La prima cosa che vidi dopo essermi risvegliata, fu l’accecante bianco della stanza.
Nel tentativo di sedermi sul letto in cui mi trovavo, notai di non essere sola in quella camera. Bill, Georg e Gustav erano rimasti con me per tutto il tempo.
Inizialmente chiesi, per poi supplicarli, di dirmi che tutto ciò che era successo, non fosse stato altro che un sogno. Un incubo. Ma loro negarono tristi, confermandomi che Tom era stato davvero colpito da un proiettile.
Mi spiegarono, inoltre, che l’ambulanza aveva portato Tom in ospedale il prima possibile, perché l’emorragia non accennava a diminuire e la sua vita era in serio pericolo.
In quel momento era sotto i ferri.