore dalla fronte. Intorno a se poteva sentire i ruggiti dei draghi mischiate a quelle dei guerrieri del Clan. Strinse la presa sulle corna e con tutta la sua forza sbatté a terra la testa del drago prima di fargli eseguire una violenta torsione.
Nell’aria si udì il suono di ossa rotte che vennero però sovrastate dai suoni della battaglia.
 
Si voltò vedendo alcuni dei suoi compagni che schiacciavano a terra due viverne di fuoco mentre altre volteggiavano in cielo avventandosi contro i draghi della sabbia.
 
-Giran dietro di te- gli gridò un altro membro del Clan. Lui batté il piede innalzando la sabbia alle sue spalle colpendo la bocca di un drago della sabbia facendogli chiudere la mascella. Il giovane gli saltò sulla testa per poi spiccare un salto verso l’alto aggrappandosi al ventre di una viverna.
Affondò gli artigli nel suo addome sentendolo ringhiare di dolore e abbassò la testa per osservare l’intruso.
 
“Oh, cazzo” pensò vedendo il rettile aprire la mandibola per sputargli addosso una vampata di fuoco. Quando un’oggetto molto veloce gli trafisse la testa uccidendolo sul colpo. Il corpo del rettile precipitò e il moro si staccò cercando di pensare a come atterrare.
Per sua fortuna una colonna di sabbia si formò sotto di lui. Dovette solo usare gli artigli per aggrapparsi e scivolare fino a toccare terra.
 
-Che accidenti stai facendo Giran, il deficiente? Smettila di dare spettacolo, non è il momento!- lo riprese ringhiando Hireza con le mani sporche di sangue. La Matriarca alzò la gamba assestando un calcio ad una viverna di fuoco che voleva morderla.
I simboli sul suo corpo brillavano di viola scuro, mentre portò indietro il braccio assestando un pugno all’addome del rettile. Che venne sbalzato indietro dalla forza del colpo.
 
La donna spostò lo sguardo verso il suo allievo che innalzò un muro di sabbia per bloccare un soffiò di fuoco proveniente dall’alto.
 
-Sono troppi- gli grido e la viola dovette dargli ragione. Il suo popolo si era trovato tra l’incudine e il martello. Con la migrazione delle viverne di fuoco attraverso le Terre Dimenticate e quella dei Draghi della sabbia che erano nella stagione riproduttiva.
Pensò che Gaia ce l’avesse con loro, se si erano ritrovati in mezzo alla lotta tra quelle due specie di draghi. E considerando che non sopportavano la loro razza, le cose si mettevano male.
 
-Dobbiamo uscire da questa situazione- un urlo attirò l’attenzione del moro. Questo si voltò vedendo sua madre a terra.
 
-MADRE-
 
-Vai da lei- non se lo fece ripetere due volte. Scattò verso la viverna che aveva intrappolato sua madre e colpendo il terreno creò dalla sabbia una formazione che colpì il fianco del rettile. Approfittando di questo saltò in avanti usando gli artigli per squarciare il collo al drago.
Un grande fiotto di sangue uscì dalla ferita mentre il rettile faceva qualche passo indietro prima di cadere a terra.
 
-Stai bene mamma?-
 
-Si…ma dobbiamo andare dalle tue sorelle- rispose rimettendosi subito in piedi e raggiungendo le altre donne che si erano raggruppate per proteggere i bambini. Intorno a se gli altri adulti stavano combattendo contro il resto dei draghi. Mentre la seguiva, sua madre lo afferrò di colpo e tirando verso di se un’istante prima che una vampata passasse dove si trovava un’istante prima.
Ringhiò per il calore alla spalla, mentre Niraja creava un muro di sabbia per proteggere se stessa e il figlio.
 
-Giran, tutto bene?- guardò preoccupata suo figlio che era stato preso di striscio dalle fiamme. Lui annuì trattenendo un ringhio.
 
-Si non è niente…Maestra- gridò vedendola circondata da un drago della sabbia e una viverna di fuoco. I due rettili le giravano intorno come a decidere chi di loro avrebbe fatto la prima mossa. Il suo istinto gli disse di correre da lei per aiutarla, ma Hireza glielo negò.
 
-Giran, resta li e proteggi gli altri- lui ringhiò osservando sua madre che stava andando verso le altre per proteggere i giovani. Il Brashak la guardò per poi osservare la sua maestra indeciso su cosa fare.
Una parte di lui gli diceva di ascoltare cosa la sua Matriarca gli aveva detto, ma il suo istinto gli gridava di andare ad aiutarla.
 
In quel momento di distrazione non si accorso del nemico alle sue spalle. Fu il grido di sua madre a riscuoterlo, giusto in tempo per evitare il morso e mettersi al sicuro. Ma non aveva previsto la spazzata di coda che lo colpì con violenza al volto.
 
Rimbalzò sulla sabbia iniziando ad avere la vista sfocata. Provò a mettersi in piedi ma le sue braccia sembravano non reggere il suo corpo facendolo finire a terra. L’ultima cosa che vide prima che diventasse tutto nero era il deserto di notte illuminato dal fuoco con le ombre della battaglia che infuriava.
 
 

 
 
-Giran sei sveglio?- riaprì gli occhi di scatto non sapendo dove fosse. Sbatté le palpebre per ricordare tutto.
Era partito quella mattina con la nave da caccia per aiutare la Cittadella a procurarsi i sostentamenti e doveva essersi appisolato. Alzò gli occhi trovando il volto di Tosak a fissarlo.
 
-Si…mi ero solo appisolato- gli rispose strofinandosi gli occhi, cercando di dimenticare che cosa aveva appena sognato. Avrebbe di gran lunga preferito un incubo agghiacciante, piuttosto che un ricordo del passato.
Si avvicinò al parapetto della nave poggiandovi sopra con tutto il suo peso e mettendosi a scrutare la sabbia.
 
-Tosak…per caso tu hai qualcuno fuori dalle Terre Dimenticate?- l’orco lo guardò piuttosto sorpreso di quella domanda. Lui sembrò pensarci sopra.
 
-Prima di essere esiliato, avevo una moglie. Ma è morta quando quelli della Chiesa hanno attaccato il mio villaggio e mi hanno catturato- il Brashak lo guardò per poi abbassare lo sguardo.
 
-Scusa…non volevo, riportarti alla mente brutti ricordi-
 
-Tranquillo. Il dolore sparisce, ma lentamente- ammise lui sconsolato. Il moro non poté che capire come si sentisse, dato che anche lui aveva provato il suo stesso dolore.
 
-Percepisci qualche drago della sabbia nei paraggi?- sviò infine il discorso, aveva altro a cui pensare. Come preoccuparsi che la nave non subisse un’attacco. Uno solo di quei lucertoloni era sufficiente a mandarla in mezzi.
Il Brashak si sporse dalla balaustra scrutando la sabbia e annusando l’aria, alla fine scosse la testa. Nessun drago nelle vicinanze almeno per ora.
 
-Ehy, ci serve aiuto per scaricare la pastura- li chiamò un membro dell’equipaggio. I due si avvicinarono ad un paio di barili che erano sul ponte aprendone uno, il tanfo intenso che proveniva era prodotto da un miscuglio di bacche e interiora lasciata a fermentare.
 
-Ha un odore terribile!- l’orco si tappò il naso. Non riusciva a capire come facessero alcuni animale ad andare ghiotti per quella schifezza. I due sollevarono il barile e versarono il contenuto fuori bordo per gettare l’esca.
 
-Dimmi, Pacifica ti ha ancora infastidito?- lui lanciò un’occhiata alla navigatrice che al momento si trovava al timone.
 
-Se intendi infastidirmi con le minacce di morte, No. Se intendi infastidirmi sull’avere informazioni sul mio popolo, allora Si- da quando Maya aveva iniziato a condividere le sue scoperte con la rossa, questa aveva iniziato ad investirlo di domande.
 
-Se devo essere onesto. Non credevo sarebbe finita così- ammise e anche l’altro dovette dargli ragione –Comunque cosa ti ha chiesto ultimamente?-
 
Il moro strappò il coperchio di un barile per poi rovesciare la pastura sul ponte della nave. Era un modo per attirare ulteriormente le prede verso di loro, anche se togliere il tanfo poi sarebbe stato uno sporco lavoro.
 
-Voleva sapere del periodo della “Decadenza” e la nostra faida con i draghi- era su questo che Pacifica lo stava assillando. Di sapere del perché odiasse così tanto i draghi.
 
-Si in effetti, questa cosa non è tanto chiara nemmeno a noi. Perché vi odiate così tanto?- tutti all’interno della Cittadella conoscono l’odio reciproco che c’era tra i draghi e i Brashak. Ma solo poche persone tra cui Maya e Ajarys sapevano effettivamente il motivo dietro a ciò.
 
Giran prese un altro barile versandone il contenuto all’esterno della nave per poi appoggiarsi al parapetto. Forse parlarne non era una cattiva idea.
 
 
 
 
-Sai cos’è la Decadenza?-
 
-Più o meno- non sapeva con esattezza cosa fosse, a parte che riguardava la distruzione del Grembo di Gaia. Nel momento in cui divenne le Terre Dimenticate.
 
-In parole povere è quando tutto ha iniziato ad appassire e morire- sospirò, ricordando di cosa gli raccontavano gli anziani della sua tribù –Il Grembo di Gaia, era un luogo dove nessuno aveva un territorio e ogni creatura non pretendeva il dominio di una parte di esso. Ma qualcosa cambiò…tutto iniziò lentamente ad appassire e morire…come se Gaia ci avesse voltato le spalle- era restio a parlare in quel modo della sua dea, in molti avevano creduto che avesse voltato le spalle al luogo che lei stessa aveva creato. Altri che fu a causa di uno scontro tra lei e un’altra divinità. La questione era molto dibattuta e divisa.
 
-È ciò avrebbe causato l’odio tra le vostre due razza?- annuì.
 
-Quando il cibo iniziò a scarseggiare, le creature che restarono dovettero far ricorso ad ogni risorsa per sopravvivere. E una delle maggiori fonti di carne erano gli antichi draghi- i primi draghi erano la primissima e antica razza di draghi, completamente bianchi. Da cui si sarebbero poi separate le altre specie che sarebbero nate nei secoli avvenire.
 
-Sfortunatamente anche noi per loro eravamo una fonte di cibo. Ciò portò le nostre razze un tempo neutrali a scontrarsi per millenni. Con il risultato che l’odio dei nostri antenati si è trasmesso di natura alle generazioni successive- ora tutto aveva un senso. Si trattava di un odio nato dagli albori e continuato fino al presente.
Come un virus che si trasmette da generazione a generazione.
 
-Lasciamo perdere questa roba deprimente. Spero di prendere qualcosa di buono-
 
-Non hai avuto un boccone di carne di drago?- era sicuro che la carne del drago che aveva ucciso sarebbe andata a ruba. Anche perché senza il suo aiuto la Cittadella non sarebbe riuscita ad uccidere un drago adulto.
 
-Si! E devo ringraziarti, era squisita!- al sorriso dell’orco nella sua mente riapparve una scena della sua infanzia. Di quando aveva portato a casa la sua prima preda e le sue sorelle più piccole che lo ringraziavano con dei sorrisi stampati in volto.
 
-In avvicinamento…dietro di noi verso ovest- sentendo l’avvertimento del mozzo sull’albero maestro tutti quanti si misero in posizione. Chi non era addetto alle vele si armò si arpione e si mise davanti al parapetto della nave.
 
-Pronto alla pesca?- gli chiese Tosak lanciandogli un arpione. Il Brashak guardò quello che per lui era uno stuzzicadenti in metallo e annuì. Dalla sabbia iniziarono a saltare fuori dei pesci dal corpo sinuoso e le squame dello stesso colore dell’ambiente. Avevano delle pinne simili ad ali membranose che usavano per balzare e planare per brevi distanze.
 
-Puntate- gridò il capitano mettendosi in modo da lanciare l’arpione non appena i Flysand fossero stati più a portata.
 
-Lanciate- tutti lanciarono gli arpioni colpendo alcuni dei pesci attirati dalla pastura. Alcuni invece si lanciarono sulla nave e l’equipaggio dovette spostarsi per non essere trafitti. Quando saltavano fuori, le teste appunta avevano lo stesso effetto di una lancia che veniva scagliata.
 
-Oggi abbiamo pesca grossa!- affermò l’orco tagliando la testa di un Flysand che era saltato sulla barca. I pesci attirati dall’esca stavano saltando a bordo e non restava altro che finirli con un colpo secco alla testa.
 
-Occhio a non danneggiare troppo la nave Tosak- gli gridò Pacifica tenendo il timone. L’orco sbuffò come se non lo sapesse.
 
-Non è la mia prima pesca rossa! Non vedo l’ora di gustarmi questi pesci alla griglia o in una zuppa. Tu cosa preferisci Giran?-
 
-Ti dirò preferisco la ricetta classica di mia madre. Flysand essiccato sotto al sole- gli rispose alzando di scatto il braccio e prendendo al volo uno dei pesci. Subito dopo aprì la bocca azzannandolo mentre era ancora vivo e strapparne un pezzo –Ma ammetto che non mi dispiace nemmeno mangiarlo crudo!-
 
L’orco fece una smorfia, anche se aveva mangiato carne cruda quando non poteva cuocerla. Veder mangiare un qualcosa mentre era ancora vivo era troppo anche per lui.
Mentre continuavano la pesca, la mente del Brashak era ferma sul Picco fossilizzato. Dopo la battuta di pesca sarebbe andato a fargli visita. Come faceva ogni tanto.
 
 
 
Keila si trascinò sulla sabbia che si era tinta col suo sangue. La Felinx ghepardo strinse la sabbia sentendo il vitale liquido rosso scorrere fuori dal suo corpo.
Una lancia gli aveva trafitto il fiancò e forse gli aveva anche distrutto un rene. Strinse i denti cercando di allontanarsi di lì.
 
-Che cazzo ci fanno loro qui!- un’altra lancia affondò nella sua schiena facendola gridare di dolore, mentre un bastone accalappia umani gli bloccò il collo.
 
-L’abbiamo bloccata- dissero i due che tenevano la donna immobilizzata. Erano due cavalieri che presentavano una croce rossa al centro del petto. Si trattava dei Crociati, il braccio armato della Chiesa.
 
-Lasciatemi andare pezzi di merda- ringhiò la Felinx, quando qualcuno dietro di loro parlò.
 
-Che linguaggio volgare per una femmina!- i due cavalieri si voltarono, mentre una persona si avvicinava con al seguito un altro piccolo gruppo di una decina di persone o poco più.
L’uomo che sembrava il capo indossava un’armatura in argento con sopra con sul petto una croce color oro invece che rossa. Dietro svolazzava un lungo mantello rosso e a nascondergli il volto c’era un grande elmo chiuso ornato ai lati con delle ali d’angelo e una croce rossa incisa sopra.
 
-Ma dopotutto cosa mi aspetto da una bestia come te- la croce d’oro sull’armatura era il segno che si trattava di un comandante dei Crociati: un Templare.
 
Allungò la mano afferrando il volto di Keila per far in modo che lo guardasse negli occhi. Maledisse quella dannata rossa, se non gli avesse tagliato la coda sarebbe stata in grado di scappare. Ma senza di essa aveva difficoltà a correre bene.
 
-Ora se vuoi che ti lasciamo andare, dovrai rispondere alle nostre domande. Hai per caso visto un elfo arcano passare di qui?- gli domandò gentilmente il comandante, lei in risposta gli sputò in faccia macchiandogli l’elmo.
 
-Con tutto il rispetto comandante Dario. Non credo che questa Eretica senza cervello, possa darci informazioni!- disse l’unica figura femminile del gruppo di Crociati. Keila ringhiò offesa.
 
-Vieni a dimmelo in faccia Troia. I nostri sacri draghi vi divoreranno tutti- urlò per poi ricevere un calcio in faccia che gli ruppe il naso.
 
-Porta rispetto quando parli con chi ti è superiore, sporca eretica. Osare insinuare che delle volgari lucertole troppo cresciute siano sacre…è un’offesa contro il signore- la Felinx sputò sangue e un dente.
 
-Eppure delle volgari bestie come le chiami tu. Hanno decimato il tuo gruppo, stupido cane- Dario rimase zitto forse perché punto sul viso. Si rimise dritto mentre da dietro il suo mantello uscì fuori un braccio corazzato in metallo damasco con le dita delle mani formate da delle lame affilate.
 
-Se non hai nulla da dire, allora sei inutile!- le lame che formavano le dita si allinearono insieme formando una spada. L’arto si mosse trafiggendo Keila alla schiena all’altezza del cuore impalandola.
I cavalieri che la tenevano ferma si spostarono, mentre il braccio sollevava il corpo ormai senza vita della donna. Dario mosse l’arto lanciando via il corpo per poi con come se non fosse successo nulla, tirare fuori un fazzoletto e iniziare a pulire le lame del braccio.
 
 
 
 
 
Note dell’autore
 
Prima settimana di agosto e un nuovo capitolo.
 
Nella prima parte abbiamo un nuovo flashback su ciò che è successo al resto del Clan di Giran. Che sicuramente è stata una vera sfortuna di eventi.
Poi oltre alla battuta di pesca abbiamo anche informazioni su che cos’è la già citata “Decadenza” e sull’odio che c’è tra i draghi e i Brashak.
Infine vediamo ciò che Ajarys temeva. I Crociati sono entrati nelle Terre Dimenticate in cerca di Serse.
E facciamo anche la conoscenza dei Templari, i comandanti a capo dei Crociati. E il crudele Dario, anche se solo in una breve apparizione.
 
Con questo è tutto. Ringrazio chi segue la storia e anche solo chi la legge, vi saluto e ci vediamo al prossimo capitolo.
 
A presto
  
Leggi le 0 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
 <<  
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Fantasy / Vai alla pagina dell'autore: dragun95