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Autore: LatazzadiTea    24/01/2023    1 recensioni
La pace regna incontrastata ormai da anni nel piccolo ma prosperoso regno di Patnar, quando la notizia di un'imminente catastrofe ne sconvolge gli abitanti. E in particolar modo Madya - giovane guaritrice dotata di enormi ed oscuri poteri - che per scongiurare la completa distruzione del suo mondo sarà costretta a indagare al fianco di un eccentrico generale e un invincibile assassino.
Genere: Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Contenuti forti
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Di fronte a quell'incredibile scoperta - alla rabbia e lo sgomento di Altày, all'incredulità di Agàstia e l'apparente freddezza del principe - Madya provò una serie di sentimenti contrastanti al pensiero che le cose stessero precipitando tanto in fretta senza un come nè un perché. Una nuova minaccia? E forse, ancor più distruttiva di un'ondata espansiva? Non c'era mai stato nulla di più catastrofico sulla terra, dunque, cosa poteva esserci di peggio? A quel punto, avere la conferma di essere diversa dagli altri, per Madya non fece alcuna differenza. Certo non si aspettava proprio d'essere una figlia dell'Oltre - l'ultima, fra l'altro - che in gergo tecnico, per un normale essere umano significava acquisire poteri soprannaturali prima o durante la nascita e Dagmar - la "Moltitudine" - ne era un esempio lampante. Trent'anni prima, nel grembo materno, durante l'ultima ondata espansiva Senny aveva acquisito il dono di manipolare lo spazio e il tempo benché questo lo avesse reso informe. Anche lei doveva aver subito la stessa sorte durante i viaggi di sua madre, portandola a chiedersi perché avesse continuato a viaggiare nell'Oltre dal momento che sapeva di essere incinta. Madya continuava a non avere certezze al riguardo: nemmeno ricordava il suo volto, figurarsi quello del padre o dei suoi fratelli minori. L'unica cosa veramente impressa nella sua memoria era l'immagine di un massacro, di una bimba che piangeva e un cavaliere che, ignorandola, la guardava da sotto l'elmo della sua pesante e nera armatura, proseguendo mestamente al passo.

Erano passati dieci anni esatti da allora, eppure, nell'incontrare nuovamente lo sguardo limpido e sincero di quello stesso cavaliere, Madya capì finalmente cosa provasse per lui. La connessione che li univa non era un inganno, ma qualcosa di reale e incommensurabilmente potente benché alla fine lui le avesse mentito. Chiunque o qualunque cosa fosse - un dio oppure un demone - l'entità che infestava l'armatura aveva bisogno di un tramite per continuare a esistere, e Valkya doveva saperlo molto bene visto che lo aveva sperimentato sulla sua pelle. Grazie alle sue formidabili capacità rigenerative, il "Pallido" era riuscito a sfruttare i poteri distruttivi dell'armatura a suo vantaggio, prima di finire col barattare la propria libertà con un altro tipo di oppressione. Tuttavia, per quanto male si potesse pensare di lui, Madya sentiva di potersi fidare, dal momento che era certa che i suoi intenti fossero puri. L'aura del generale era chiara e luminosa quando si trovava lontano dall'armatura del "Celato", sebbene fosse certa che nel tempo il ragazzo dovesse aver sviluppato una sorta di morboso attaccamento nei confronti di quell'antico ed oscuro usbergo.

Tornando alla persona che l'aveva cresciuta invece, la giovane provò una sorta di profonda amarezza nei confronti del suo capo. Malgrado sapesse che persino i suoi scopi fossero giusti, l'uomo che aveva giurato di proteggerla da ogni male non aveva esitato ad esporla al pericolo. Eppure, seppur tentata dal gettargli in faccia tutti quei pensieri e quelle emozioni, Madya taque, concentrandosi invece sulla strana reazione del nobile Zamìndaro. Chiunque sarebbe saltato sulla sedia alla notizia dell'arrivo di una simile catastrofe, mentre lui era rimasto immobile a fissarla, quasi impassibile di fronte a quella perturbante verità.

"Immagino che dopo tutto il trambusto e il disturbo che vi siete presi, voi possiate dimostrarlo... In tal caso, come posso aiutare?" accondiscese improvvisamente lui.

"Un permesso di transito o un titolo di viaggio, basterebbero! O un semplice lasciapassare per Hexilo, ad esempio. Sapete benissimo che ai cittadini di Murwara è proibito attraversare le Piane senza, perciò, grazie a voi aggireremmo almeno un ostacolo..." reagì Madya di getto, illuminandosi.

"Come Dahaar del mio popolo mi sarebbe consentito dalla legge, questo è vero. Ma al punto in cui siamo, se Madya acconsentisse a seguirmi, potrei esporre la questione al giudizio di colui che temo senza dover agire alle sue spalle. Sapete che senza il suo consenso non potrei far nulla, vero?" ci tenne a precisare il nobile.

La persona in questione, quella che tutti i popoli liberi degli Zamìndari rispettavano, ma soprattutto temevano, era proprio lui, il Sovrano dell'Ombra. E Valkya ed Antarik ne erano ben consapevoli dal momento che si erano augurati di risolvere il problema senza che dovesse mai scoprirlo. Quella del "Sovrano" era una figura enigmatica, ma chiunque egli fosse, era lui a governare le Piane oltre che a gestirne i traffici e i commerci. La sua lunga ombra arrivava ovunque, incombendo sulle Piane come il nero mantello della notte avvolgeva il mondo nel suo abbraccio. Madya ebbe come l'impressione che l'uomo sapesse molto più di quanto diceva, e non solo perché era stato sorpreso a rubare importanti documenti alla gilda, ma perché, nonostante tutto, non aveva esitato ad ammettere che non avrebbe mai agito alle sue spalle.

"Dunque, state dicendo che è stato il "Sovrano" in persona a ordinarvi di derubarci, visto che non fareste mai nulla senza il suo permesso?" insinuò prontamente Antarik.

"Affatto! In quanto Dahaar del mio popolo non permetto a nessuno di accusarmi di una simile eresia..." replicò innervosito il principe, alzandosi nuovamente in piedi apparentemente alterato.

"Mi spiace dovervi contraddire mio Signore, ma è evidente che stiate mentendo! Primo, siete sudato: il respiro è irregolare come il battito del cuore anche se a quanto "vedo", non siete realmente adirato. Secondo, contraete le labbra e guardate sempre a destra quando qualcosa non vi aggrada, ma in questa occasione non avete sviato lo sgardo e vi ho visto sorridere di nascosto più di una volta mentre vi parlavo. Devo aggiungere altro?" gli contestò invece Madya, mettendolo facilmente alle strette.

"Come ha fatto a capirlo? Ho coperto il naso e la bocca per tutto il tempo a causa del fetore che sento qui dentro" non negò il principe.

"Non è insolito per un figlio dell'Oltre: Madya ha sempre avuto molte qualità mio Signore, e smascherare chi mente è una di queste. Anche se un guaritore esperto e ben addestrato, è sempre pronto a cogliere certi segnali" intervenne Antarik.

"Ebbene sì, ammetto di non essere stato del tutto sincero con voi, anzi, di non esserlo stato affatto... Ma giuro di non aver agito per ordine di nessuno, men che meno di colui che temo, poichè in realtà, a dispetto dalle apparenze, sono qui per aiutarlo..." confessò alla fine il principe.

Sebbene comprensibile, l'iniziale reticenza del nobile Zamìndaro non aveva facilitato l'arduo compito di credergli. Infatti, anziché placare gli animi, quell'assurda affermazione aveva sortito l'effetto contrario spingendo Valkya a ridergli in faccia, scatenando irrimediabilmente nell'uomo una dura reazione.

"Siete ridicolo! Vi ricordo che avete strappato un ragazzino alla sua famiglia pur di far ricadere la colpa delle vostre deplorevoli azioni sui dei Pirati delle Valli. E questo senza averci degnato di una valida ragione o del vostro nome: chi siete, e come pretendete che qualcuno vi creda?" sibilò invece Valkya fra i denti.

Non era la prima volta che succedeva: Madya lo aveva già visto accadere. L'alterarsi di Valkya fino a trasfiguarsi nei tratti che nello sguardo era un chiaro segno di possesione. Purtroppo era l'unica a "vedere" cosa stesse realmente succedendo al generale in quel momento, così, per evitare che tra i due finisse male corse giù dal letto per aggrapparsi al braccio del principe che, come Valkya, aveva già messo mano alla spada pronto a colpire. Solo lei era in grado di capire cosa tormentasse veramente il giovane "pallido", soprattutto quando perdeva la ragione e l'influenza maligna presente nell'armatura s'insinuava in lui per prenderne il controllo. Per fortuna la presenza di Altày e Antarik nella stanza scongiurò il peggio, trattenendolo dal dare il via a un duello che avrebbe generato un conflitto impossibile da sanare.

"Lasciami, ragazzina! Stà tranquilla, giuro che non gli farò del male... Uccidere il "Celato" all'interno di queste mura scatenerebbe una guerra che non ho nessuna intenzione di iniziare" aveva replicato il principe, lasciando i presenti del tutto spiazzati.

Madya ubbidì prontamente, sentendo il cuore sobbazzarle violentemente nel petto al suono perentorio di quel comando. Anche se era arrivato il momento di smettere di temporeggiare e arrivare al sodo, dovevano stare tutti molto attenti se volevano smettere di vivere nel dubbio. Sapeva che le ci sarebbe voluta ancora qualche ora per riprendersi del tutto, ed era giunto il momento di approfittarne se voleva scoprire la verità sulle ragioni che avevano spinto quello strano personaggio a presentarsi a Murwara sotto mentite spoglie. Il principe sembrava l'unico in grado di aiutarla a raggiungere le terre di confine vicine al tempio dove Valkya era stato attacato dal Tatzelwurm: la discrezione era imprescindibile se non volevano scomodare o coinvolgere qualcun altro in quell'impresa, soprattutto chi, al punto in cui erano, avrebbe potuto o voluto ostacolarli.

"Ciò che sto per dirvi dovrà restare tra noi e noi soltanto. Giuratelo! O non proferirò parola..." aggiunse poco dopo il principe, trovando per la prima volta tra i presenti, un tacito accordo.

"Il mio nome è Arthan Hexyloman Yerxa, Kaleedar - padre - del mio popolo e Sovrano dell'Ombra" affermò l'uomo, scatenando il panico.

"L-Lui... lui in... in persona? Mio dio, impossibile..." bofonchiò Madya incredula, voltandosi sbigottita verso gli altri in cerca di aiuto.

"Ebbene sì, sebbene non sia qui per darvene prova. Vedete, il mio scopo a Murwara è salvare gli eredi della mia casata dalla morte, per questo ho cercato di derubarvi. Nessuno fra i nostri migliori guaritori è riuscito nel miracolo, né i migliori medici o i più saggi degli sciamani ha capito di che male si trattasse. La vita del prossimo Sovrano dell'Ombra è appesa a un filo, e se i clan rivali lo scoprissero, l'autorità di cui dispongo in quanto tale non basterebbe a sedare conflitti e ribellioni" dovette ammettere Arthan.

Madya ci mise più di un attimo a riprendersi dallo shock, ma anche in quel caso, il suo istinto non fallì. Arthan era sincero, tutto quello che aveva affermato fino a quel momento era vero e inconfutabile, anche se ciò non contirbuì affatto a calmarla. Doveva trattarsi di qualcosa di veramente grave se un uomo potente come lui si era esposto di persona: la sorte dei suoi probabili successori doveva pesare sulle sorti del popolo degli Zamìndari in modi incomprensibili se aveva deciso di mettere a rischio tutto ciò che rappresentava. Madya cercò gli sguardi degli altri prima di aggiungere un'altra parola, anche se, grazie al cielo, fu Antarik a intervenire per primo.

"Che gli Dei mi fulminino: io vi credo! Perciò, diteci in fretta di questa malattia e quali rimedi pensavate di trovare negli archivi della nostra biblioteca" rispose il guaritore.

Arthan aveva poi spiegato di aver ideato quel piano assurdo per tenere a bada i propri principali detrattori, capi clan che da sempre mettevano in discussione il suo ruolo di "Sovrano dell'Ombra", titolo acquisito dall'uomo quando era ancora un ragazzo più per votazione popolare che per diritto di nascita. Il dubbio e il malcontento serpeggiavano fra le genti delle Piane già da tempo, soprattutto fra i clan nomadi dei Kardagh, che non avevano mai visto di buon occhio la presenza di un solo Kaleedar dei Sibir su quel trono. I Kardagh non avevano mai avuto rappresentanti ai seggi del comando, sottomessi com'erano al potere dei più numerosi e prepotenti Sibir, che scorazzano a loro piacimento sui loro territori trattandoli alla stregua di cani al guinzaglio dei padroni. Peccato che - malgrado il numero nettamente inferiore - i Kardagh vantassero alleanze ben più antiche e fruttuose con gli altri popoli delle Piane, tra cui spiccavano per numero e importanza le possenti tribù degli Olona e dei Galaarion - una sottospecie ferina molto più violenta e selvaggia della prima - con i quali era meglio non interferire mai se si voleva restare un solo minuto in più sulla faccia della terra.

"I Saggi del mio popolo cercano il Magistrum, il più antico e sacro dei grimori del cerchio dell'Almandel - fratellanza dei maghi - che fra le altre cose tratta di energia naturale, alchimia, talismani, magnetismo e magia rituale teutargica. Sarà dura da credere o da accettare, ma tutti concordano sulle origini soprannaturali della malattia, impossibile da curare se non praticando stregonerie e incantesimi..." svelò Arthan.

"Non abbiamo niente del genere nelle nostre biblioteche, l'antico cerchio dell'Almandel risiedeva a Taxila più di trecento anni fa, che come sappiamo è andata distrutta durante l'ultima e più terricante ondata avvenuta dell'Oltre" specificò a malincuore Antarik.

"Non credo che il principe cercasse il grimorio dell'Almandel a Murwara, bensì le mappature di Taxila, quelle realizzate dai nostri tracciatori poco dopo l'ondata. Perciò cari miei, sapete che vi dico, vi dico che mi sono stufata! Che ne pensate di mettere sottosopra i vecchi archivi della gilda, invece di starcene qui a perdere tempo parlando del nulla?" aggiunse Madya, stanca di sentirli tergiversare dopo essersene stata così tanto tempo buona e zitta ad ascoltare.



 
   
 
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