Il viaggio iniziava con la partenza che occorreva quasi sempre la mattina presto. La notte era una possibile alternativa, nella speranza assurda che si riuscisse a chiudere occhio, facendo passare il viaggio senza accorgersene, veleggiando nello stordimento del mondo dei sogni che finivano per essere ugualmente costellati di luci al neon e di sbuffate e prorompenti sfiammate dalle ciminiere dei petrolchimici di fronte ai quali si doveva passare.
Poi magari finiva che non chiudevi occhi ed il sogno era sempre lo stesso, ma fatto ad occhi aperti, inzuppato ed inzaccherato nella concretezza della realtà.